HomeCulturaAll'Armi...Quando Matera era fascista

All’Armi…Quando Matera era fascista

Adunata! adunata! Tra gerarchi, intrepidi balilla, giovani italiane, figli della Lupa, avanguardisti, ma anche perbenisti e doppiopettisti , burocrati e clericali, che a ridosso della Marcia su Roma del 1922 e dopo l’Armistizio passarono indenni, o quasi, dalla Monarchia all’ autarchia dell’epoca fascista delle partecipazioni statali continuate nell’ibrido liberalismo della Repubblica. Una cornice sociale, culturale, politica ed economica che va oltre il ”Ventennio” , descritta con puntigliosità certosina da Alfonso Pontrandolfi, nel volume ”Il fascismo a Matera” edito da Ermes per la collana ”I Comuni” della Deputazione di Storia Patria della Lucania. E la foto di copertina con l’emblema dei marmorei fasci littori del XIV anno dell’era fascista, collocato e poi rimosso sull’edificio di via Ridola, ricorda alla popolazione locale una delle tante opere pubbliche realizzate dal Regime. Quel belvedere su rioni Sassi dal Liceo Ginnasio, che fino a 20 anni fa o quasi era delimitato da due ‘’paraccarri’’ marmorei collegati l’un l’altro da possenti catene. Sul selciato sono rimasti i segni di quelle presenze, ma nessuna traccia di quegli elementi di arredo del Ventennio scomparsi (guarda caso) come le fontane in ghisa vandalizzate e cannibalizzate, i tombini, le possenti panchine della villa comunale, gli elementi floreali a goccia posti sotto alcuni balconi della Palazzo della Prefettura. Saranno finite nelle mani di qualche collezionista locale, magari in un villino dell’agro? Forse. Restano però gli edifici di via del Corso, e prima ancora via dell’Impero, come quello delle Poste, l’ex Onmi di via Gramsci ( che si aspetta a riaprirlo?), il Palazzo della Provincia che segnò nel 1927 il ritorno di Matera a capoluogo provinciale, gli alloggi ex Incis, lo stadio di calcio ‘’ Luigi Razza’’ il cui ingresso è stato maldestramente schermato dalle sagome di ingombro di esercizi commerciali. la Camera dell’Economia e del lavoro e delle corporazioni ( oggi tutt’altra cosa a sentire gli imprenditori), gli alloggi popolari di via Tasso, via Gattini e quelli dell’ex Opera combattenti del borgo Venusio o l’asilo di piazza Garibaldi nel Sasso Barisano. E potremmo continuare lungo un itinerario di architettura del passato, da valorizzare sul piano turistico e culturale, che porta i segni dei Lapadula o dei Razza. Su questo aspetto c’è da tanto fare e il risultato sarà tanto più efficace se capiremo bene cosa è perché è accaduto nel passato e che ruolo ha avuto Matera durante il Fascismo e quanto ha attecchito in una città che agli inizi del Novecento aveva una contrastata storia politica, una precisa fisionomia economica, incentrata sull’agricoltura e una prospettiva di crescita coincisa con la nomina a Provincia nel 1927.
Se ne è parlato a Palazzo Lanfranchi nel corso della presentazione organizzata dal Centro Carlo Levi, con i contributi di Marta Ragozzino, Raffaele de Ruggieri (uno dei cognomi e delle famiglie citate da Alfonso Pontrandolfi), Patrizia Minardi, Antonio Lerra, Lorenzo Rota- presidente del Centro Levi- e dallo storico Giampaolo D’Andrea una delle menti più illuminate della storiografia e della cultura del Mezzogiorno. Il lavoro di Alfonso Pontrandolfi, che tracceremo per grandi linee, per non togliervi il piacere della scoperta e delle riflessioni, descrive fatti, personaggi e situazioni degli inizi del Novecento, con ‘’….La classe dirigente materana, insomma, pur se animata da buone intenziosi, visse autarchicamente senza significativi contatti culturali e politici con il mondo esterno, fosse stato anche più semplicemente quello regionale che si andava esprimendo nel capoluogo’’. Una condizione che risente dei tempi e delle prassi della borghesia agraria, delle posizioni a volte di rendita di famiglie che espressero le posizioni di vertice, contrasti e a volte alleanze tattiche elettorali con le lotte tra Nittiani, D’Alessiani, De Ruggieriani, Di Masisti e di altre figure che con fortune diverse ricoprirono ruoli diversi e con conflittualità anche cruente in occasione delle campagna elettorale del 1914. Un ruolo importante nelle decisioni e nelle scelte dei governi cittadini lo ebbero prefetti e sottoprefetti, che rafforzarono con l’avvento del Fascismo ruolo e presenza, in un territorio dove le problematiche del mondo rurale c’erano tutte, le invidie tra parlamentari ( D’Alessio- De Ruggieri per esempio) erano spesso legate a vecchie ruggini e regolamenti di conti , anche con esposti e interrogazioni, con il supporto di ‘’blocchi’’ e correnti spesso mutevoli. Interessante l’analisi del voto, della presenza e del ruolo del partitofascista nel 1923 che a Matera era partito con azioni squadristiche, con la nomina a di Franco Catalani alla federazione provinciale e i primi dissidi locali tra le due anime del PNF, fascisti e nazionalisti, come accadde a Bernalda per la festa del gagliardetto. E qui viene fuori la posizione dell’on. Fsco D’Alessio, che non si iscrisse da subito al partito, ma ‘’continuò a esercitarvi l’influenza attraverso i suoi vecchi amici nazionalisti, e in particolare verso i fratelli Loreto con i quali oltretutto era imparentato’’. La riproduzione di atti dei Fasci di combattimento di Matera e di giornale dell’epoca introducono alla presa del potere locale con la nomina a segretario cittadina dell’avvocato Mario Manfredi, figlio dell’ex sindaco Francesco e rampollo di una delle più influenti famiglie borghesi materane. Un capitolo pieno, il quarto, che descrive con nomi, alleanze e fatte la presenza e la forza del Pnf a livello locale e regionale con una chiave si svolta, con la corsa alle iscrizioni, con la nomina di Matera a capoluogo di Provincia e il conferimento della cittadinanza onoraria di Matera all’on. Francesco D’Alessio che si era impegnato per favorire questo percorso. E il programma delle opere pubbliche messo in programma, per gran parte realizzato, portò una stagione nuova nella vita cittadina pur restando precaria la situazione delle condizioni di vita nei rioni Sassi ribadita con forza 10 anni più tardi con la relazione Crispino. L’autore del libro, senza tralasciar nulla e fedele a dati e documenti, traccia un quadro definito della Matera dell’epoca con la descrizione della situazione dell’economia locale ( dall’agricoltura agli impianti molitori) dei laterizi ( l’imprenditore pugliese Cappelluti Altomare) alle funzioni istituzionali attive ( scuole metodo,avviamento, liceo ginnasio,prefettura) e quelle da realizzare con una terapia d’urto di requisizioni di immobili messa in campo dal prefetto Rosario Rossi, che avanzo’ una richiesta di finanziamento per 15 milioni di lire dopo aver rimosso il commissario comunale Angeloni che aveva agito autonomamente ,stilando un programma di opere pubbliche per 42 milioni di lire sulle priorità cittadine. Occorreva essere allineati e coperti e il Regime non consentiva fughe in avanti. La cosa non passò inosservata con le proteste dei componenti della federazione provinciale del Pnf, Pietro Tantalo e Vincenzo Santoro,fedelissimi di D’Alessio, nei confronti del prefetto per le accuse di presunte irregolarità amministrative mosse verso il commissario prefettizio al Comune Angeloni, in relazione alla venuta a Matera dell’inviato del Popolo d’Italia -Sandro Giuliani. per un servizio inchiesta sul nuovo capoluogo di provincia. D’Alessio compì un gesto avventato, l’invio di un telegramma anche al Capo di Governo sull’operato del Prefetto, con tutto quello che ne segui fino alle dimissioni nel giugno del 1927 di D’Alessio da segretario federale. Venne insediato un direttore composto da Gabriele Gordano, Vincenzo Santoro, Pietro Tantalo, Michele Manfredi, Gioacchino Cappelluti Altomare, Nunzio Riccardi, Giuseppe Passarelli e Giuseppe Casalini. Fu il ‘’La’’ alla organizzazione e alla nomina dei referenti nelle sezioni maschili, femminili e delle congregazioni. E fu avviato anche un percorso di ‘’normalizzazione’’ con la nomina a commissario dell’ex sindaco Tommaso Giuralongo e poi dell’avvocato Francesco Ruggieri, che divenne il primo podestà di Matera. La crisi economica generale, scrive Pontrandolfi, comportò un drastico ridimensionamento del programma per la ‘’ Grande Matera’’ che descrive il clima creatosi con il Concordato con tanto di intonazione del ‘’Te Deum’’ e di lodi rivolte all’uomo della Provvidenza con un servizio esplicito ‘’L’ora di Dio’’ comparso sul periodico ‘’I Santi Medici’’. Puntiglioso ed esauriente è ll sesto capitolo dedicato agli ‘’Anni del Regime’’ con l’elenco delle opere pubbliche di risanamento realizzate, rimaste sulla carta per mancanza di fondi e non poche disfunzioni a livello comunale. Una situazione che ebbe una chiave di svolta con la stabilizzazione del quadro politico con la elezione del nuovo prefetto, Stefano Pirretti, originario di Ferrandina e con i riferimenti organizzativi giusti a livello locale. Tra queste la nomina del podestà ing Francesco Sarra,affiancato dal una consulta comunale di 14 componenti in rappresentanza d 14 componenti dell’Unione provinciale fascista delle diverse organizzazione professionali. Quel periodo coincise, con una ripresa delle opere pubbliche in centro, e con la redazione del Piano regolatore generale affidato da capo ufficio tecnico del Comune ing. Vincenzo Corazza. E fu il periodo per uno studio di affaccio turistico sui Sassi da piazza Vittorio Veneto. Un impennata di entusiasmo culminata con la visita del Duce,il 28 agosto 1936, la inaugurazione della strada di congiungimento tra i Sassi Caveoso e Barisano, con la questione delle condizioni di vita malsane dei Sassi da affrontare con una terapia d’urto. La lettera consegnata al Duce dal Podestà Sarra mise a nudo il problema, e la contraddizione del discorso al popopo adunato ‘’ tra benemerenze nazionali per la ruralità e la fecondità del popolo, condizioni economiche e civili dello stesso popolo,che provocano ll triste primato della mortalità infantile’’. Una situazione evidenziata l’anno dopo dall’ufficiale sanitario di Matera, Luca Crispino, nel corso dei lavori dell’assemblea annuale dell’associazione fascista per l’igiene. Dati significativi che lasciarono intatta la questione dei rioni Sassi fino alle vigilia dell’entrata in guerra del 1940, con le avvisaglie della crisi economica e politica di un malcontento strisciante che portò molti centri dell’interno a ospitare confinanti politici come Carlo Levi e Camilla Ravera o a condanne come quella comminata all’ormai anziano capopopolo Luigi Loperfido, noto come il ‘’monaco bianco’’, per aver proferito frasi di propaganda antinazionale. Negli elenchi della Questura furono schedati 345 sovversivi, per lo più contadini e operai, e di questi 14 materani. Quello che accadde a livello nazionale con gli effetti negativi della guerra su più fronti ebbe ricadute negative anche a Matera, con i fatti insurrezionali del 21 settembre 1943, il tentativo di regolamento di conti con gli arresti temporanei di gerarchi e dirigenti del Pnf dopo un processo che liberò tutti fino al voto referendario tra Repubblica e Monarchia, con la fedeltà a Casa Savoia dei materani come in gran parte del Mezzogiorno. Il settimo Capitolo con foto, giornali e il voto libero descrivono il passaggio tra ‘’ la guerra e la caduta del fascismo’’ e il ritorno di personaggi della politica come Francesco D’Alessio (al quale venne revocata la cittadinanza onoraria) per ‘L’Uomo qualunque’’ di Giannini o di Michele Bianco, Vincenzo Milillo, Francesco Milillo e la nomina dei primi sindaci. Fu una pagina poco edificante, tra veti, nomine e presi di posizioni di prefetti che per ‘’necessità’’ provenivano dalla vecchio organigramma del Ventennio. La descrizione del clima di quell’epoca, con il malcontento popolare per la scarsità di generi alimentari con il rialzo dei prezzi, culminato con gli incidenti del 1945, segnarono via via la ripresa del ruolo dei partiti dal Pci al Psi alla Dc che incontrò non poche difficoltà organizzative visto il ‘’collateralismo ossequioso’’ della Chiesa con il Regime dopo la firma dei Patti Lateranensi. Gli anni Cinquanta portarono alla chiusura del ciclo politico- come scrive Alfonso Pontrandolfi-prima ad aderire al Fascismo e poi ad accettare l’inglobamento nel sistema di potere della Dc e alcuni, paradossalmente, furono insigniti della alta onorificenza della Repubblica Italiana’’. I nomi? Sono nel libro…che vi invitiamo a leggere. E Alfonso Pontrandolfi, sindaco di Matera dal 1984 al 1985 alla guida del ”Pentapartito alla rovescia” dal Pci al Pli,che meriterebbe una pubblicazione, ha avuto il merito di ripiegarsi con pazienza su un periodo della storia locale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo ” Storia della bonifica metapontina”, ” La vergogna cancellata. Matera negli anni dello sfollamento dei Sassi”, entrambe edite da Altrimedia, ” La Terra. Ascesa e declino della borghesia agraria materana (edit Zetema) e Storia di Grassano (Antezza)Di lui ha scritto Antonio Lerra nella prefazio ne. ‘’ Un lavoro d’insieme che risulta di significativo apporto, anche documentario, non solo rispetto allo specifico della ricostruzione e dell’analisi di lungo periodo de ‘’ Il Fascismo di Matera’’ con utili richiami al contemporaneo, più in generale, contesto di Basilicata e oltre, ma anche in relazione al più complessivo percorso di ricostruzione e di lettura rilettura in atto, nell’ampio e articolato cantiere di ricerca del nostro Istituto, senza schemi precostituiti ed ideologizzati, della complessiva Carta storico-identitaria della Città di Matera e della Basilicata, nel più ampio orizzonte del Mezzogiorno d’Italia e dello spazio euromediterraneo’’

RELATED ARTICLES

Rispondi

I più letti