Se si guardasse meno al business del virtuale, della banda larga, pur necessaria, e più al reale, a quel giacimento di beni culturali e ambientali che è la Matera sotterranea, in grado di portare valore aggiunto a una offerta di turismo ”sostenibile” da strutturare e promuovere, avremmo concrete potenzialità di ripresa dopo una stagione di crisi imposta dall’epidemia da virus a corona. E lo diciamo dopo aver letto con attenzione il prezioso lavoro di indagine, classificazione e ricerca portato avanti da Enzo Viti e Teresa Lupo con gli appunti di Matera sotterranea, dedicati ai ” Foggiali” nella elegante collana delle edizioni Magister. Un lavoro, con la copertina di Pino Oliva, che viene dopo quelli dedicati a ”Palombari”, ”Grabiglioni”, ”Abbondanza” e in attesa di pubblicare ”Le Cantine”. Tempo al tempo tra inediti, riscoperte, scoperte come quelle sulle chiese rupestri dell’Abbondanza vecchia e nuova nella contrada Cappuccini, e interessanti spunti per attivare interventi puliti e sensati di restauro, rispettosi dei luoghi e della memoria della città.

E così,come riporta l’architetto Biagio Lafratta nella introduzione sul tema ” L’attaccamento alle proprie radici valore aggiunto per la conoscenza” la realizzazione dei foggiali in una vasta zona del centro storico, a ridosso dei rioni Sassi, apre a interessanti riflessioni sull’economia del passato e alla riconversione delle ”fovee” da depositi granari a viticoli. Il percorso, segnato da Enzo Viti e Teresa Lupo, è di quelli che invita a guardare con occhio diverso, dal suolo al sottosuolo…, cosa c’è sotto a quel crocevia di strade tra via Tommaso Stigliani, via san Biagio, via Santa Cesarea e, più avanti, in piazza san Giovanni. Tavole, schizzi, disegni, foto sono un invito a bussare più avanti e a chiedere di visitare…quello che è riprodotto con fedeltà nella pubblicazione. Colpiscono dimensioni, tecniche di costruzione, coibentazione, ricostruzione dei foggiali, finalizzati alla conservazione delle derrate,frutto di una antica pratica di stoccaggio diffusa in Puglia e che a Matera ha trovato largo impiego.

Ma quegli ambienti negli anni hanno subito trasformazioni, puntellamenti, utilizzati come un piccolo palombaro per una riserva idrica, cantine o come ossari aldisotto, per esempio della chiesa di San Giovanni Battista. E non mancano le scoperte che avrebbero portato nel tempo al recupero di quello spazio formidabile di aggregazione culturale che è ”Casa Cava”. L’accesso è da una botola, all’interno di un ambiente recinto I Santa Cesarea, e venne scoperto nel 1981 da Enzo Vito. Quarantennale ricordato da alcune foto. Ma quanti sono i foggiali censiti? Ne sono stati rilevati 509- è riportato nel lavoro- distribuiti lungo parte di via San Biagio e via Santa Cesarea, oltre che in brevi tratti di via Stigliani e via San Rocco, e in maniera marginale nel rione san Biagio e in via Rosario. Non mancano le curiosità e per alcuni la cosa potrebbe essere sorprendente. Ci riferiamo ai foggiali ”all’interno di ipogei adibiti ad abitazioni” che venivano plafonati per evitare inutili dispersioni di calore. Come ? Si utilizzavano mattoncini in cotto, che venivano intonacati, o si realizzavano volte in tufo. Da annotare. laddove si volessero effettuare restauri rispettosi delle tecniche tradizionali. Vecchia storia. Ci sono i codici di pratica ma…l’importante è curarne la manutenzione, rispettando il contesto. Uno spaccato di turismo sostenibile, esperenziale come dicono altri, da valorizzare. Si parta dalla Matera sotterranea ( e citiamo i palombari di piazza Vittorio veneto e dintorni) con ipogei adibiti a varie funzioni, per rimediare ai guasti procurati dalle forzature di restauri frettolosi o da interventi di ‘valorizzazione” da silenzio assenso che hanno aperto una ferita profonda e polemiche mai sopite su Murgia Timone. Ma su questo risparmiateci ipocrisie e proiezioni digitali che non appartengono alla storia di questa città.