Non aveva titoli nobiliari, ma una nobiltà d’animo che lo portò a difendere gli ideali della Monarchia, anche quando l’Italia diventò una Repubblica. In tanti a Matera ricordano ancora l’avvocato Francesco Paolo Crapulli, l’avuchet Crapill come si dice in dialetto, per lungo tempo segretario del Partito di Unità Monarchica, che dedicò una vita a Casa Savoia e al “Re e alla Regina di maggio’’ Umberto II e Maria Josè, esuli a Cascais ( Portogallo) dopo il referendum del 2 giugno 1946. Un voto che portò gli italiani a scegliere la Repubblica, non senza qualche ‘inevitabile’ polemica sui conteggi , quando la vittoria sembra essere lì a portata di mano. L’avvocato incarnò quell’ultimo sentimento di lealtà e di coerenza verso la Real Casa tanto da recarsi ogni anno d’estate in Portogallo, (la foto di copertina è relativa al 1972) con un viaggio in autobus che raccoglieva lungo la Penisola, iscritti e simpatizzanti.

Il figlio Eustachio ‘’ Nino’’ Crapulli

Crapulli (nato a Matera il 7 agosto 1922) è scomparso il 13 aprile 1980 a causa di un malore che lo colpì a Marina di Ginosa in quel Lido Savoia, quasi un ponte ideale con le sponde dell’Atlantico, dove aveva investito con lungimiranza risparmi ed energie coinvolgendo la famiglia. A raccontarcela , quella storia di un monarchico tutto d’un pezzo, suo figlio Eustachio ” Nino” Crapulli . E l’avvocato fu uno degli ultimi che si impegnò per la Monarchia , della quale avevamo parlato, negli anni Ottanta, in un ampio servizio sul settimanale Città domani intervistando alcuni testimoni dell’epoca. L’avvocato era un motu proprio e la sede dell’U.M.I in via XX Settembre , dove era anche il suo studio legale, era un andirvieni di simpatizzanti, cittadini, sopratutto durante le prime campagne elettorali del dopoguerra, dove il simbolo della Monarchia compariva sulle schede .

Con l’avvocato Niccolò De Ruggieri

E papà -ricorda il figlio Nino – fu anche vicesindaco con la giunta guidata dal dottor Giuseppe Lamacchia della Dc. Poi ci furono altre alleanze e il partito perse forza con gli iscritti che fecero altre scelte candidandosi in partiti di area. Papà era persona aperta alle istanze della città e dei cittadini, in continuità con quella che era una caratteristica di famiglia, come mio nonno Eustachio panettiere e mio zio Antonio, gestore di una salumeria a piazza del Sedile”. Un rapporto con Matera e i materani sempre intenso, leale, riconoscente. ‘’ Era infaticabile- aggiunge il primogenito Eustachio. Ci diceva sempre: ” Ricordatevi che tutti dovete morire” . Un ammonimento che era rivolto a noi per invitarci a essere leali e a impegnarci per costruire qualcosa di buono. Purtroppo ci ha abbandonato anzitempo , lasciando in noi un gran ricordo e il giorno del funerale , nella Chiesa di Santa Chiara, ci furono silenzio, solennità e commozione che arrivarono fino a Cascais.

Il segretario dell’Unione Monarchica Sergio Boschiero

L’U.M.I e il segretario nazionale Sergio Boschiero, un galantuomo, dal portamento impeccabile che venne spesso a Matera, persero in Basilicata un riferimento concreto e fedele alla Monarchia. Quando papà tornava dalla visita annuale in Portogallo, per incontrare il Re e la sua famiglia, è come se si fosse ricaricato. Ci riferiva delle attenzioni che le ” Sue Altezze Reali’ rivolgevano a Matera e all’Italia. Su un punto papà ammise, su mia osservazione, che la promulgazione delle Leggi Razziali fu un errore. Papà mi confessò che restò un cruccio dei monarchici e di casa SAVOIA. Quell’errore lo riconobbero tutti. Fu una ferita, ma non lo hanno mai potuto dire pubblicamente come la pensavano. Ho letto di recente del pronunciamento di Emanuele Filiberto. Meglio tardi che mai…Andava fatto prima. Ma non so perché no lo abbiano fatto in passato. Del resto mio padre e altri ebbero amici, che furono vittime di quella persecuzione, in quella fase buia della storia di quegli anni e di scelte di campo obbligate”. Ma ci furono anche giorni lieti legati alla storia di Casa Savoia che continuarono anche nel dopoguerra.

Famiglia Crapulli 1925

Gli chiediamo,in proposito, cosa abbia conservato di quelle intense pagine di storia monarchica, vissuta da suo padre, e Nino allarga le braccia. Tanto materiale, come quello della sede (bandiere, foto, documenti e altri ricordi) sono andati persi o dispersi dopo la morte dell’avvocato. “Ci sono alcune foto -aggiunge Nino- ( che pubblichiamo nel servizio) e un patrimonio di stima ideale e professionale che sono rimasti immutati nel tempo. Senza dimenticare l’unità di una famiglia che ha avuto peso e valori importanti sia nella formazione dell’avvocato che del giovane Nino, costretto a diventare capofamiglia anzitempo. E cita in primis il nonno Eustachio Crapulli morto nel giugno 1971, tant’è che suo padre Francesco Paolo volle che stesse accanto alla nonna per farle compagnia. ‘’ Mio nonno era il ritratto del sorriso- ricorda Nino. E quando morì,a 75 anni, vissi a casa di nonna in piazza del Sedile. Ho vissuto il centro storico e giocavo sempre a spaccachianca, a figurine e non avete idea di quanti palloni SuperSantos siano finiti nel giardino a strapiombo delle sorelle Pizzilli. Io ero quello che andava a prendere i palloni, rischiando e non poco di farmi male’’.

L’avvocato Crapulli alla guida della Montescaglioso calcio 1945

Nino, primogenito, accanto a sorriso e pazienza ha ereditato la dote della tenacia e questo gli ha consentito di farsi strada nel mondo del lavoro. Un esempio per gli altri fratelli : Gianni il secondo, Maria e poi Antonio . E poi c’è la mamma Filomena Sacco detta Fifina, nata nel 1940, vivente, che si portava con l’avvocato 18 anni di differenza. “Papà si è sposato a 40 anni e mia madre era quasi una bambina- ricorda Nino Crapulli. Mio padre ha fatto lo scapolone fino a 40 anni poi si è innamorato di mia madre e l’ha sposata, nonostante fosse di umili origini e qualche resistenza da parte di mia nonna. Mio nonno era di un’altra pasta, la pensava diversamente. Dava fiducia e credeva nella voglia di andare avanti’’. E suo figlio, l’avvocato Francesco Paolo Crapulli, non si fermava davanti a nulla e realizzò un investimento che mesi insieme anche i suoi ideali monarchici.

L’Inaugurazione del Lido Savoia anno 1973

“Mio padre, prima che nascessimo, portava mamma a Marina di Ginosa – ricorda il primogenito- e prendeva in fitto casa per un anno, perchè gli serviva per svagarsi in vari periodi dell’anno. Ebbe una intuizione. Gli piaceva il posto e il cantiere sarebbe partito da lì a poco. Aveva terreni demaniali a Matera, tra La Martella e la città, e li permutò con quelli al mare, tant’è che fu uno dei pochi privati ad avere quell’area e sulla quale sarebbe sorto lo stabilimento balneare Lido Savoia. Per raggiungerlo, tra le tante auto possedute, ricordo una Ford Taunus 15 M di colore blu che aveva il cambio al volante : era come una barca di lusso… Un auto confortevole, immensa. Mio padre è stato sempre così. Anche quando acquistò la roulotte dall’azienda del signor Ricciutello ne prese una da 12 metri, che era una vera e propria casa viaggiante. Se la fece fare fa su misura e la portò a Ginosa Marina. Allora nella frazione di Ginosa, diventata negli anni un popoloso comune, c’era solo la Pagoda… L’inaugurazione del Lido Savoia fu fatta nell’estate del 1973. Allora avevo 10 anni e anche lì i simboli della Monarchia c’erano tutti.

Lo staff del Lido Savoia

La gestione di quella struttura, però, richiedeva grandi sforzi. Papà impegnò tante energie. Non ebbe i fondi pubblici che sarebbero dovuti arrivare, ma realizzò comunque il progetto. E gestire il Lido fu davvero impegnativo, perchè quel bene andata curato e tutelato tutto l’anno, a causa dei rischi di furti e atti vandalici. Papà si occupava anche della spesa che faceva per tutti. L’unico rammarico e quando mancò noi fummo poi costretti a cedere lo stabilimento, perchè eravamo troppo giovani. Se fosse accaduto più avanti, con la passione per il mare che ho, lo avremmo portato avanti. Ma era un peso davvero oneroso. Ricordo che stavamo per aprire la stagione e ci eravamo attivati per attrezzare un’area destinata a tende e a roulotte, intercettando la domanda dei turisti tedeschi. Tutta la famiglia era impegnata, compresa mia madre che si occupava della cucina con piatti a base di pasta fatta in casa e frutti di mare.

Fausto Leali al Lido Savoia nel 1975

Lido Savoia era luogo di animazione serale perchè aveva in terrazza la discoteca e poi ospitavamo i cantanti in voga in quegli anni, come Fausto Leali. Lo ricordo bene, dalla voce possente, perchè restò da noi per qualche giorno per una tournèe sulla costa’’. E in tanti, anche da Matera, vi hanno lavorato durante la stagione estiva come l’amico Giovanni che tornava a casa a settembre nero come il carbone. Altri tempi, quando Ginosa Marina era nota come la ‘’Shangai dello Jonio’’ per la intensa vita notturna e le frequentazioni di tante comitive di giovani, provenienti da ogni dove, e accampati ovunque: dalla spiaggia alla ferrovia alla villa. Era un’altra Italia, quella della lira ereditata dalla Monarchia e fatta propria con altri simboli dalla Repubblica, fino all’avvento dell’Euro con tutti i ‘’pro e i contro’’ che la cosa ha comportato. Attendiamo che il BelPaese torni a una stagione reale, magari con la ricomparsa di una scritta beneagurante come accaduto due anni fa a Matera, in via del Corso , sulla facciata di un negozio in ristrutturazione “https://giornalemio.it/cronaca/w-la-monarchia-e-a-matera-spunta-antica-scritta-in-via-del-corso/feed/” . Del resto Emanuele Filiberto e la moglie Clotilde sono stati 15 anni fa a Matera e a Montescaglioso. Se vengono sono i benvenuti e se fanno da apripista per altri sovrani e imprenditori, ancora meglio. A questo punto non possiamo che salutare Nino, appassionato di sport, di Calcio a 5 nel solco di una passione per il calcio che lo accomuna al padre, chiedendogli se vorrebbe incontrare qualcuno della Real Casa. Risposta secca, la sua, che guarda al passato. ‘’ In quel periodo sì- commenta Nino Crapulli- soprattutto per quanto ci raccontava papà dopo gli incontri a Cascais con re Umberto II. Adesso no. Non ci sono più i reali del passato, perchè testimoni di un’epoca, come papà”, E ci fa vedere con tanta commozione e ammirazione la raccolta della ‘Domenica del Corriere” del triennio 1937-1939. Gli sarebbe piaciuto vivere quegli anni – ammette- sulle note della ”Marcia reale” e di una Italia che cercava un posto al sole…