A volte non è proprio necessario scrivere un libro o un articolo di giornale per raccontare delle storie. C’è chi con il click di una macchina fotografica riesce a racchiudere il mondo in una inquadratura, riuscendo a narrare un soggetto e fornendo, in questo modo, occasioni di inedite letture.
È indubbio che l’era dei social abbia in qualche modo alimentato le vene artistiche della società moderna, i cui singoli individui, a dire il vero, evidentemente allo scopo di sviluppare un senso di appartenenza, pensano di segnare la propria presenza attraverso Instagram, Facebook, Flickr, Twitter ecc… e, forse, è stato proprio il bisogno di farsi accettare, che ha determinato quell’inflazione artistica che ogni giorno ci sottopone milioni di racconti, poesie, disegni, video e fotografie.

È così che ci siamo imbattuti in alcune sequenze fotografiche di una ragazza di Miglionico i cui scatti, già a prima vista, sembrano parlare il linguaggio universale della fotografia. Sfogliando le immagini ci siamo resi conto, per dirla alla Oliviero Toscani, che “La fotografia è un’arte democratica, tutti fanno click, ma pochi sono artisti” e, in Cristina Consoli, trentasettenne madre di due figli, autodidatta con la passione della fotografia, del talento c’è e si vede.

Con la sua Canon senza grandi pretese, riesce a catturare i soggetti estrapolandoli dal contesto dell’ambiente circostante, sia che si tratti di scorci degli antichi quartieri del suo paese e di testimonianze di vita vissuta e sia che si tratti di volti, soprattutto di persone anziane, consumati dal tempo e dalla fatica. A giudicare dai like che ottiene sembra evidente che CryCo, questo il suo pseudonimo, riesca a trasmettere messaggi che sono facilmente decodificabili.
Cristina Consoli ci ha detto che fotografa gli anziani perché nei loro volti ci vede il futuro e perché vorrebbe che quel passato fatto di storie e ricordi, in qualche modo, lo condizionasse il futuro, sicuramente per renderlo migliore ma soprattutto perché sia testimone del tempo disperso tra i rivoli rugosi di una generazione che non ha avuto niente ma che ha saputo dare tanto.
Con i suoi modelli improvvisati spesso si ferma a parlare, entra nelle loro case e si immerge nei loro racconti.

C’è un alto aspetto, però, che caratterizza gli scatti di Cristina Consoli, quello sociale, perché la sua ricerca di spazi urbani abbandonati e in rovina, che indubbiamente hanno visto tempi migliori, non è altro che un grido di allarme perché si attivino politiche virtuose di recupero di quel patrimonio che sembra essere destinato a scomparire per sempre.