Se non fosse stato per Enrico Anecchino, assessore al turismo ad honorem e sul campo per Matera, vico Solitario sarebbe sprofondato nel degrado o trasformato in un albergo diffuso dalle alterne fortune. E con lui, che ha passato il testimone alla dinamica figlia Raffaella, ci piace ricordare un altro ”pioniere” del turismo spontaneo dell’epoca come Carlo Cannone, custode e sagrestano della chiesa rupestre di Santa Lucia Malve, ancora sulla breccia, con fischietti, guide e cucù e le foto in bianco e nero dei film girati a Matera. Ma Enrico è andato oltre, da ostinato capatosta, che in più di qualche occasione ha dovuto imboccare bocconi amari, a causa di ostacoli e lungaggini burocratiche, alimentate dalla cultura della diffidenza, di non ”far fare” perchè si credeva poco nel binomio turismo e cultura tradizionale, sopratutto quest’ultimo termine diluito nei progetti da demoetnoantropologia da business che poco ha a che fare con la memoria della civiltà della ” Città dei Sassi e dell’habitat rupestre”, patrimonio dell’Umanità. Considerazioni valide, ma rimaste solo a livello di buone intenzioni, dopo aver letto il profondo e argomentato lavoro realizzato da Angelo Fontana ” La storica Casa Grotta di Vico Solitario” , pubblicato da edizione Giannatelli, con il sottotitolo ”Riscoperta e studio di una contrada di Matera”. Un lavoro per il 40^ anniversario della storica Casa Grotta, che sarà illustrato lunedì 18 gennaio alle 18.00, a Palazzo Lanfranchi nel corso di un incontro -moderato dal collega Pasquale Doria- con gli interventi dell’autore, del direttore del Dicem Unibas Ferdinando Mirizzi, di Antonella D’ Auria operatore dei beni culturali e di Raffaella Anecchino responsabile Museo Storica Casa Grotta. E di spunti per organizzare riflessioni tematiche sugli argomenti inediti e approfonditi ce ne sono davvero tanti: dal pittaggio (vicinato)della Contrada di Sant’Agostino in Casalnuovo alle presenze delle popolazioni serbocroate degli Schiavoni e degli Albanesi e più in sù, a ridosso del Seminario, del ghetto degli Ebrei; dalle presenze e proprietà conventuali di Accon a quelle benedettine; da quel pozzo di notizie inesauribili dei catasti onciari e ostiari alle relazioni socio-economiche urbanistiche di un secolo di attenzioni e disattenzioni dei governi di un secolo, fino all’operazione denuncia -verità promossa da Carlo Levi con il suo ”Cristo si è fermato a Eboli” che portò i primi governi repubblicani a tirare fuori, negli anni Cinquanta, la prima legge speciale di risanamento dei rioni Sassi. Termine, e lo ripetiamo a somari e media da diporto, che beandosi del termine di ”vergogna nazionale” e dell’allegria festaiola per Matera 2019 continuano a trascrivere in minuscolo. Servono sassate si sapienza e di istruzione altrimenti, ricordando ”Pietre” la nota canzone di Antoine e Giampieretti del 1967, ” Sempre pietre in faccia prenderai”.. La storia della Casa Grotta, che abbiamo visto crescere tufo su tufo, arredo per arredo, fino all’ampliamento dell’offerta espositiva e culturale, è emblematica di quanto si può fare per far conoscere ai visitatori ma anche alle giovani generazioni locali l’anima, i segni e il patrimonio di saperi ma anche dei sapori che si sono susseguiti sulla tavola, sulla ” ‘bbffett” delle case grotte dai nostri padri. Basta entrare negli ambienti di Vico Solitario, osservando o toccando gli oggetti, ascoltando la musica o assistendo alle proiezioni dei video per averne un’idea e per capire quanto non è stato fatto per l’anno da capitale europea della cultura, per far conoscere la vera storia di Matera. Un selfies e altre proposte culturali, estranee alla nostra realtà e tradizione, e via…con una barca di soldi. Ci piace ricordare quanto l’assessore Enrico Annecchino, che portò da queste parti la foglia repubblicana, fece sul piano identitario con il Presepe nei Sassi (una edizione sotto la neve) e riprodotto nel video di Videouno ” Una Cometa nei Sassi” o con la ”Passio Christi” con un tempo da cani…per gli attori che interpretarono Gesù, il Buono e il Cattino Ladrone sul Golgota e, ancora, di recente per aver insistito nel dar visibilità alle Croci che i turisti hanno cercato inutilmente su Murgia Timone, dopo le sequenze di ”The Passion” di Mel Gibson. Parole al vento o quasi ,quelle lanciate dalpresidente e fondatore del Gruppo Teatro Matera, ideatore di due rappresentazioni ”vere” e legate all’anima antica della città presepe e della città della Settimana Santa. Ma non è detto che con imprenditori e amministratori illuminati, che ragionino con la propria testa, lontano dai condizionamenti elettorali e clientelari, non investano con e per la città. Quando ? Ne riparliamo nel 2020. Il lavoro di Fontana è un forziere, svelato, ma da ammirare e approfondire con le storie, sui luoghi e sulla vita di uomini e donne dei Sassi partendo da quelli della Casa Grotta (l’intero capitolo 3) lungo una sequenza di atti di compravendita, trasferimenti, episodi di vicinato, fino agli ultimi inquilini : la signora Angela Lapolla,casalinga e vedova Vizziello,madre di sette figli. Poi ci sono le tradizioni descritte e rappresentate dalle compagnie teatrali e da musicisti materani a cui va il merito di aver tenuto vivo il legame con il passato, ma che sono fuori dall’anno di capitale europea della cultura… Coincidenze? Il libro offre spunti per conoscere o rileggere gli usi, con tanto di radice longobarda (altro che storia minore) su matrimonio e carta dotale, quasi un rogito notarile che impegnava le famiglie degli sposi a garantire un corredo bastevole per la vita degli sposi o quasi… e sui significati degli oggetti tramandati, che tralasciamo di descrivere perchè è bene che li ammiriate dal vivo in Casa Grotta. E magari con la visita guidata di Raffaella Anecchino e dello staff di giovani che con passione e competenza sono pronti a illustrarvi un habitat del passato dove uomini e animali vivevano in simbiosi. Raffaella, naturalmente, guarda ai prossimi 40 anni della Casa Grotta di Vico Solitario e ha messo in cantiere ”Il Museo della Vita nei Sassi”. Un programma di rivitalizzazione dei vicinati, come era un tempo con i bimbi a giocare cu ” strimm’l” la trottola in legno e le bimbe alla ”settimana” o campana, gli anziani a lavorare manufatti, le donne a ricamare, tessere, preparare la ”cialledda” o a dar sotto a taglio e cucito… Auguri, anche perchè condividiamo appieno l’affermazione che ”tanti contenitori culturali senza contenuti sono come tante cornici senza quadri”. E la scommessa è proprio qui, sopratutto quando settori come il turismo restano ancora, volutamente, senza cornici.Chissà che una visita in Casa Grotta di quanti blaterano di programmi, progetti e di futuro non giovi alla causa, guardando al passato.