Sono un segno della storia millenaria del territorio e del tempo che ha visto passare uomini di diverse etnie e culture che tra lavoro, arte e preghiere segnavano la giornata dall’alba al tramonto. Ed era la natura, con quell’orologio perpetuo che è il sole, a indicare quando cominciare, finire o interrompere le giornate.. Gli uomini poi si industriarono e da ”calcolate” intuizioni (la faccio breve) vennero fuori le meridiane, dapprima rudimentali, poi sempre più precise e con tanto di ”tocco d’artista” e questo fino all’avvento della meccanica e degli orologi. Il resto è storia d’oggi. E Angelo Stagno, architetto che fa la spola tra Vienna e Matera, è tra i più convinti assertori che le meridiane, antichi orologi del passato, tornino a funzionare anche nella Città dei Sassi e prossima capitale europea della cultura per il 2019. E a sostegno di un progetto in cantiere, del quale abbiamo accennato in altre occasioni, cita con tanto di foto le meridiane che campeggiano a Trieste. Siamo all’Azimuth…da noi ai fossili di mammuth e questo, paradossalmente, dovrebbe essere la molla per passare dalle parole ai fatti. I suggerimenti di Angelo non mancano.

LE CONSIDERAZIONI DELL’ARCHITETTO.

“Peccato- scrive in una nota Angel Stagno, riferendosi a un versante dei rioni Sassi- sarebbe stato un sito per l’Analemmatico azimuthale a Matera che consente la reale lettura del tempo “vero” (solare) in quel preciso luogo del pianeta, in relazione alla connotazione geografica ed astronomica del sito nonchè la lettura delle costellazioni in ambito notturno sullo scenario della Murgia Timone, testimonianza e lettura nel tempo e dello spazio abitativo della nostra antica Città  e dello sviluppo per l’ insediamento umano in questo luogo.
Capisco che tutto ciò non ha e non può avere relazioni con l’ arte di Salvator Dalì ed in più a Matera, molto carente di gallerie d’ arte, ma sottolinea la percezione e considerazione di questo luogo da parte delle competenze amministrative preposte alla valorizzazione del patrimonio urbano e territoriale.
In allegato alcune immagini dell’ Analemmatico azimuthale presso la Piazza della Borsa a Trieste, realizzato dall’ Ing. Paolo Albèri-Auber che, sebbene posizionato nell’ area antistante all’ edificio della Borsa (sullo sfondo nella foto), continua all’ interno dello stesso, così come accade in San Petronio a Bologna, rendendosi strumento vincolante per l’ inizio ed il termine delle contrattazioni di merci e valute dell’ Istituzione finanziaria Asburgica nell’ ambito portuale triestino. L’ Ing. Paolo Albèri-Auber, tra i più noti gnomonici italiani e che ho incontrato a Trieste più di tre anni fa ormai, sarebbe stato lieto di poter realizzare un’ opera simile a Matera presso l’ affaccio della curva di Via Madonna delle Virtù, ma… chissà che l’ installazione con la scultura di Dalì non si riveli soltanto una situazione provvisoria. Non escluderei comunque la presenza di ulteriori siti altrettanto interessanti ed opportunamente dislocati nella Città dei Sassi ed in posizioni ideali ed appropiate per la realizzazione e l’ inserimento di questo singolare quanto utilissimo strumento di misura del tempo.
L’ impegno di materiali, strutture e soprattutto l’ impatto ambientale con l’ intorno, oltre al messaggio di più profondo e significativo contenuto specifico, avrebbe (o potrà) comportato spese ben più limitate di realizzazione e gestione, conferendo alla passeggiata turistica ulteriori ed esclusive informazioni
attraverso l’ itinerario di visita alla Città dei Sassi e sulle peculiarità della loro stessa posizione in quel luogo e nel cosmo per quel preciso ed inconfutabile istante della loro vita.