A Matera si presenta “Malafemmena- Il femminicidio nella canzone italiana”

Dopo la sua Irsina e la vicina Altamura, il tour di presentazione di “Malafemmena- Il femminicidio nella canzone italiana” l’ultimo libro di Costantino Dilillo, il prossimo mercoledì 24 novembre -alle ore 17,00-  approda a Matera nella Sala Levi di Palazzo Lanfranchi. Segnatevelo. E’ un appuntamento che vi consigliamo di non mancare. E vi spieghiamo il perchè.

Costantino lo conosciamo da tempo, pensiamo non ci sia sfuggito nulla della sua produzione apprezzando -come spesso accade- qualche libro di più ed altri meno- ma quest’ultimo “Malafemmena” è sicuramente quello che si colloca al vertice della nostra personale preferenza. Quantunque tutto sia soggettivo, ovviamente.

L’abbiamo letto tutto d’un fiato la stessa sera che lo abbiamo comprato, nel mentre ci eravamo proposto di scorrere solo qualche pagina per averne un assaggio. E non capita spesso che un libro ti prenda in questo modo. Costantino, con questa sua precisa ed acuta disamina dei testi di tante canzoni appartenenti al vissuto di ognuno di noi, diciamo che riesce a farci sentire persino in colpa per averle cantate così tante volte (noi strimpellando la chitarra dall’età di 13 anni) senza che mai ci fossimo resi conto (o senza che mai avessimo dato il senso che lui fa emergere da quelle parole) del substrato che si portavano dietro quei testi. Quel pregiudizio verso le donne,  quel proibizionismo erotico e sentimentale imposto loro da convenzioni che invece riconoscono tutto legittimo per il maschio. Con la delusione amorosa che diventa occasione per replicare uno stereotipo di donna descritta a tinte fosche (vipera, malafemmena) e che non merita di essere amata, specie se è già stata con altri…fino ad evocare la sua uccisione. Quelle parole noi non le avevamo “decriptate” come ora ci costringe a fare Costantino.

Scagli questo libro (dopo averlo comprato e letto) contro se stesso chi ha suonato e/o cantato “La canzone del sole” di Lucio Battisti (quella con quei tre accordi che tutti i principianti della chitarra imparano tra le prime) avendo compreso che anch’essa si ascriveva nel filone della donna “busciarda” e “zoccola” a cui l’uomo fa domande per sapere ma sa già di non poter avere risposte veritiere “tanto non me lo dirai“.  E con quel “diventare quel che sei” che fa il paio con “oggi so chi sei” di Salvatore Adamo (Non sei tu) e “se non sapessi chi sei” di Gino Paoli (Un po’ di pena), che bolla l’essere diversa dallo schema di angelo, fedele, senza storia e vita propria.

Con un excursus che va dalla cultura classica, passando dai testi di canzoni del secolo scorso sino ai giorni nostri, questo libro si rivela essere uno utile strumento nella battaglia contro il “femminicidio” (neologismo di recente conio per definire l’assassinio di una donna da parte di un suo compagno d’amore per ragioni legate al proprio rapporto sentimentale) perchè ci dice che la società deve riflettere ed intervenire sulle premesse culturali in cui esso matura e si consuma. Altrimenti non farà passi in avanti significativi.

Perchè occorre fare terra bruciata intorno ad ogni indulgenza, come quella che ha portato a considerare nella legislazione italiana sino al non lontano 1981 una attenuante il “delitto d’onore” ed a riconoscere solo pochi anni fa il reato di “stalking“.

Che bisogna superare definitivamente la doppia morale in base alla quale uomini e donne rispetto al sesso hanno diritti e doveri diversi. E che è illusorio pensare di far diminuire le violenze se non si insegna con la nettezza che serve che una donna non può essere trattata come un oggetto e che la sua autonomia e dignità sono inviolabili.

E che non ha senso giustificarsi con un “Ho difeso il mio amore” l’aver portato a scrivere su una pietra una data tragica solo perchè “poi venne un’altro” che te la strappò di mano.

Il libro si chiude con in appendice due preziosi scritti della psicologa e psicoterapeuta Patrizia De Luca (Labirinti traumatici) e della sociologa Maria Bubbico (La parità di genere è un diritto umano). Anch’essi utilissimi, chiarissimi e utilizzabili pedagogicamente.

Insomma, questo prezioso lavoro di Costantino Dilillo, proprio grazie all’originale registro che sceglie per indagare le radici di questo odioso fenomeno, si rivela essere un ulteriore ottimo strumento per continuare a parlare, educare, spingere a ragionare e comprendere ciò che ancora sfugge di una tara culturale ancora sotto traccia che continua a condizionare così pesantemente il nostro vivere quotidiano.

Presentandolo in ogni luogo, magari tra essi le scuole, e magari regalandolo a Natale, facendo così cosa buona e giusta utile a favorire ed accelerare una presa di coscienza ampia e sempre più urgente.

Ecco a seguire una intervista all’autore negli studi di TRM:

Related posts

Rispondi