Prima o poi si lasciano incombenze, obblighi, impegni, dedizioni, lavoro e servizio alla comunità di san Vincenzo de Paoli, al borgo La Martella, come don Egidio Casarola che – a bocce ferme – in quel clima particolare di riflessione che è la Settimana Santa, ci racconta quella esperienza in quel pezzo di città legato alla storia delle genti migrate dai rioni Sassi. La parrocchia è stata e resta un luogo aggregante, per tanti aspetti, di quella che è la memoria e il futuro del borgo, raccolta anche in lavori sulle opere d’arte e di arredo raccolte tra il 1987 e il 2020, pubblicati da Antezza Editore. Un’opera, una storia, un artista e tanti visitatori che continuano ad apprezzare quello scrigno di creatività custodito nel tempio. I ricordi si susseguono di artisti, visite e mostre e di opere collocate anche all’aperto o passate per l’antica chiesa di Timmari, grazie anche a figure di artisti illuminati come Francesco Paolo Di Pede, fautori di interscambi culturali che arricchiscono le comunità. Don Egidio ha saputo con lungimiranza mettere insieme uno scrigno di opere d’arte, che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria del territorio. Una risorsa che spetta a tanti concittadini farne una risorsa e un progetto da valorizzare e attuare.

2 aprile 2021

Comunicato stampa

Parrocchia S. Vincenzo de Paoli. Inventario delle donazioni e acquisizioni di opere d’arte e di arredo.
Il 30 settembre 2020 ha avuto fine il servizio pastorale di don Egidio Casarola presso la parrocchia di san Vincenzo de Paoli nel villaggio di La Martella in Matera, istituita nel 1953 dall’arcivescovo Vincenzo Cavalla (1946-1954), servizio iniziato domenica 25 gennaio 1987 e durato ben trentatré anni e otto mesi.
Per l’occasione ha pensato un inventario delle opere artistiche della chiesa parrocchiale realizzate nel 1955 e delle donazioni e acquisizioni di opere d’arte e di arredo degli anni 1987-2020 stampato negli stabilimenti Antezza Tipografi della zona industriale di Matera – La Martella.
I primi anni di parroco (1987-1998) furono spesi a ricreare la comunità ecclesiale ove avevano operato ben nove parroci dal 1953 al 1986, succedutisi anche per mancanza di stimoli pastorali dovuti anche allo smarrimento religioso della piccola comunità martellese sradicata dal suo tradizionale habitat e alla scarsa collaborazione tra gli stessi abitanti che ebbero un ulteriore scoramento con il terremoto del 23 novembre 1980 che li indusse a ripiegarsi nel relativismo,
intimismo e individualismo. La chiusura in sè stessi, l’abbandono della vita ecclesiale e comunitaria in genere, la facilità a delegare ad altri le proprie mansioni, l’abdicare con leggerezza alle proprie responsabilità avevano condotto alla conseguente perdita di identità nella famiglia, nel lavoro, nella comunità civile.

Il primo impegno fu quello di visitare la comunità, famiglia per famiglia, per cercare di amalgamarla con tanta pazienza e perseveranza, ma dovette scontrarsi con espressioni di astio di alcuni abitanti che, animati da sedicenti politicanti, occuparono le aule della scuola agraria che erano state messe a disposizione della parrocchia dall’ESAB (Ente di Sviluppo Agricolo di Basilicata) e per ovviare a ciò don Egidio ottenne dalla Prefettura di Pordenone un prefabbricato in legno in cui svolse parte del ministero pastorale fino a marzo 1998 e nel contempo a Pasqua 1993 riaprì la chiesa
consolidata dal Provveditorato ai Lavori Pubblici della Basilicata, mentre gli annessi locali furono ultimati a marzo 1998. Nei tre anni (1998-2000) realizzò la pavimentazione esterna dell’intero complesso parrocchiale. Consapevole che per la crescita spirituale della comunità non bastava la sola predicazione e catechesi, volle offrire alla comunità, nel frattempo raddoppiata e in crescita, iniziative culturali con convegni e attività di natura artistica avvalendosi della sperimentata amicizia dell’artista Franco Di Pede nella quale si unì nel 2003 l’amico Giuseppe Gatti della Shop Arte di Milano.

Tale rapporto di collaborazione portò a realizzare, nelle sale della parrocchia, le mostre permanenti “Tota pulchra”, “Santoro” e “Bodini”, a costituire all’esterno della chiesa una sorta di “museo a cielo aperto” e a valorizzare l’antica chiesa di Timmari, restituita al culto pubblico nel 2001, nonché il centro sociale di Timmari.
Auguro alle comunità di La Martella e di Timmari, prime fruitrici, di saper valorizzare e incrementare il tesoro donato e soprattutto di ricercare sempre la verità per incontrare Dio e l’uomo vivente.
Don Egidio Casarola