Un bravo Rocco Biondi, per esempio, in questi giorni ha permesso di renderci una piccola luce, oltre che sull’argomento complessivo diciamo, sul settore d’interesse alla storia del brigantaggio dello storiografo di Pomarico Pietro Varuolo. Ché lo studio di Biondi assicura della sottolineature, in “Storia del brigantaggio post-unitario”, alle riflessioni del Varuolo intendo a fornirci elementi di polemica e lettura agiata di certi aspetti solamente e soltanto superficialmente trattati da altri. Vedi, innanzitutto, l’importanza delle donne all’interno della battaglia brigantesca. Quando il ribellismo era sostenuto da donne a volte prima prese e poi ingaggiatesi. Oppure da donne-capo delle rivolte. Ma Varuolo, ricorda in qualche misura Biondi, s’era imposto il compito di spiegarci, quale prima cosa determinante, che il brigantaggio fu fenomeno rivelatosi in diversi spicchi di geografia italiana, altro che caratteristica dell’arretratezza lucana. Quando la Basilicata sarà soltanto l’ultima a morire.

E quindi verso il secolo successivo, Adriano Olivetti intercetta le necessità d’una porzione di queste stesse terre, in un frangente delle latitudini materane. Con punta precisa proprio nella città di Matera. Prima e durante il rilevamento della definizione “vergogna”.

Qui interroghiamo un altro importante, forse imprescindibile libro, un volume che raccoglie bene una serie di contributi sotto il titolo primario: “Matera e Adriano Olivetti”. Sostenuto dal sottotitolo fondamentale lo stesso: “Testimonianze su un’idea per il riscatto del Mezzogiorno”.
Un contenitore giustamente riproposto in questo periodo specifico, con l’anno della Capitale Europea della Cultura. Con la riproposizione di spunti offerti da una serie di personalità di primo piano del pensiero per Matera e i suoi dintorni, per la città dei Sassi e, ovviamente, di conseguenza per il resto di questi luoghi.
Il sig. Olivetti, soddisfatto d’aver inventato e di produrre la mitica Lettera22, sbuca a Matera per verificare di persona cosa diavolo sia questa “capitale simbolica del mondo contadino”. E’ il 1950. E’ l’anno magico dell’incontro fra il nostro imprenditore e i fratelli Sacco, compreso ovviamente l’indimenticato, almeno per noi, e indimenticabile ci s’augura: Leonardo. Di Leonardo Sacco forse però abbiamo scordato “L’uovo di Colombo”…
L’esperienza primordiale è presa dai primi tre passi del libro. Friedrich con Laura Olivetti. Albino Sacco con Federico Bilò. Leonardo Sacco ed Ettore Vadini. Mentre, a fine capitolo, Angela Zucconi disquisirà sul tema “assistenza sociale al servizio della pianificazione urbanistica”.

Epperò, ancora, innamorati come siamo dei ragionamenti antropologici piuttosto che della già tanto rimembrate riflessioni, scritture, studi in genere legati all’urbanistica e allo stesso metodo urbanistico, sottolineeremo più che altro la bellezza del saggio di Bilò “’La luce violenta della realtà’, ovvero del metodo antropologico. Il contributo delle scienze sociali nella vicenda di Matera”; perché qui, tanto per iniziare, si fa un’altra, nuova, lettura del vicinato, prima evidentemente delle ultime memorie del Viti di turno. Prima, specie, di quei tempi necessari al fine di scrivere i primissimi materiali per il riscatto della futura Capitale Europea della Cultura.

E questa gioia della ricerca, per tornare al punto di partenza, adesso lega imprescindibilmente i saggi sul brigantaggio, la storia, alla memoria, in pratica alle personali vicende viste per il futuro.