Dante Alighieri e Fabrizio De Andrè figure di epoche diverse, finite nei libri di poesia, a teatro, che hanno compiuto un viaggio nella vita e nell’indole dell’uomo per metterne a nudo vizi e virtù, pregi e peccati, guardandosi dentro e attorno per piantare bastoni o fiori tra “Ave, Crucifigge o Libera nos a malo’’.

Non era facile ma con “10 chiodi nel legno – Sulla cattiva strada con Dante e De André, un viaggio tra musica e teatro attorno al concetto del peccato’’ l’associazione materana “Gigli e Gigliastri’’ ha fatto registrare (per la seconda volta in poco tempo) il tutto esaurito al Piccolo Duni di Matera.

E’ probabile che ci sia una replica, come ha annunciato Sergio ‘’Tito’’Gallo, a conclusione dello spettacolo, ma senz’altro ci sarà un ritorno in terra d’Abruzzo con due date. Il 18 e il 19 marzo i ‘’puri e screziati’’ fiori materani del palcoscenico impegnato saranno a Teramo. Il primo giorno si esibiranno davanti agli studenti dell’Università, con il patrocinio della Fondazione De Andrè, per un concerto lezione, che ispirerà-ne siamo certi- più di una tesi e il giorno dopo saranno al Centro Polifunzionale per lo spettacolo ‘’ Nel Regno dei ragni’’ .

E’ un evento che rientra nell’ambito di un progetto generale sugli “Amabili rifiuti’’…che indurrà a riflettere su quanto possano essere una risorsa gli scarti e i rifiuti della società. A papa Francesco senz’altro piacerebbe assistere a uno spettacolo come questo, in linea con messaggi ed encicliche da Cantico delle Creature. Ed è un input a Sergio, che il pollice verde c’è l’ha per scelta di vita e di lavoro, e ai suoi compagni di viaggio, per un nuovo lavoro che leghi il poverello di Assisi a De Andrè o ad altri cantautori (vedi De Gregori) che fanno parte del repertorio dei gigliati.

Ma senza scantonare troppo sul logo fiorentino, per le attuale implicanze governative legati a chi guida ( a voi il giudizio) le sorti del Bel Paese. E qui i 10 chiodi nel legno ci stanno tutti che Sergio, con un abbigliamento a metà tra il Duecento e il Novecento, ha conficcato su due assi di legno, passando in rassegna tra canti, movenze, arrangiamenti la filiera del peccato evitando ‘’Pietre’’ di Antoine e Gian Pieretti ( li ricordate ?) , la massima biblica ‘’Chi è senza peccato scagli la prima pietra’’ e tutte le allocuzioni su fossili e calcareniti che induriscono il cuore e la mente.

Divagazioni ?…ma con un ideale prolungamento su quanto ci hanno ascoltare e vedere, nonostante l’audio non proprio hi-fi della serata. Sergio nei panni scuri di Tito, il buon ladrone dei Vangeli Apocrifi, Dalia Gravela dalla candida tunica per il sommo Dante, accompagnati dai musicisti Vito Mercadante, Francesco Galizia e Donatella Olivieri, che hanno messo in luce soluzioni e arrangiamenti in continua armonizzazione così da contrassegnare – per stare negli ambienti della Commedia- dialoghi, riflessioni e passaggi nei gironi dei Canti dell’Inferno, gli incontri con i protagonisti, puniti con le pene delle leggi del contrappasso.

Un percorso partito e poi terminato (nel segno della Croce) da una collina dove la legge di Dio si scontra con quella degli uomini, continuato con gli incontri e le brame dei lupi, il dramma di Paola e Francesca , la visita al girone dei lussuriosi e a quello degli assassini, o lungo i paradossi delle ipocrisie e di altre meschinità. Debolezze che passano il testimone (?) a Fabrizio De Andrè.

Ma ‘’ Faber’’ ha un’altra visione, quella ‘’ laica’’ del peccato. A conti fatti Tito li fa quasi tutti…evitando il ‘’non uccidere’’ che lo porta alla riflessione. Accanto ai testi e ai brani elaborati dai gigli segnaliamo la sapiente cavalcata di brani tratti da ‘’La Buona Novella’’, ‘’Storia di un impiegato….’’, ‘’ Il Testamento di Tito’’ o ‘’ Creuza de Ma’’ da dove è stata tradotta in napoletano ‘’ A Dumenica’’ più comprensibile al grande pubblico rispetto al materano. Ma non è detto che prima o poi i ‘’Gigli e Gigliastri’’ non ci provino.

Applausi meritati e con un bis che ha fatto ricordare le precedenti esperienze con “Faberacconto in LAminore’’, “EDDE, paralleli e convergenti. Cammino a 4 mani con De Andrè e De Gregori” e un altro, davvero per pochi fortunati, il 19 luglio presso la chiesa di San Rocco, a Matera, dopo la messa. I Gigli e Gigliastri, si esibirono nella performance ” UN ATEO IN CHIESA” suonando De Andrè per raccontare e ricordare tra brani musicali e letture Don Gallo. Un piccolo evento nato da un’idea-desiderio di Pippo Lospalluto, brigante del Caveoso e cantautore a modo suo degli eventi del nostro tempo. Proprio come don Gallo e De Andrè.