Caro Domenico,
mi scrivi sugli esiti della decennale avventura di Matera 2019, facendo tue considerazioni. Mi scrivi che speri “non restino gli aspetti negativi, che l’hanno caratterizzata, tra questi l’abnorme aumento dei prezzi in tutti i settori”. Siccome non ti sottrai dal dare consigli sul futuro, devo annotare che la tua lettera è piena di proposte, il cui fine è quello “di pensare a come prolungare l’effetto benefico dell’evento,utilizzando sempre Matera come elemento di traino”.

Pensi, giustamente, che “la città, nelle sue articolazioni locali e regionali, potrebbe “lanciar”, in Europa e nel mondo, …pubblicità, inviti a visitare Matera e la Basilicata”. Consigli di lanciare progetti quali Matera e le abbazie, Matera e Federico II, Matera e i calanchi, Matera e la occupazione delle terre, ecc. Io non posso non essere d’accordo con te. Ma non posso non fare delle puntualizzazioni, per cui, a mio parere, siamo irrimediabilmente in ritardo e forse non più nelle condizioni di correggere gli errori che sono stati commessi.

Il discorso sarebbe troppo lungo per una lettera. Sono d’accordo con te sull’idea di “lanciare” la nostra cultura fuori, per farne un motivo di attrazione oltre i Sassi. Matera 2019, in dieci anni, purtroppo, non ha saputo trovare altro bene da offrire, se non i Sassi. Ha commesso un errore madornale, quando non ha capito una cosa semplicissima, che, invece, ha capito Parma. Guàrdati le iniziative che sta prendendo Parma. Partita dalla premessa che è capitale italiana della cultura, la città, attraverso mostre, spettacoli di vario genere, rassegne, cartelli teatrali, ha offerto e sta offrendo tutta sé stessa all’attenzione nazionale e internazionale. In pratica ha detto: “Sono stata eletta capitale italiana della cultura? Questa è la mia cultura. Ammirate”.

Ragionamento semplice che non si è fatto per dieci anni a Matera, capitale europea della cultura 2019. Da noi, il discorso è stato fatto più o meno così: “Sono capitale europea della cultura 2019? Non abbiamo molto. Fate voi per noi. Veniteci in aiuto. Sarete ben compensati”. Insomma, avremmo dovuto ex-portare; abbiamo im-portato cultura. A pagamento. C’è stata, di fatto, la calata di cantanti, saltimbanchi, attori, scrittori, critici letterari, filosofi, matematici, sociologi, pittori, spesso amici di Picone, tutti ad esibirsi e pontificare, lautamente pagati con soldi nostri, che, anziché essere spesi a Matera, hanno preso il volo per altre città.

Vuoi qualche esempio? Materadio, il Capodanno, unmonastery, tutti a lasciare le loro disquisizioni e stramberie persino sul pane di Matera, sulle orecchiette e sui mitici kruscki (che materani non sono, ma senisesi). Quali vantaggi per noi, che le orecchiette le conosciamo da sempre? Quali vantaggi dalla stessa mostra sul Rinascimento, in una città senza Rinascimento, il cui costo fu valutato in 1.800.000 euro? C’è stato persino chi ha scelto di sposarsi avendo alle spalle i Sassi. Insomma abbiamo fatto agire e recitare gli altri, offrendo loro il nostro palcoscenico. Abbiamo dimenticato, tanto per ripetermi, che nostro compito era quello di esibire, dal latino “ex-hibeo”.

Prendiamo Egidio Romualdo Duni. Abbiamo un Conservatorio, dei direttori, degli orchestrali, dei cantanti, giovani, bravi. Perché, con loro, ma solo con loro, non si è allestita un’opera del Duni e non la si è portata a Parma, dove il Duni operò, o a Parigi, dove operò e fu sepolto? E’ vero, direttore Vizziello? Ci si poteva far guidare da Luigi Pentasuglia. Avrebbe svelato l’esistenza di Antonio Duni, che, forse superiore al fratello Egidio Romualdo, fu attivo maestro di musica a Madrid, Parigi, Treviri e Mosca, chiudendo i suoi giorni a Schwerin, in Germania.

Tu citi l’occupazione delle terre, momento straordinario nella storia del Mezzogiorno. Che cosa impediva di allestire una mostra fotografica, con testo illustrativo, e portarla a Milano, a Torino e a Toronto, in Canada, dove risiedono molti discendenti degli assegnatari di La Martella? Chiedi a Francione, che vi ha scritto un bel libro. Perché non mandare in giro, con Talia Teatro, la pièce su Carlo Levi, portandola in Francia, Argentina o New York, dove si conserva il testo autografo del “Cristo si è fermato a Eboli”, scritto a matita? La recita e l’allestimento sarebbero avvenuti con attori e maestranze materane, cui avremmo offerto esperienze irripetibili. Potrei parlare di una mostra Guerricchio, di una mostra dedicata ai Sassi ieri e oggi, alla esperienza architettonica dei nuovi quartieri… E’ vero, Gigi Acito?

Si sarebbe potuto tentare la pubblicazione di opere assolutamente eccezionali, in cui è emerso il genio materano (es. Onofrio Tataranni, Francesco Paolo Volpe, Francesco Gattini, Emanuele Duni, Tommaso Stigliani, cantore della scoperta dell’America…).

Matera, purtroppo, caro Domenico, non ha saputo dire chi e che cosa era ed è. I nostri tutors, per fare questo, avrebbero dovuto studiare e aprire un largo confronto con la cultura materana in tutte le sue articolazioni. Non lo hanno fatto, avendo preferito operare da illuminati manager e tecnocrati scesi dall’alto, ritenendo, forse, che, figli di contadini, nulla avevamo da dire. Oggi si è in ritardo e in difficoltà, perché si è senza soldi e senza un corredo di risorse umane. E’ inutile, perciò, ed è persino inaccettabile che ora ci si appelli al buon cuore di Bardi e di De Ruggieri, lamentandosi dello stato di bisogno che costringe alla inoperosità. Io posso solo sperare che non restino inoperosi tutti coloro che si sono buttati sull’unico terreno del turismo, dei bed and breakfast, pizzerie, rosticcerie, pub e simili.

Che è stato l’altro marchiano errore. E’ mancata una direzione, una intelligenza programmatrice e direttiva. Non si è fatto nulla per pensare a salvare l’artigianato, il commercio tradizionale e di base (i generi alimentari, gli empori, le librerie, ecc,), l’industria (Ferrosud, pastifici, mulini, Valbasento, salottifici…) e l’agricoltura (per cui nella nuova Giunta, quando sarà, mi augurerei la presenza di un assessorato all’agricoltura…).

Non voglio tornare a lamentare la costruzione di una gelida e silente stazione FAL, intristita da un importato cavallo impennato, senza viaggiatori, degna di De Chirico, che ha impedito di avere una gran piazza di durata plurisecolare. E’ un peccato mortale di cui è responsabile tutto il Consiglio Comunale uscente, nato per creare una città culturale! Matera oggi dorme un sonno profondo. Tutti aspettano il risveglio primaverile. Me lo auguro anch’io… Ma verrà?

Quanto e come inciderà la crisi cinese? Sento dire che grandi speranze si appuntano su James Bond. Povera città che affida la sua fortuna alla cellulosa, cioè alla finzione!
Ma devo chiudere, caro Domenico. Scusami la lunghezza e, forse, la ripetizione di cose da me più volte dette. Mi scuso con i miei possibili lettori. Mi fa piacere, però, sapere che oggi siamo in due. Ma siamo ancora troppo pochi. Siamo ancora voces clamantium in deserto.

Affettuosamente
tuo
Giovanni