Pagine rosa tinte di rosso della gloriosa Armata Rossa dell’ex Unione delle Repubbliche Sovietiche e Socialiste ( U.R.S.S) segnate dai volti delicati e fieri di giovani donne, scelte per un compito delicato, ma importantissimo, per una dote unica che portò alla liberazione dall’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale. A raccontarcela con la passione e la fedeltà alla linea è Francesco Calculli, direttore del Museo del Comunismo e della Resistenza antifascista di Matera, chiuso in questi giorni per l’emergenza Coronavirus. E’ la storia di Ljudmila Pavlichenko, nota con il soprannome di “Lady ammazza fascisti”, di Roza Shanina,Zinaida Shmefyova e di tante altre tra le donne decorate, che svolsero il ruolo di cecchino. Supportate da ”compagne” osservatrici dotate di binocolo, pronte a segnalare il nemico da abbattere. Era il segnale per inquadrare con il telescopio del fucile Mosin-Nagant 1891/30 e poi fare fuoco. Angeli sterminatori, erano definite, e con merito per l’efficacia dello loro oscuro ma prezioso lavoro in una guerra che porta lutti, sangue, disperazione. Ma la guerra è guerra e contano i risultati. Francesco ci parla di queste sconosciute combattenti della storia, citando anche due libri di Gian Piero Milanetti e di Svetlana Aleksievic dai titoli emblematici, che portano a considerazioni e riflessioni da non dimenticare. Uno su tutti : i sacrifici, sostenuti da forti e motivati ideali, come la difesa della patria dalla barbarie naziste, alla fine pagano. E con un prezzo alto, pagato con il sorriso sulle labbra di quante hanno lasciato sul campo il fiore della loro giovinezza, per una primavera di speranza e di un mondo libero.E’ il fiore della Resistenza che ha unito su fronti diversi, ma con uno stesso nemico, donne italiane e sovietiche. In piedi. La storia e non solo devono loro riconoscimento e un commosso ricordo, magari sulle note dell’ l’Internazionale.

IL RICORDO DI FRANCESCO CALCULLI

LA STRAORDINARIA EPOPEA DELLE SOLDATESSE SOVIETICHE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE. IL GIUSTO RICONOSCIMENTO ALLE PIU’ SCONOSCIUTE COMBATTENTI DELLA STORIA.

In occasione dell’ 8 marzo festa internazionale della donna è sempre doveroso ricordare chi ha contribuito all’emancipazione del genere femminile. Le donne libere e coraggiose sono state molte, e tra queste meritano il giusto riconoscimento le straordinarie soldatesse sovietiche. La loro incredibile storia eroica è stata per lungo tempo dimenticata, anzi sarebbe più giusto dire volutamente ignorata. Recentemente però due bellissimi libri “GLI ANGELI STERMINATORI” di Gian Piero Malinetti  IBN 2019 , e “LA GUERRA NON HA VOLTO DI DONNA”di Svetlana Aleksievic  Bompiani 2015, raccontano in modo magnifico l’epopea delle donne sovietiche nella Seconda Guerra Mondiale. 22 giugno 1941: l’uragano di ferro e fuoco che Hitler ha scatenato verso Oriente comporta per l’URSS  la perdita di milioni di uomini e di vasti territori e il nemico arriva presto alle porte di Mosca. Centinaia di migliaia di donne e ragazze sovietiche di ogni provenienza, vanno a integrare i vuoti di effettivi nell’Armata Rossa arruolandosi come volontarie e alla fine saranno un milione, per non parlare delle partigiane, su un totale di 10 milioni di arruolati : infermiere, radiotelegrafiste, cuciniere e lavandaie,  soldatesse di fanteria, addette alla contraerea e carriste, genieri sminatori, aviatrici. Ma sopratutto una menzione a parte per il loro eccezionale coraggio meritano le leggendarie tiratrici scelte. Si trattava di inesorabili fuciliere di precisione a distanza, in gran parte  giovanissime dall’aspetto gradevole, talvolta perfino delicato. Specialiste addestratissime, capaci, motivate. Combattenti implacabili e tecnicamente inarrivabili, come Ljudmila Pavlichenko, che vi abbiamo fatto conoscere e ammirare grazie al nostro Museo, soprannominata “Lady ammazza fascisti”, accreditata di 309 centri accertati, compresi 36 franchi tiratori tedeschi. Si può considerare la più grande cecchina di tutti i tempi, celebrata da un film russo del 2015 e prima ancora da numerose ballate popolari e canzoni. L’angelo per antonomasia è stata Roza Shanina, (la deliziosa soldatessa ripresa in copertina del libro di Malinetti) ragazza moscovita avvenente, biondissima, dai lineamenti estremamente regolari, ma che dispensava morte infallibilmente quando inquadrava un soldato nemico nel telescopio del suo fucile Mosin-Nagant 1891/30. Occupa solo il 27° posto nella classifica delle cecchine, ma è la più nota, insieme a Pavlichenko, anche per la sua straordinaria bellezza. Quando Roza venne ferita a morte, il 27 gennaio 1945, aveva solo 21 anni. Agiva sul terzo fronte bielorusso, in coppia con la sua osservatrice, Zinaida Shmefyova. Le osservatrici dovevano confermare il colpo andato a segno e prima ancora aiutare a individuare i bersagli col binocolo, che consentiva un campo visivo più ampio di quello inquadrato dalla lente del cannocchiale montato sull’arma della tiratrice, con capacità di ingrandimento minore. La stessa Shmefyova era un cecchino, 71° in graduatoria, con 29 soldati e ufficiali tedeschi uccisi. Gli “Angeli Sterminatori” furono poco meno di duemila abilissime cecchine che seminarono il panico tra gli invasori nazifascisti, e uccisero 20.000 soldati nemici, secondo alcune stime. Ben 342 di queste eroiche ragazze ottennero decorazioni al merito. Nella Seconda Guerra Mondiale le soldatesse combattenti sono state una particolarità esclusiva dell’Unione Sovietica. Gli alleati utilizzarono migliaia di giovani ragazze in ruoli militari, escludendo tuttavia l’impiego operativo e limitandolo a ruoli amministrativi e sanitari. Dunque le soldatesse sovietiche erano giovanissime, avevano in gran parte dai 18 ai 22 anni quando, per lo più volontarie, sono accorse al fronte per difendere la patria della grande Rivoluzione Russa, e gli ideali comunisti della loro giovinezza contro uno spietato aggressore. Insieme solo le diplomate formatesi alla Scuola Centrale Femminile Di Addestramento per cecchine che operò tra il 1943 e il 1945 a Podolsk nei pressi di Mosca, uccisero l’equivalente di un’intera divisione di nemici. L’uguaglianza dei sessi sancita dal comunismo aveva il suo peso, oltre alle perdite spaventose subite dopo l’invasione tedesca. In alcuni casi le donne erano inquadrate in unità esclusivamente femminili, ma per la maggior parte erano inserite nei ranghi dell’Armata Rossa.

Pagarono un forte tributo di sangue per la vittoria e in 200.000 vennero decorate, ma si è parlato sempre troppo poco di loro.  La guerra “al femminile” – dice la scrittrice Svetlana Aleksievič  che nel suo libro si è dedicata a raccogliere nel corso di alcuni anni le testimonianze di centinaia di ex combattenti sovietiche al fronte, è nella percezione delle donne anche più carica di sofferenza di quella “maschile”. « Per colei che dona la vita dispensare la morte non può mai essere facile; e se, come ovvio, celebra con i commilitoni la Vittoria e la fine dell’incubo bellico, nella sua memoria restano incise, più sensibilmente delle eroiche imprese, vicende che parlano di abnegazione, compassione e amore negato.»  Ed è proprio nel far rivivere il segreto di questi fatti e sentimenti che in quella drammatica ed eroica lotta titanica le avevano per sempre segnate, che possiamo capire il contributo eccezionale che le soldatesse sovietiche diedro alla guerra contro il nazifascismo. Le più sconosciute combattenti del secondo conflitto mondiale reclamano finalmente il giusto e grande riconoscimento nella Storia del Comunismo, della Resistenza Antifascista, e nel percorso lungo e faticoso di emancipazione delle donne.  (F. Calculli)