Se ne è andata la scorsa settimana in silenzio, a 90 anni, dopo una vita di impegno, sacrifici. Tanti, con il piglio dell’imprenditrice e di una madre che ha dato ai figli istruzione, prospettive e soddisfazioni, senza mai riposarsi. E sì, Bice Miglionico, che ricordiamo con quanta tenacia e solerzia, tirava fino a tardi nel laboratorio di Via Tommaso Stigliani e prima ancora in via Amendola e via San Biagio, in un appartamento soprastante alla cantina del suocero, viveva lì facendo quasi casa e bottega. Un impegno quotidiano portato avanti fino alla fine, anche a casa, quando il medico le aveva sconsigliato di affaticarsi ulteriormente e i figli le avevano portato in camera il telaio, per non interrompere lo scorrere di quei fili di lana trasformati in maglie per i diversi usi. E’ uno spaccato di Bice, la magliaia di Matera, che ci ha ricordato Mariagrazia, la figlia maggiore, una seconda mamma per i fratelli minori Marianna e Michele , che l’hanno amata e rispettata apprezzandone coerenza, scelte e spirito di abnegazione per il lavoro. A confermarlo alcune sue frasi, quasi una traccia dell’esperienza vissuta, che la portavano ad andare avanti, sempre. Ai figli ripeteva di ‘’non impicciarci, di non preoccuparsi e che più oscuro della notte non può essere…’’Un invito a guardare oltre e che la vita deve continuare, con più lena di prima, probabilmente fortificata da una nota massima del Duce che “Chi si ferma è perduto’’, come avevano imparato tanti Balilla e Giovani Italiane. Del resto raccontava dei vantaggi ricevuti in quella fase della storia del BelPaese per le famiglie numerose e come papà e mamma, lei Anna Conese, avessero tirato avanti con dignità.

Bice si era formata in quel contesto e aveva le idee chiare,sin da piccola, su cosa fare, tanto da voler imparare a lavorare la lana . ‘’ Zia Lucia, signorina, e sorella di nonna Anna – ricorda Mariagrazia- le insegnò il mestiere. Aveva un piccolo macchinario in casa e non voleva che le venisse toccato…ma non aveva fatto i conti con la piccola Bice. E allora mamma, che era disubbidiente, approfittava di quando zia Lucia si recava a Messa, per fare pratica e da lì ha imparato a tessere a maglia’’. Come dire rubare il mestiere con gli occhi. Si imparava così e i più svegli facevano carriera… ‘’ Aveva sei, sette anni -aggiunge la figlia- era una autodidatta della maglieria. Mamma ha lavorato ininterrottamente per 83 anni. Lei, una settimana prima di lasciarci, ha prodotto magliette. Capi ben fatti che abbiamo a casa e che intendiamo donare alla Croce Rossa. Non voleva interferenze sul lavoro. Si occupava di tutto dall’acquisto della lana, si rivolgeva all’azienda 3B per le forniture, alla manutenzione dei macchinari e ha lavorato anche per grandi marchi italiani e fornito maglie per note aziende, a cominciare dalle aziende chimiche della Valbasento’’.
Ma non è stato facile portare avanti l’attività, soprattutto per una donna,madre e imprenditrice. E qui i ricordi vanno alle sedi dei laboratori: dall’ultimo di via Tommaso Stigliani, agli antecedenti di via Amendola a ridosso della villa comunale (dove Bice ha lavorato per 40 anni) e prima ancora in un appartamento di via San Biagio soprastante alla nota cantina ‘’ U’ ciddar dei Panz a Crdenz ’’ della famiglia Vizziello. Qui ricordi e tradizioni si incrociano, con quella consuetudine propria degli artigiani che i ‘maestri’’ tenevano a cena le maestranze nel corso di ricorrenze particolari. E Bice, che ha formato generazioni di magliaie, non era da meno. ‘’ Ricordo l’armonia di allora – riprende la figlia- e quella di mamma era l’unica azienda del settore, e quando mamma – alla vigilia dell’Immacolata con le ragazze facevano la veglia. Mio padre Tommaso, scomparso troppo presto, organizzava la cena pur di fare la consegna l’8 dicembre. Una cena a base di spaghetti alla San Giuannin e baccalà . Mamma a Matera era una istituzione ha insegnato a tantissime ragazze, che hanno imparato un mestiere e questo era importante’’

Una donna dalla tempra di acciaio, tutta d’un pezzo. Da qui la domanda inevitabile su cosa, in particolare l’avesse colpita, della sua personalità . ‘’ Mamma era molto moderna,dura ,amorevole -dice Mariagrazia. Ricordo che mi diceva ‘’ Ha ffè com’ duch ij’ ( traduzione ‘’devi fare come ti dico !) oppure ‘’mamma che pensi?ìì e lei ‘’ la criatir ho ffè com’ duchij e cioè la ragazza deve fare come dico io !’ . Era ferma nelle scelte e nelle decisioni. Poi…In una settimana se ne è andata. Era autonoma. Viveva da sola. La mattina andava qualcuno a casa, per un paio di ore, per fare alcuni servizi. Lei, infatti, si preoccupava in prevalenza del laboratorio, ragione di vita. Lei viva per l’ago…e basta. Niente fornelli ma aveva la buona abitudine di valutare se il sugo che le preparavo era ‘’giusto’’ di sale. Del resto la giornata era dedicata al laboratorio e, ricordo,quando l’attività era in via Amendola, che si alzava alle quattro del mattino per mandare avanti la produzione. Faceva una pausa per il pranzo e consumava, era comprensibile, tanto caffè . Tornava a casa intorno alle 22.00-23.00. Guai se non trovava pronto per il pranzo. Tornavo da scuola e dovevo darmi da fare. Del resto la pausa era limitata. Poi tornava subito al lavoro. Del resto ero la più grande, mentre Marianna e Michele erano piccoli. Mamma rimase vedova a 39 anni. Ci ha fatto studiare, laureare, garantendoci una buona qualità di vita. Ha fatto tutto. Ha rinunciato alla sua vita per darla a noi. Mai una vacanza. Veniva molto volentieri a pranzo , da quando mia sorella si è sposata. Mio marito Mimmo l’andava a prendere in auto e la riaccompagnava al maglificio…alle 14.30. Mai preso una medicina e mai conosciuto un medico, tranne negli ultimi giorni. Una scelta di vita. Tant’è che quando compi 80 anni contattammo ragazze di varie generazioni per la festa e disse che non si sentiva di avere 80 anni’’.

Ricordi come i tanti fotogrammi di una vita incessante, forse uguale, ma portata avanti con determinazione. Pochi diversivi. Guardava la Tv. E ultimamente seguiva le trasmissioni di Nicola Porro su Rete 4, Massimo Giletti, Giovanni Floris, Corrado Formigli su la Sette, Piero Angela con Porta a Porta su RaiUno. Programmi di attualità , che erano occasioni di confronto con il genero l’avvocato Domenico ‘’Mimmo’’ Palombella. Niente programmi leggeri e se capitava diceva ‘’ Nan s’ fesc nidd stasar…Stasera nulla di interessante in tv’’ . Canzoni nemmeno a parlarne. L’unico sottofondo musicale che ascoltava era quello meccanico dei telai. ‘’ Lei era felice così- ricorda con commozione Mariagrazia. Vivevo in simbiosi con mamma e per me è stato un trauma terribile. Se ne è andata un parte di me. Per la nostra famiglia è stata una grande perdita. L’insegnamento che ci ha lasciato è quello che attraverso il lavoro si può avere tutto. Mi ricordo una cosa. Quando studiavo avevo l’abitudine di stare sdraiata sul divano e lei guardandomi mi rimproverava con un secco ‘’ Butraun ! Nan s’ stidj assìch’’ e cioè “Pigrona, sfaticata! Non si studia cosi’’ Perché si doveva studiare stando composte, seduta alla sedia e possibilmente con il libro aperto sul tavolo. Allineati e coperti come a scuola, come la scuola di un tempo e come si doveva stare a casa, mostrando rispetto verso i genitori. Comunque negli ultimi giorni di vita aveva espresso il desiderio di vederci tutti e tre: io, Marianna e Michele. Non amava la confusione. Aveva buone relazioni con tutti. A casa non portava nemmeno l’ago. Lasciava e basta. Abbiamo avuto momenti di crisi economica. ‘’ Piu scuro della mezzanotte non può essere, prendi esempio da me’’ Nessuno ha seguito le sue orme. Le difficoltà le abbiamo, quando il mercato è cambiato con il pret a porter e prezzi di produzioni improponibili, mia madre ha commentato : ‘’ ma come fanno ?’’ .

E qui Mariagrazia ricorda sorridendo la saggezza e la risposta pronta di Mamma Bice. ‘’ Un cliente -rammenta la figlia – una volta si lamentò perché il maglioncino tirava fuori i peluzzi. E disse: ‘Signora Bice, ho sempre preso da voi le magliette e non ho avuto problemi’’ E mamma gli rispose: ‘’ Che vuole, le pecore di oggi non sono più quelle di una volta…’’ La risposta giusta, misurata e credibile. Tant’è che fu chiamata in più occasioni a tenere corsi di formazioni di settore. Aveva un occhio particolare nel memorizzare i modelli da riprodurre. Mestiere rubato con gli occhi e come i geni, le buone pratiche , della nonna che era di origine santeramane, dove c’era una grande tradizione laniera. Una imprenditrice, pioniera nel settore della maglieria, che le hanno valso tanti riconoscimenti come dimostrano le foto con l’on. Giuseppe De Gennaro, presidenti e dirigenti della Camere di commercio di Matera come l’ex senatore Franco Salerno, Angelo Tortorelli che il 10 dicembre 2013 le conferì il premio ‘’Impresa Longeva’’ per i 50 anni di attività del ‘’Maglificio Bice Miglionico’’. La ‘’magliaia’’ di Matera merita un ricordo tangibile, per quanto ha fatto come donna e imprenditrice. Giriamo la richiesta a quanti amministrano la nostra città, che ha tutto da guadagnare ispirandosi o raccogliendo l’eredità di quanti – come Bice – hanno lavorato con lealtà senza risparmiarsi.