Ormai ci siamo. I tempi sono cambiati ma il primo giorno o il ritorno a scuola dopo la pausa estiva mantengono il clima di attesa e di preparazione di sempre, fatto di acquisti di libri, corredo e via elencando. E’ cambiata la data. La campanella è suonata il 1 ottobre fino al 1976, poi le dati variabili da regione a regione a settembre. E qui si affollano i ricordi degli anni precedenti quando le classi erano numerose, a cominciare dalle elementari. Eravamo in 36 negli anni Sessanta alla ”Guglielmo Marconi” con grembiule a quadretti biancoazzuri, fiocco azzurro (biancorosa e fiocco rosa per le bambine), distintivo della classe, seguito dai grembiuli azzurri e colletto bianco, mentre resistevano nelle quinte i grembiuli neri. E potremmo continuare con il banco, il bicchiere con l’inchiostro, i pennini, l’astuccio, poi la biro, la lavagna, il gesso e il cassino, il maestro con la bacchetta a portata di mano e il bidello che faceva capolino per una circolare o per altro motivo.Senza dimenticare le cartolibrerie più accorsate del tempo, in corso Umberto I, con la Riccardi e il suo pupazzo a molla detto di ”Riccardone”, Montemurro con le vetrine dalle mille attrattive e poi Sinno al rione Piccianello. Un clima particolare, quello del ritorno a scuola,che coinvolgevano le famiglie.Alcune vignette realizzate con l’Intelligenza artificiale da Franco Vitulli ci aiutano a reimmergerci in quel clima. Vitulli ha tanto da ricordare e raccontare come tanti bimbi della Prima Repubblica che hanno vissuto nei Sassi ma che, spesso, ebbero poche possibilità per andare a scuola in relazione alle esigenze famigliari. Leggere e scrivere era, comunque, un requisito essenziale per non restare indietro, anche con il libro e il quaderno sulle gambe all’aperto all’ex Cattedra Ambulante (dove ora sorge l’ospedale Madonna delle Grazie).

Bimbi ma anche anziani per i quali, ricordando la fortunata trasmissione tv contro l’analfabetismo, non era ”Mai troppo tardi” per imparare. E poi una categoria di studenti che non si è mai estinti: quelle dei filonisti, abituati a marinare la scuola durante le belle giornate o per non farsi interrogare.

A scuola, alla Skàl scolari e studenti di tutte le età. E studiate, ricordando la saggezza e l’ironia di un goliardico detto in latino: ”Studere, studere, post mortem, quid valere? ” Studiare, studiate, dopo la morte, quanto varrete? seguito dalla pronta risposta dialettale: ”…Nu mazz d’ cime ciquere”. Un mazzo di cicorie. Vero. Ragazzi, ragazze non dimenticatelo…



