martedì, 27 Febbraio , 2024
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Coraggiose e non solo le Donne del “doppio” riscatto del Sud

A descrivercele, dall’anno Mille della scuola Salernitana alle soglie del Duemila, Riccardo Riccardi sulle onde di altre ”R” come ricerca e ricordo che lo hanno portato a realizzare un altro pregevole e ‘passionale”, questa volta, lavoro dedicato a ”Le impavide del Sud. Donne che hanno cambiato la storia del Mezzogiorno” edito da ”Les Flaneurs”. Sì passionale e ce ne abbiamo messo anche del nostro …per la fatica compiuta nel leggere, a rate, un corposo lavoro in formato digitale che non favorisce la concentrazione, per l’abitudine che abbiamo- senz’altro funzionale- nel leggere libri in formato cartaceo, che consentono attenzione, continuità di analisi e di riflessione. Ma abbiamo portato a compimento la lettura nella mattinata di una domenica, coincisa con il cambio dell’ora legale. E l’amico collega Riccardo, che meriterebbe riconoscimenti letterari, storiografici, araldici, per quanto riesce a tirare e a divulgare dalle storie- e non solo meridionali- del BelPaese, ha ancora una volta fatto centro dando visibilità a tante donne, nobili, borghesi, popolane, avventuriere, che hanno dimostrato nei secoli di avere una marcia in più degli uomini. Innamorate ( tante), belle nell’animo e nelle fattezze, spregiudicate ( poche), ma tutte fortemente motivate, consapevoli di atti e gesti troppo avanti , per i tempi, per chiedere di avere le stesse condizioni degli uomini ( le pari opportunità sono termini della nostra epoca) prima di tutto come persone . E qui le ”impavide” descritte dall’autore sono davvero tante, descritte e raggruppate nelle loro regioni: dalla Campania alla Basilicata, dalla Calabria alla Sicilia, alla Sardegna. Storie spesso sconosciute o conosciute da pochi, ma che meritano di essere lette e apprezzate soprattutto da quanti parlano a vuoto della condizione della donna, senza comprendere a fondo cosa ha spinto o spinge loro a rompere gli indugi e a dire con fermezza: ”io ci sono e voglio contribuire” se possibile” a evitare che al Sud- dopo la spoliazione forzata dell’Unità nazionale e la nascita (ahinoi) della Questione meridionale- si continui a emigrare, ad assistere al taglio dei servizi, allo sfruttamento o ai populismi di ritorno sugli ”stati generali della natalità”. Non si formano famiglie, le nascite sono ridotte a meno del lumicino? E allora una causa c’è e viene da lontano e invita ad ascoltare, coinvolgere le donne, quante hanno a cuore le sorti delle nostre terre, a svolgere un ruolo da protagoniste. Il messaggio del libro di Riccardo Riccardi è anche questo. ” Questo libro – come scrive in prefazione Giulia Basile- -curato con amore da un occhio maschile, sincero ed entusiasta della “resurrezione dall’oblio” che molte di queste donne gli devono, è in fondo una dichiarazione d’amore a quel mondo femminile spesso dimenticato che avrebbe meritato maggiore serenità e riconoscenza. Lo riconosciamo ad un autore che vede benissimo e in lontananza le protagoniste di cui si occupa e le loro storie indimenticabili. Il suo racconto scorre e la vita di queste donne si colorano di verità e le sentiamo pagina dopo pagina sempre più vicino”. Sensazione condivisa e abbiamo davvero l’imbarazzo della scelta nell’indicare quali storie ci abbiano colpito. Ma siamo abituati a legare quello che leggiamo, per il piacere di leggere e per farne una recensione, a legare esperienze, storie, in questo caso ”modelli” del passato alla attualità dei nostri giorni. Così il dissesto della Sanità pubblica, voluto da governi di vari colori che si sono avvicendati a Palazzo Chigi e nelle Regioni, negando il diritto alla Cura soprattutto alle fasce sociali deboli, e con un occhio di favore al settore privato (anche dopo l’epidemia da virus a corona ), non potevano che farci indicare Trotula De Ruggiero (La prima medichessa della Storia), già nell’anno Mille.

E Trotula doveva avere una volontà di acciaio se riuscì a laurearsi e ad avere considerazione, non con qualche riserva iniziale, nella ”Scuola di medicina salernitana”. Ma era una donna e seppe ricavarsi uno spazio dove gli uomini, alcuni saccenti per sesso e saperi, erano rimasti a un livello di sufficienza. Tanto da scrivere il ” De Passionibus mulierum curandum ante, in et post partum” (Sulle malattie delle donne durante e dopo il parto) e da essere considerato il primo trattato di ostetricia, ginecologia e puericultura della medicina. Non si fermò li ( inevitabile) e si occupò anche di cosmesi, di detergenti intimi naturali, di consigli durante la gestazione e il parto, di desiderio sessuale, di infertilità maschile.”Godette di tanta popolarità – scrive Riccardo- che la si ritrova sia nel capolavoro di Geoffrey Chaucer “I racconti di Canterbury” sia in un codice inglese del Trecento custodito nella biblioteca di Cambridge”. Era l’anno Mille e al Sud si faceva ricerca e grazie alla testardaggine di una donna. E oggi? Lasciamo alle lettrici, ai lettori e a quanti ne parlano spesso a vuoto nei luoghi della politica o della convegnistica da diporto, fatta di selfies, dirette social e di metaverso, di tirar fuori commenti e ”mea culpa”. Medicina, salute, solidarietà, ricerca? Come non ricordare Adelasia Cocco , primo medico condotto (era il 1914) che operò in Sardegna in condizioni difficile, percorrendo a cavallo le stradine del Nuorese, per aiutare gli ultimi? Strade di sofferenza che portano al cuore, con le biografie di poetesse e di altri anime sensibili dalla sorte diversa, come la poetessa lucana Isabella Morra,uccisa dai fratelli per un amore con lo spagnolo Sandoval De Castro, che pagò anche lui con la vita.

Ma ce ne furono delle altre che subirono le avances di un rubacuori passionale come il ”vate”, quel Gabriele D’Annunzio che non si faceva scrupolo di far soffrire Teolinda ” Linda” Pomarici, ma commuovendosi per una lettera postuma scritta al poeta dalla nipote dopo la sua morte. Altre si segnalarono per scelte dirompenti, per l’epoca , come le materane Lucia Bronzini che chiese e ottenne la separazione dal marito infedele o Porzia Ulmo, che rifiutò un matrimonio combinato, senza amore e controvoglia, e con tanto di rogito notarile sulla dote da portare. Due storie da ”diritto di famiglia” che oggi avrebbero stimolato le attenzioni di psicologi, sociologi e sceneggiatori di fiction…a corto di idee o stanchi di rimestare luoghi comuni. E non mancano le figure intriganti, spregiudicate, che giurano per tutta la vita di andare fino in fondo…anche alla morte, propria e altrui. Come Giulia Tufana, che ereditò dalla madre (finita sul patibolo) il segreto di un veleno che non lascia traccia, soprattutto quando a somministrarlo erano altre donne. O Eufrosia Siracusa Valdaura, che tra amori e poteri proibiti, aprì a una scia di sangue e di vendette tra la Sicilia, Malta e Roma da annali del crimine. Quanto all’impegno contro le ingiustizie e la libertà( dal brigantaggio all’Unità d’Italia, dalla Repubbica Partenopee alle lotte contadine al protagonismo in politica) gli esempi sono davvvero tanti. Come non ricordare Eleonora Pimentel Fonseca, Antonietta De Pace, Michelina De Cesare, Maria Tanzarella Panese, femminista ante-litteram, Marianna Menzano, Caterina Tufarelli Palumbo la prima donna sindaco in Calabria del BelPaese.

E poi Fida Stinchi Moro, la madre del noto statista democristiano Aldo, ucciso dalle Br durante gli Anni di Piombo, periodo che mantiene ancora tanti segreti. Una storia quella della insegnante, madre, attivista della propaganda cattolica e femminista ”nel giusto equilibrio” ma con rivendicazioni precise sulle cose da chiedere e da fare, che restano un modello di coerenza non comuni. Abbiamo lasciato per ultime due donne del mondo della canzone ”vissuta’, legate alle storie del quotidiano e della propria terra, la Calabria e la Sardegna, portate nelle canzoni, nel canti di Mia Martini e di Maria Carta.

Storie diverse, molto sofferte,ma unite da un amore per il Sud, quello di donne, che hanno saputo combattere all’unisono per altre come loro ,ascoltandone l’anima, senza tirarsi mai indietro.
9791254511572 – Le impavide del Sud
LE DONNE ”IMPAVIDE” DI RICCARDO RICCARDI
Basilicata
Alberada di Buonalbergo e
Albereda di Chiaromonte
Isabella Morra
Porzia Ulmo
Teodolinda Pomarici
Lucia Bronzini
Marianna Menzano
Calabria
Francesca Zupi
Marianna Oliverio
Clelia Romano Pellicano
Fida Stinchi Moro
Caterina Tufarelli Palumbo
Mia Martini
Sicilia
Costanza d’Altavilla
Eufrosia Siracusa Valdaura
Giulia Tofana
Giuseppina Turrisi Colonna
Mariannina Coffa
Alessandra Starabba di Rudinì
Sardegna
Adelasia di Torres
Eleonora d’Arborea
Francesca Sanna Sulis
Adelasia Cocco
Ninetta Bartoli
Maria Carta

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