“Faber tra i giovani? Senz’altro farei loro ascoltare ” Smisurata preghiera” dal lavoro Anime Salve e poi l’ultimo lavoro-album postumo perchè Fabrizio, in una ultima telefonata era preoccupato per il futuro dei nostri ragazzi, il futuro del Paese e avrebbe voluto fare qualcosa di più” . E’ il suggerimento che Luigi Viva amico e biografo apprezzato del grande cantautore genovese ha espresso a Matera, rispondendo alla domanda di una docente e di allievi del liceo classico ‘E.Duni” che hanno lavorato sulla sua figura, nel corso della presentazione del libro “Falegname di parole. Le canzoni e la musica di Fabrizio De André”,edito da Feltrinelli..E il riferimento ai giovani, a una energia che può cambiare le cose se si guardasse dentro e intorno, mettendo da parte l’evanescente mondo chiuso dell’alienante mondo ”socialvirtual”. Imbracciare una chitarra, ascoltare musica, leggere il Libro di Luigi- come ha detto Gianluigi Trevisi, anima di Times Zones- che parla di altro e di tutti noi, l’antologia di Spoon River, i testi della canzoni di De Andrè,a volte raggiunti da censura come ” Si chiamava Gesù” o ” Carlo Martello”, cassati dalla Rai ma trasmessi dalla Radio Vaticana come accadde con “Dio è Morto” di Augusto Daolio dei Nomadi. Solo alcuni degli spunti che libro alla mano e musica hanno reso davvero stimolante l’incontro vero, con tanta gente e di diverse fasce di età, e tra loro anche Sergio Gallo autore dell’originale tributo ” Gigli e Gigliastri” , che hanno apprezzato ricordi, valutazioni, aneddoti e le musiche di elaborazione jazzistica eseguite da Luigi Masciari e Pierluigi Benucci…un duo del quintetto di musicisti,, critici, scrittori, composto da Luigi, Pierluigi e Gianluigi che si sono esibiti nella serata materana. A volte accade. Chissà che non ci sia stato lo zampino di Fabrizio, che nell’ultima fase della vita era stato tentato dal ritornare alle radici jazzistiche, elaborando le sue canzoni, con musicisti del suo calibro per i quali- come ha ricordato Luigi Viva- non badava a spesa così come nell’uso di strumenti di ultima generazione come un sintetizzatore utilizzato, insieme alle esperienze degli strumenti africani o mediterranei, nel lavoro tuttora venduto ” Creuza Dema”. Fabrizio dal 1956 al 1960, dopo le esperienze giovanili con il violino barattate per un vassoio di dolci… e la scelta di suonare con una solida base musicale la chitarra, aveva suonato per una quindicina di esibizioni con il Model Jazz Group. E tra loro c’era, a sorpresa, anche Luigi Tenco che suonava il il sax. Amore di gioventù, quello per il jazz, ma che sarebbe tornato più avanti nella maturità come quello di ”provare” -e con il perfezionismo a volte esasperato che lo contraddistingueva- con uno dei gruppi più affermati del rock progressive italiano come la Pfm guidata dal funambolico Franz Di Cioccio. Grandi concerti con la Premiata Forneria Marconi, ascoltata due anni fa al Teatro Mercadante di Altamura. Live e tour a parte il cantautore descrisse il clima di attesa prima dell’esibizione, il suo rapporto con il pubblico tanto da intrattenersi con i fans un’altra opera dopo lo spettacolo perchè voleva ”dare loro di più” e ”prendere da loro” quello che li aveva colpiti. Umiltà, capacità di ascolto, sopratutto verso gli ultimi- come ha ricordato in più passaggi Luigi Viva. E così prostitute, zingari, detenuti (la canzone del Michè fa riferimento a un episodio accaduto ne carcere di Bari) fino alle letture-interpretazioni sul Cristo e sui Vangeli ne fanno una figura attenta alle debolezze e agli interrogativi sull’uomo e sulle tante ipocrisie, che lo circondano. De Andrè era ateo (si riteneva un anello del creato), anarchico, ma ebbe rispetto per la religione e colpì e non poco anche il suo insegnante a scuola dopo una lettura sulla Quaresima…Quanto alla Chiesa, come istituzione, nei giudizi non ebbe peli sulla lingua denunciandone responsabilità e irresponsabilità. Agli antipodi di Bob Dylan, per esempio, che si ispirò alla Bibbia. Controcorrente non solo contro la Chiesa istituzionale ma anche contro lo Stato con quella battaglia di opinione che portò alla liberazione del brigatista rosso Renato Curcio e in un periodo difficile per il BelPaese. E del resto una frase sintetizza la ”coerenza” politica di De Andrè con l’impegno per ”…gli ignorati e i perseguitati del potere” insieme ad altre aggiunte a penna sulle bozze del libro di Viva. Un invito a leggerlo come ha ricordato Gianluigi Trevisi, che ha ricordato esperienze personali o di amici comuni come quella con il musicista Pietro Milesi fino alla visita alla cappella che a Genova ospita le spoglie di Faber e dove campeggia una chitarra. E sull’onda dei ricordi, degli appunti e degli aneddoti quelli che hanno riguardato i rapporti con la famiglia, con un papà integerrimo, una madre tutta d’un pezzo, un fratello da 10 e lode e un Fabrizio ”pecora nera” che fece ricredere un po’ tutti quando arriveranno i primi soldi delle sue incisioni, come ”La canzone di Marinella” cantata da Mina. Un ricordo, in particolare, ha colpito il pubblico femminile è ha riguardato il noto brano ” Valzer per un amore”, ripreso da un ” Valzer campestre” di autore siciliano che il capofamiglia aveva fatto risuonare in occasione della nascita di Fabrizio. Da qui la scelta del cantautore di riprenderla per una originale incisione. Comunque De Andrè, come ha ricordato Viva, fu un’artista più che un poeta, invitando a lasciar perdere etichette e luoghi comuni e a celebrazioni, come quelle di questi giorni, ha aggiunto Gianluigi Trevisi che è meglio lasciar perdere.. Faber fu, e su questo i Viva e Trevisi, fu anche un ‘architetto della musica e della parola’ e anche per questo dovrebbe essere oggetto di studio per la sua capacità di ”assorbire” da alte culture e di ”rielaborare”. E per questo al momento non si vedono in giro suoi eredi. Faber è stato unico, come uniche sono le sue canzoni. Ascoltatele dove e quando vi pare, magari con amici con le emozioni di sempre.

IL COMUNICATO DELL’INIZIATIVA
Domani, giovedì 17 gennaio 2019, alle ore 18.00, nella nella Sala Levi di Palazzo Lanfranchi a Matera, Luigi Viva, in occasione dell’uscita del suo libro “Falegname di parole. Le canzoni e la musica di Fabrizio De André”, incontrerà il pubblico alla presenza di Gianluigi Trevisi e con gli interventi musicali di Luigi Masciari.
L’iniziativa, che approda a Matera grazie al Polo Museale della Basilicata, è parte del Festival FABER – Omaggio a De André e si inserisce in un ampio programma di incontri che si terranno nei prossimi giorni a Bari e a Lecce presso le Librerie Feltrinelli.
La rassegna è promossa in occasione del ventennale della morte del grande musicista genovese dalle Associazioni culturali Suoni della Murgia, Stanza del Sorriso, Città Nostra, Energheia, Radio Regio Stereo Altamura, con il contributo degli artisti Donato Fiorino ed Angela Tauro e la collaborazione della Feltrinelli Point Altamura.
Considerato uno dei più grandi poeti e musicisti contemporanei, De André ha raccontato in maniera sublime, e con un uso straordinario della lingua italiana, l’umanità dei perdenti e degli emarginati, reinterpretando a suo modo l’Antologia di Spoon River, narrando da ateo la parabola di Gesù, parlando con pietà dello sterminio degli Indiani d’America e descrivendo lucidamente con “Anime Salve” – ultimo disco del 1996 – la condizione di deriva della società contemporanea.
Proprio per la sua innegabile attualità, l’omaggio a De André ed il libro di Luigi Viva intendono custodire e diffondere, soprattutto tra i giovani, la memoria di un grande “cantore degli ultimi”, mantenendo sempre viva, in tempi segnati da indifferenza ed individualismo, la coscienza civile sulle umane sofferenze e sulle ingiustizie patite dai reietti di ogni latitudine.