Prete …presidente, imprenditore, ma sopratutto ”capatost” , con il Vangelo in una mano e la fede del riscatto per quanti non avevano voce nell’altra, quasi fosse un testimone di quella teologia della liberazione militante dell’America latina. Ma Pietro Dilenge, don Pierino per tanti, parroco di Aliano (Matera), non è mai uscito dal seminato dei terreni rigenerati, dopo averne tracciato il solco insieme ai giovani senza speranza di quasi 50 anni fa o ‘desperados’, se preferite il termine sudamericano e rivoluzionario di quelle terre. Anzi. Ha denunciato, con la coerenza che ne ha contraddistinto il suo operato, gli scantonamenti e i colpi bassi, ammantati di silenzi, ipocrisie, di quanti ”predicavano bene e razzolavano male”. Tanto da meritarsi sul campo l’appellativo di ” 36esimo confinato” nella sua Aliano, da prete scomodo, dove la Chiesa ufficiale degli anni Settanta avrebbe voluto relegarlo per sempre. Una storia, la sua, davvero sorprendente, sostenuta da una fede pura, fatta di poche certezze, quella di un Cristo che si era immolato sulla Croce per gli ultimi e che aveva insegnato a rimboccarsi per le maniche, per cambiare dapprima ogni singolo uomo e,insieme, una comunità. Concetti semplici, ma scomodi, e con un ”Crucifigge !” continuo da quanti non vedevano di buon occhio la coerenza di quel prete che guardava in faccia tutti e metteva in discussione il potere costituito ( politico-ecclesiale-istituzionale) per investire, allo stesso tempo, in risorse imprenditoriali e umane.

A descriverne l’operato, dal suo arrivo ad Aliano nel dicembre 1973 a oggi, passando per la costituzione delle prime cooperative, vicissitudini giudiziarie con tanto amaro in bocca, promozioni culturali e lotte a tutela del territorio, l’ultima fatica letteraria del giornalista Emilio Salierno. Un affresco entusiasmante e allo stesso tempo sofferto,della ”coerente” storia di Don Pierino Dilenge. Protagonista de ”Il 36esimo confinato. Un prete rivoluzionario nei luoghi di Carlo Levi” edito, in una elegante pubblicazione, da Gangemi editore International per la collana ” Cultura e Società”.

E il disegno di una copertina a rilievo con una figura in penombra e una ”stella” luminosa, una luce sullo sfondo dei calanchi, è il filo conduttore di una vita che ha rischiarato quella di una comunità che ha investito sui giovani – grazie al piglio imprenditoriale di don Pierino- per dimostrare che cambiare si può, puntando su tenacia degli uomini e risorse del territorio. Ma nessuno ti regala niente, perchè invidiosi, ipocriti, ”ciucci e presuntuosi” come si dice dalle nostre parti, sono sempre dietro l’angolo per colpirti alle spalle…E don Pierino lo ha provato sulla sua pelle. Non vi citeremo gli episodi, descritti nel libro, del 36° confinato di Aliano, ma una frase che inquieta e spinge, allo stesso tempo, a guardare avanti. ” Dopo di me? Forse il nulla!” , risponde il parroco e imprenditore sul campo a una precisa domanda di Emilio Salierno. Una frase che invita a più di una riflessione, sopratutto quando continuiamo a leggere e ad ascoltare gli scontati commenti di una classe politica mediocre e ipocrita sullo spopolamento e invecchiamento della Basilicata, la fuga della generazione dei trolley e dei tablet, gli investimenti dispersivi sulla facoltà di medicina a Potenza per mettere una pezza al deficit del mega ospedale regionale e il plauso, di maniera, verso giovani lucani che ricoprono incarichi importanti in Italia o all’Estero. E’ la constatazione di un fallimento di una deriva socio economico che non si arresta. Sarebbero serviti uomini coraggiosi e lungimiranti, come Don Pierino Dilenge. Se l’avessero ascoltato, anzicchè creargli problemi, la storia della Basilicata sarebbe stata un’altra….

Il 36° confinato ci lascia una riflessione, che conferma la forza delle sue idee e di quanti le hanno apprezzate. ” Una croce è una croce- conclude Don Pierino nell’ultima pagina dell’intervista,riferendosi alla croce luminosa alta 12 metri collocata al santuario di Santa Maria della Stella. Chi crede, non puo’ vederla come ostentazione o altro. Piuttosto è un richiamo alla sofferenza ed allo stesso tempo alla rinascita, rivolto a tutti per ribadire la necessità di servire, di infrangere i tabù, di essere utile e testimone di buone pratiche. Volete condannarmi anche per questo? Luigini eterni, questo siete!”. E da lassù nel paradiso ( o nell’inferno per altri) della terra dei calanchi Carlo Levi, Francesco Rosi sembrano annuire…Dal ”Confino” si può e si deve uscire.

LA SINOSSI DEL LIBRO

“Il 36esimo confinato” è don Pierino Dilenge, prete rivoluzionario, mandato negli anni Settanta ad Aliano, in Basilicata, paese che ha ospitato numerosi esiliati politici – non meno di 35, tra gli anni Trenta e Quaranta – tra cui Carlo Levi. Era il luogo più adatto ad annichilire un uomo punito per essere fuori dagli schemi della Chiesa. Lo strano sacerdote, però, assume il ruolo di Masaniello del sovvertimento sociale ed economico. Lotta contro la gerarchia ecclesiastica e i partiti politici, tiene in vita il ricordo di Levi. Occupa le terre abbandonate, insieme ai suoi giovani, e diventa un riferimento del cooperativismo italiano. Viene nominato presidente di una banca e dà vita ad una piccola guerra con la sindaca comunista. Un’attività frenetica che, spesso, lo ha portato nei tribunali per storie giudiziarie che hanno fatto parlare la stampa nazionale.
La storia di don Pierino è simile a quella di Carlo Levi: confinati perché non in sintonia con il “sistema”, ma entrambi capaci di ribaltare una condanna in occasione di denuncia e protagonismo. L’esperienza visionaria del prete-imprenditore ha consentito di trasformare una terra del dolore in un luogo che oggi è meta turistica.

LA BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Emilio Salierno è nato a Tricarico (Matera) nel 1962. È giornalista professionista e docente di Diritto ed Economia. Segue le vicende sociali, politiche ed economiche della Basilicata come redattore del quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”. È al suo secondo libro. Nel primo, “Io sono l’elemento di mezzo” (Rubbettino), ha raccontato la storia di un’influente donna cinese che opera per il dialogo tra Oriente e Occidente. Ora propone la figura di un sacerdote cattolico fuori dall’ordinario. È tra i fondatori della “International Chamber of Sisters”, associazione attiva nelle relazioni culturali con l’Asia.