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Con il film Giorni di Gloria una pagina di riflessione sull’Italia della Liberazione

E quanto accaduto con l’eccidio delle fosse Ardeatine, dove furono trucidate civili romani per rappresaglia all’attentato di partigiani a milizie naziste in via Rasella, con tutto il clima di sospetti, rabbia e il linciaggio spropositato del lavellese Donato Carretta, direttore del carcere di Regina Coeli fino alla Liberazione, non poteva che ispirare registi di grande livello per il film ”Giorni di Gloria”. Ce ne parla Armando Lostaglio, con tanti passaggi in nero e tante venature di grigio ”neorealiste” di un periodo che deve fare i conti con la storia, le coscienze e con le attenuanti- se così possono essere definite- del tempo. Celebriamo il 25 aprile e la nostra Costituzione, che quest’anno compie 80 anni, e nata dalla Resistenza. Una celebrazione che desta non poco imbarazzo in un governo a guida sovranista che se ne ”frega” e continua a farlo della sovranità popolare. La Storia, e questo è innegabile, racconta che il fascismo è stato sconfitto sul campo con sacrificio e sangue degli italiani che hanno combattuto per la libertà. Il 25 aprile per non dimenticare…

Celebrare la Resistenza
Non ci stancheremo, non dobbiamo stancarci, Resistenza!
Le nostre storie appaiono come una sorta
di racconto corale, di resistenza, all’interno
del quale ciascuno traccia un itinerario solitario
o comunque irripetibile.
La nostra vita, il nostro film, gli ideali e la Storia che è anche questo. Grazie al grande Cinema, con registi di spessore. Questa storia ne è un emblema.
Donato Carretta era nato a Lavello in Basilicata nel 1891, venne ucciso a Roma il 18 settembre 1944, in quel terribile linciaggio pubblico di una folla inferocita per la strage delle Fosse Ardeatine. Era stato un funzionario, direttore del carcere dell’Asinara negli anni Trenta e in seguito del carcere di Regina Coeli fino alla liberazione di Roma: il suo nome è passato alla storia per essere stato linciato durante il processo all’ex questore della città Pietro Caruso.
Il film “Giorni di gloria” girato a più mani da vari registi come Luchino Visconti, Giuseppe De Santis, Mario Serandrei, Marcello Pagliero, vede proprio nel grande Luchino Visconti il segmento di sequenze sulle fasi del drammatico linciaggio di Donato Carretta, scambiato per l’aguzzino che non era. Scrive Lingiardi, psichiatra e critico di cinema: “Una pagina di rabbiosa disumanità in quei giorni esasperati su cui tornare, non per riscrivere torti e ragioni della Storia, ma per studiarne, fuori dall’enfasi celebrativa, la dolorosa complessità psicologica.”
Le conseguenze della guerra, dove ci aveva trascinato il fascismo, hanno fatto strage di umanità e di sentimenti.
Una tragedia che ci tocca, anche come lucani.

Armando Lostaglio

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