Dai margini a dentro, da dentro ai margini. Mappe dei cambiamenti letterari e culturali”, AA.VV., a cura d’Anna Szirmai, Endre Szkàrosi, Norbert Màtyus e Kata Szakàl, Franco Cesati Editore (Firenze, 2018), pag. 178, euro 18.00.

Nel 2016, intanto a Budapest, s’è tenuto il XXII Congresso dell’Associazione Internazionale dei Professori d’Italiano (AIPI). E questo “Dai margini a dentro, da dentro ai margini” è il volume che raccoglie gli atti, appunto, di questo seminario; gli scritti contenuti nella pubblicazione sono di: Francesco Della Costa, Adriana Cappelluzzo, Sara Murgia, Endre Szkàrosi, Anna Szirmai, Agata Pryciak, Dénes Màtyàs, Tamara Tòròk, Màcia de Almeida, Elis Deghenghi Olujic, Nicolina Gunjevic Kosanovic, Andrijana Jusup Magazin, Laura Nieddu, Antonia Luketin Alfirevic, Patrick Cherif (la maggior parte dei quali, si noterà stranieri).

Allora, invece che approfittare del momento al fine di seminare banalità alla prova del povero Sfera Ebbasta, mettendo però inconsciamente alla prova il dolore dei vivi che ancora a stento di sicuro riesco a dirsi della continuazione della loro esistenza dopo la morte accidentale dei loro giovani cari in un’altra tragedia delle nostre cronache, proviamo ad articolare un discorso che invece sia un ragionamento su queste esperienze di linguaggio analizzate durante il convegno succitato, dunque meglio fermate nel libro in questione.

Innamorati come siamo di Paris, leggiamo con la dovuta attenzione e quindi, sapremo più avanti gioia, il saggio del docente d’italiano in Israele, Della Costa. Dove l’autore del felice documento su Renzo Paris, innanzitutto, vuole (e insomma ci riesce benissimo) spiegarci la lingua del nostro contestualizzando questa letteratura – in pratica – in tempi ben precisi, in sostanza nel mentre del Sessantotto ma ovviamente partendo dal retroterra terreno e terrestre, le origini, e dal pregresso culturale in buone parole il surrealismo francese e non solo. Ne viene fuori un quadro visionario, perché si sta parlando d’una esistenza di letterato, scrittore per la precisione, dell’esattezza visionaria, della penna libera per eccellenza.

Cappelluzzo, invece, entrerà niente poco di meno che nella poesia d’Andrea Zanzotto, sempre dal 1968 ma attraversando ovviamente lo sperimentalismo della metà degli anni Settanta. E, a continuare, non si poteva che passar per il Pagliarani riletto da Paroli. E, a continuare, dal Balestrini riletto da Murgia. E le riviste di quegli anni, coi vari, immensi, Spatola, Giulia Niccolai… Per arrivare ai noti “cannibali” (chi ricorda Matteo Curtoni e Matteo Galiazzo?); ottima intersezione, questa firmata da Pryciak. Immancabile, ancora, le letture consigliate e sconsigliate da Renato Barilli (vedi Màtyàs).

La seconda parte del volume è ancor più intensa, in qualche misura. Con un titolo che racconta “Città in movimento: trasformazioni urbanistiche, migrazioni e culture dialettali”. Coi ‘luoghi’ Roma, Pola, Zara, Trieste, Nuoro. Più l’italianità nello spazio urbano croato.
Quindi a chiudere il rap.

Abbiamo conosciuto un libro che supera le limitazioni dello spazio d’interesse specifico, perché l’approfondimento giustamente sonda una lista