Pochi giorni fa c’è stato il 2 giugno con la Festa della Repubblica, festa che qualcuno improvvidamente giudica “meno divisiva” del 25 aprile, dimenticando un dettaglio che non è certo una quisquiglia: il due giugno non ci sarebbe da festeggiare un bel nulla se non vi fosse stato quel 25 aprile la liberazione dell’Italia dal fascismo.

E che questa Repubblica, con la sua Costituzione di cui tutti siamo fieri, è figlia della Resistenza e del sangue versato da  quegli straordinari patrioti che sono stati i partigiani. Persone comuni, di ogni ceto sociale che decisero che non si poteva lasciare il Paese sotto la dittatura fascista, presero le armi e combattettero per restituire a noi quella libertà di cui godiamo oggi. E che faremmo bene a tenerci stretta, sapendo che è un bene non acquisito per sempre, non sottovalutando il pericolo sempre in agguato di rigurgiti fascisti anche se nascosti sotto altre vesti e coltivando la memoria della Resistenza.

Chi si è assunto l’onere di tenere alta questa memoria è l’ANPI, l’associazione nazionale partigiana che oggi compie 77 anni (dal 6 giugno 1944) e che negli anni -in primis con chi ha fatto la Resistenza ma anche con tanti loro figli, fratelli, nipoti, semplici antifascisti- sta passando il testimone di generazione in generazione per evitare che si vada verso  quel fenomeno di “Alzheimer organizzato” che Lidia Menapace paventava nel 2009.

Cosa rimane oggi della Resistenza? – si domandava infatti la Menapace nell’aprile 2009- È rimasto un gran buco da colmare. Siamo davanti a un fenomeno che ho iniziato a chiamare di “Alzheimer organizzato” (…) Tutti noi temiamo l’alzheimer, perché è la perdita della memoria di te stesso (…) ma un intero popolo che viene indotto all’alzheimer è un popolo che tu puoi portare dove vuoi. Senza un passato con cui confrontarsi non ha un futuro”.

Ecco è proprio questo che l’AMPI con la sua preziosa attività si sforza di evitare, sebbene il compito diventi sempre più difficile in una società con fortissime “distrazioni di massa“, con il venir meno di altre forti organizzazioni di massa che avevano la stessa tensione e una tendenza a sottovalutare l’instillazione quotidiana di intolleranza, razzismo, che sono il brodo di coltura del fascismo. Concetto Marchesi nel 1949 diceva “esistono varie forme e incarnazioni del fascismo ma l’elemento comune ai diversi movimenti e alle diverse personalità è il sentimento razzistico del rifiuto del diverso”.

Da sempre dalla parte di chi lotta per la libertà e la democrazia, l’Anpi  festeggia questo suo compleanno con iniziative per il tesseramento nei territori ed una ‘bicchierata’ nazionale social. Un incontro virtuale per festeggiare la casa di tutti quegli uomini e donne che oggi più che mai si stringono gli uni agli altri con la consapevolezza di servire una causa grande, una causa giusta, una storia gloriosa. Il fascismo è un virus mutante, la memoria portata avanti dall’ANPI  è una sorta di vaccino a disposizione per continuare a sconfiggerlo.