Manifesti, pochi… megafoni inutili, vista la presenza del banditore e campagna elettorale affidata a scritte e disegni sui muri, pratica utilizzata anche per ironizzare o dileggiare sull’operato degli avversari politici. Era la consuetudine nei piccoli e grandi centri del Materano, della Basilicata e del Mezzogiorno degli anni Cinquanta e Tricarico, dove visse e operò il sindaco poeta contadino Rocco Scotellaro, non faceva eccezione. Lo scrittore e studioso di fatti locali Gianni Maragno ce ne dà un saggio, dopo il proficuo lavoro di ricerca e di archivio che abitualmente porta avanti per far conoscere tante pagine della memoria collettiva. E lo fa citando ‘’carte alle mano’’ gli atti giudiziari a carico di Scotellaro e di altre otto persone,accusate di aver offeso e minacciato di morte il sindaco in carica del tempo proprio con alcune scritte, vergate nottetempo. Finì con una assoluzione per intervenuta prescrizione dei reati…Fatti, commenti e ricostruzioni diranno come andò e perché al sindaco poeta, ma per altri procedimenti, non fu risparmiato nemmeno il carcere. Una targa al primo piano dell’ex ospedale San Rocco, in piazza San Giovanni, ricorda quell’altra pagina della memoria collettiva. Buona lettura

IL POETA CONTADINO CHE SCRIVEVA SUI MURI

I graffiti e le iscrizioni murarie sono invenzione molto antica; fin dalla preistoria quelle che oggi sono considerate vere e proprie forme d’arte, hanno rappresentato, per molto tempo, abitudini comunicative diffuse, un importantissimo mezzo di propaganda e di “pubblicità” e anche originale testimonianza in grado di rivelare molteplici aspetti ignorati della società di cui sono manifestazione.
A tal proposito offre stimolanti spunti di riflessione quanto accadde alla metà del secolo scorso a Tricarico, coinvolgendo un personaggio emblematico di quella realtà sociale e culturale: Rocco Scotellaro.
Quando la lotta politica era ancora genuina, ne facevano le spese il decoro dei muri cittadini spesso imbrattati con disegni di corna e casse da morto riferiti al candidato o all’esponente che si voleva dileggiare. Nottetempo, spesso faceva seguito la vendetta di coloro che si ritenevano diffamati espressa e divulgata attraverso vernice e pennelli.
Rappresentava un sistema artigianale di orientamento delle coscienze, rudimentale ed efficace strumento di indirizzo predeterminato del voto. Oggi i sistemi sono cambiati, i furti di dati o l’utilizzo improprio delle informazioni che corrono on line sugli orientamenti dei cittadini, vengono usati per inviare messaggi personalizzati tesi alla conquista del voto o del consenso.
Il poeta di Tricarico non esitò certo a sporcarsi le mani con la vernice e non si fece falsi problemi pur di fronteggiare una gestione politica avversa.
Oggi le carte, di seguito proposte e risvegliate dalla impolverata sonnolenza degli archivi, inducono ad una duplice riflessione, sul primato della politica. La prima di carattere etico, l’altra, sul pragmatismo necessario per governare senza mortificare i valori democratici. In questo ambito sono oggi chiamati ad operare i Sindaci italiani, abbandonati a se stessi nel fronteggiare situazioni di difficoltà eccezionali spesso senza riferimenti o paracaduti istituzionali e senza gli apparati dei grandi partiti di una volta.
Per esempio, il Comune di Tricarico, che elesse sindaco un giovanissimo Rocco Scotellaro, a distanza di pochissimi mesi è chiamato a rieleggere il Sindaco. Non è compito di chi scrive emettere giudizi nel merito e se ne astiene dal commentare; mentre auspica che quel tormentato Comune, dalle così nobili esperienze di democrazia e partecipazione, possa essere governato per il tempo necessario per espletare una efficace azione utile, se non a risolvere, almeno a lenire i tanti problemi della gente di Tricarico.
Documenti inediti su Rocco Scotellaro fanno risuonare le parole che Levi pronunciò nella descrizione del giovane tricaricese: “La vita e l’opera di Rocco Scotellaro sono un tutt’unico non scindibile né separabile, di tale valore creativo e rivoluzionario, da continuare oggi e domani come una realtà permanente [… Sono] futili e inesistenti le contrapposizioni tra la sua realtà di poeta che canta e quella di intellettuale impegnato che giudica e intende, e così via. La realtà di Scotellaro è l’antitesi pura, assoluta, di queste false distinzioni e falsi problemi. È l’unità di un mondo nel suo farsi differenziato, nel suo esprimere la sua lingua e la sua forza, nel riconoscersi esistente anche nel suo disperato; nello scoprire, nel creare, nell’esprimere, nel vivere una nuova realtà”.

Sentenza del Giudice Istruttore di Amnistia
In Nome del Popolo Italiano
il Giudice Istruttore presso il Tribunale di Matera; ne il giorno 22 luglio 1946, ha pronunciato la seguente sentenza nel procedimento penale contro:
1) Scotellaro Rocco Vincenzo fu Rocco di anni 23
2) M. A.
3) B.G.
4) D.G.
5) A.A.
6) A.M.
7) G.V.
8) G.A.
9) G.C.
tutti da Tricarico; liberi;
IMPUTATI dal primo al sesto:
A ) del delitto di cui agli art. 110,595-2° cpv e 61 n.10 C.P. Per avere in concorso fra di loro offeso con mezzo pubblicitario la reputazione di Brandi Vito, sindaco di Tricarico, con scritte “abbasso il sindaco contrabbandiere, abbasso i ladri, morte al sindaco Brandi”.
B) del delitto di cui agli art. 110-612 C.P. per avere in concorso fra di loro minacciato di morte Brandi Vito col fatto di cui sopra
C) del delitto di cui agli art. 110-595 C.P per avere in concorso fra di loro offeso la reputazione di G.V. con scritte sui muri del paese del seguente tenore: “Abbasso il sindaco Brandi contrabbandiere, morte al sindaco Brandi e G. ladro, morte alla famiglia G. e figli”.
D) del delitto di cui agli art. 110-612 C.P. per avere in concorso fra di loro minacciato di morte G.V. col fatto di cui sopra. In Tricarico la notte del 20 gennaio 1946.
G.V. :a) del delitto di cui agli art. 594 C.P. per ingiurie in offesa di Scotellaro Rocco a cui disse: “Tu sei il marcio, tu sei il putridume di Tricarico”,ecc.
B) del delitto di cui all’art. 581 C.P. per percosse in pregiudizio di Scotellaro Rocco, con schiaffi e pugni;
G.A.: del delitto di cui agli art. 612 p.p.C.P. per avere minacciato un ingiusto danno a Scotellaro Rocco
G.A. e G.C. : del delitto di cui agli art. 110 e 594 C.P. per concorso con G.V. in ingiurie a danno del suddetto Scotellaro dicendogli: “Tu sei stato visto scrivendo sui muri”
in Tricarico il 20 gennaio 1946.

Esaminati gli atti e viste le conclusioni del P.M. il quale chiede dichiararsi non doversi procedere contro i prevenuti per estinzione dei reati per amnistia;
visto il decreto di amnistia 22 giugno 1946 n. 4 – l’art. 151 C.P. e 591 C.P.P., poiché i precedenti penali non ostano,
dichiara non doversi procedere contro i suddetti imputati per i reati rispettivamente attribuiti come in rubrica per essere estinti i reati stessi per amnistia.
Matera 22 luglio 1946
Il Giudice Istruttore

Signor Comandante dei Carabinieri Tricarico
per i provvedimenti di legge denunzio a vostra signoria quanto segue:
La notte del 20 gennaio corrente i signori Scotellaro Rocco, D.G.,M.A.,A.A.,B.G., ed altri furono sorpresi dal signor G.A. di V. mentre erano intenti a scrivere sui muri della piazza, di via Roma e di altre vie cittadine le scritte seguenti: “Abbasso il sindaco contrabbandiere” “Abbasso i ladri” “ Morte al sindaco Brandi”.
Le minacce, ingiurie e offese di cui sopra trovano riscontro in quelle pronunziate la mattina seguente dal signor L. di cui alla denunzia del 21 corrente; quindi è facile desumere che tutto era stato programmato dagli stessi autori delle scritte di cui sopra.
Poiché all’epoca del mio insediamento a sindaco apparvero scritte analoghe contro il sindaco Globert, e poiché da parte dei signori suddetti e specialmente da parte dello Scotellaro, mi si riferiva che erano stati essi medesimi a scrivere sui muri di tutte le porcherie che a quell’epoca apparsero sui muri ed in occasione della venuta del prefetto Dedominicis non vi può essere dubbio che gli autori delle scritte trovate sui muri la mattina del 20 corrente siano gli stessi della volta precedente e di tutte le altre porcherie trovate scritte anche contro chi non ha avuto, non ha e non avrà mai alcuna ingerenza nella lurida politica locale.
Tricarico 20 gennaio 1946
Brandi Vito

Regione Territoriale dei Carabinieri di Bari
Stazione di Tricarico
Processo Verbale di interrogatorio di G.A. di V. e di R.E.
L’anno 1946 addì 22 del mese di gennaio in Tricarico nell’ufficio della suddetta Stazione, avanti noi ufficiali di polizia giudiziaria sottoscritti, è presente il nominato G.A. il quale a domanda dichiara quanto segue:
Verso le ore una della notte del giorno 20 andante, dovendo recarmi a Bari per ragioni private uscì da casa mia per portarmi a quella di mio padre e indi proseguire per lo scalo ferroviario di Grassano. Scendendo dal vicolo municipio senza far rumore essendo calzato con stivali di gomma, appena svoltato su via Roma, vidi a poca distanza da me e cioè a circa 50 m un gruppo di persone. Al chiaro di luna, pur essendo la notte piovosa, riconobbi distintamente come facenti parte di detto gruppo, i seguenti giovani:
1) Rocco Scotellaro Vincenzo fu Rocco Vincenzo
2) M.A.
3) B.G.
4) D.G
5) A.A.
mi sembra di riconoscere pure il giovane A.M. ma non sono proprio sicuro. Quest’ultimo era distante dal gruppo circa 30 m. Vidi pure, senza tema di errare, che il M. con un pennello ed un barattolo di colore, scriveva sul muro. Con circospezione seguì il gruppo per un po’. Poco distante da questo primo gruppo di persone e precisamente nei pressi del palazzo di Galante, vi era un altro gruppo composto di altri quattro o cinque individui i quali però non mi fu possibile riconoscere alcuno. Non potendo perdere altro tempo, raggiunsi la casa di mio padre, lo avvertii di quanto avevo visto, a ritirare quello che dovevo e partii per lo scalo ferroviario.
Al ritorno da Bari ho appreso dai miei familiari che le scritte di quella notte erano contro il sindaco Brandi, mio padre e la mia famiglia.
Fatto, letto, sottoscritto
G.A.

Illustrissimo signor Comandante dei Carabinieri di Tricarico
Per gli opportuni provvedimenti di legge denunzio a vostra signoria quanto avvenuto la notte del 20 gennaio 1946
i signori Scotellaro Rocco fu Vincenzo ed altri, verso le 2:00 furono sorpresi mentre scrivevano sui muri della piazza Garibaldi ed altre vie cittadine le scritte ingiuriose e offensive seguenti: abbasso il sindaco Brandi contrabbandiere, V.S. il ladro, morte al sindaco Brandi e G. ladro. Morte alla famiglia G.e figli.
I predetti sunnominati furono sorpresi da mio figlio A.; mentre questi si avviava allo scalo ferroviario per recarsi a Bari.
Tricarico 21 gennaio 1946
G.V.

Illustrissimo Signor Pretore
Tricarico
io qui sottoscritto Scotellaro Rocco Vincenzo fu Rocco Vincenzo, di anni 22, residente e domiciliato a Tricarico in via Roma 65, per i fatti che verrò di seguito esponendomi querelo contro:
1) G.A. fu A.
2) G.A di V.
3) G.C. di V.
Il giorno 20 del mese di gennaio, verso le 10:00 antimeridiane, mentre sostavo nel bar di Scardillo Innocenzo, sito in piazza Garibaldi, insieme al dott. Mazzarone Rocco e al signor Mazzarone Giovanni, il riferito G.V. che si accompagnava con i figli suddetti, entrava nel locale e con dire allusivo mi indirizzava le seguenti parole: “Dunque io sarei un ladro”. E quando finì con l’accennare ad iscrizioni diffamatorie per lui praticate nella notte, ed io avendogli garbatamente risposto di nulla sapere, prese così ad ingiuriarmi: “Tu sei il marcio. Tu sei il putridume di Tricarico. Sei stato tu ad andare scrivendo”.
Passeggiando per il locale ed affacciandosi alla porta d’ingresso, dove erano molte persone, di cui non riesco per ora a precisare l’identità, riferiva le suscritte e le successive ingiurie: “Vergognati! Tuo padre è un omicida ed è stato in galera per contrabbando”. Mentre a queste parole replicavo che mi riservavo di agire opportunamente per via legale, il G. mi si lanciò contro e mi colpi al viso con schiaffi e pugni.
Il G.A. e C. ribadivano: “Tu sei andato scrivendo insieme a M. e D. Siete stati visti da mio fratello”, quindi il G.A. mi afferrava un braccio e mi minacciava: “Non è ancora finita”.
Per i reati che i fatti su riferiti concretano e per quanti altri l’autorità in proseguo potrà ravvisare, con la presente intendo querelarmi, riservandomi ogni altra azione. Segue elenco testimoni.
Con perfetta osservanza
Tricarico 11 febbraio 46
Rocco Scotellaro