“Dal bosco di Lucania un grido”, il libro di Michele Salerno

Riceviamo da San Mauro Forte, e pubblichiamo volentieri a seguire, una recensione del libro di Michele Salerno: “DAL BOSCO DI LUCANIA UN GRIDO” (Ed. ilmiolibro.it) che è reperibile sul sito ilmiolibro.it, oppure su Amazon ed in tutte le librerie Feltrinelli.

DAL BOSCO DI LUCANIA UN GRIDO
di Mimì Deufemia

Dal bosco di Lucania UN GRIDO” è il titolo del libro di Michele Salerno, professore e giornalista che sarà presentato a San Mauro Forte, paese di nascita dell’autore. Salerno, giovanissimo, decide di emigrare in una città del Nord.  Solo di recente ha fatto ritorno più volte al paese, trovandolo profondamente cambiato.

Nel libro, Mauro è il protagonista di una storia quasi parallela a quella di Michele. Dopo la pensione, avverte un senso di smarrimento e decide di tornare nei luoghi della fanciullezza.

Latente, in ogni pagina, il contrasto tra un passato romantico e un presente segnato dalla costernazione.
Altrettanto forte è il parallelismo tra la terra, madre benigna, dei nostri padri e la terra di oggi deturpata dalla violenza dell’uomo.

Da un lato la commozione nel ricordare le stradine una volta percorse da decine di muli e asini, le voci dei contadini che spronavano gli animali, l’odore delle verdure selvatiche avvolte nei grembiuli delle donne, il pianto della madre al capezzale del padre, La Catalana, la casa del farmacista, le masserie, le grotte scavate nel tufo, le vecchie fontane, le colline ondulate che sembravano danzare al canto dei grilli e degli uccelli.

Dall’altro, il dolore nell’osservare, oggi, quelle stradine vuote, le case chiuse, i palazzi abbandonati, le tegole coperte da ciuffi di erba, il quartiere antico avvolto nel silenzio, non più vivacizzato dal raglio degli asini, le scorribande dei bambini, l’uscita del fumo dai comignoli, l’odore delle fave cotte.

Due povertà, a giudizio dell’autore. Quella di una volta che egli descrive “… sofferta, sentita nella carne con le fatiche, le rinunce, la fame, con la speranza, però, di un futuro migliore”.
La povertà di oggi, il territorio stuprato, l’acqua e l’aria contaminate, “… i genitori e i nonni che con i risparmi di una vita devono puntellare l’esistenza dei figli e dei nipoti …”, la rassegnazione e, più della rassegnazione, l’indifferenza.

Come un pugno nello stomaco, nel libro di Michele Salerno, rimbalzano i mali endemici di una terra ferita. L’emigrazione, la devastazione dell’ambiente, il petrolio. L’oro nero che avrebbe risolto tutti i problemi e che da panacea è diventato dramma.

Mauro non si piange addosso, è tornato e vuole dire la sua. E’ convinto che non è tutto perso. Che si può ancora lottare per il riscatto della sua terra.

Con altri si raduna segretamente in un grande bosco per aprire una nuova stagione di lotte. Si vuole fare come i nostri padri, illuminati dal sole della solidarietà.

Il tempo ci dirà se il grido lanciato da Michele Salerno dal bosco di Lucania troverà ascolto. “Ora siamo come gabbiani che si azzuffano nelle discarica dopo aver abbandonato il mare pulito…”.
E’ necessario rituffarsi in quel mare per riassaporare il gusto di stare insieme e costruire il futuro.

(Michele Salerno qui al centro della foto, con moglie e l’amico Emanuele Bruno) (nella foto in testa, Michele Salerno alla presentazione di altro suo libro qualche anno fa a San mauro Forte)

 

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