Appelli alla memoria, a non voltare lo sguardo da un’altra parte, facendo finta di nulla per non dimenticare, per opportunismo o per i compromessi della politica di bassa lega ammantata di tanto grigiore che a colpi di spugna mette da parte storia, sacrifici, conquiste per la libertà e la democrazia, citati nella Costituzione. E allora figure come Carlo Levi, Pietro Calamandrei e tanti ignoti cittadini e cittadine vanno ricordati sempre , come ricorda Città Plurale, per una alternativa di società da non dimenticare.

Per il
25 aprile 2021 
Festa della Liberazione
Avevamo vent’anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch’ è in mano nemica 
vedevam l’altra riva, la vita, 
tutto il bene del mondo oltre il ponte. 
Tutto il male avevamo di fronte, 
tutto il bene avevamo nel cuore, 
a vent’anni la vita è oltre il ponte, 
oltre il fuoco comincia l’amore. 
(tratto da “Oltre il Ponte” di Italo Calvino)
L’Associazione Città Plurale, aderisce alla iniziativa e al Manifesto dell’ANPI nazionale “Strade di Liberazione” e “Spuntò l’Alba”, per ricordare la giornata del 25 aprile “Festa della Liberazione” dal nazifascismo, affinché la memoria venga tramandata alle nuove generazioni. Vogliamo celebrare questa giornata anche con il ricordo di un uomo, che molto ha significato per Matera, per la Basilicata e per l’Italia: Carlo Levi. Vogliamo ricordarlo, attraverso alcune tappe che hanno contrassegnato la sua vita e il suo impegno contro il fascismo. Nel 1929 nasce il movimento Giustizia e Libertà, fondato da Carlo Rosselli a cui Levi aderì. L’ostilità di Levi al fascismo prendeva le mosse dalle peculiarità proprie dell’arte fascista, ritenuta dal pittore torinese la forma visibile dell’oppressione e della censura artistica del regime fascista, a cui Levi opponeva invece una piena libertà di espressione. L’impegno politico di Levi subì una prima battuta d’arresto il 13 marzo 1934, quando venne arrestato ad Alassio e internato nel carcere di Torino. Rilasciato, fu arrestato nuovamente nel maggio del 1935, e dopo un breve soggiorno nel carcere di Regina Coeli a Roma, venne condannato a tre anni di confino da scontare nel piccolo paese lucano di Grassano, in provincia di Matera. Il prefetto di Matera infatti, per timore dell’arrivo di bagagli e persone che potessero sfuggire alla censura, propose il trasferimento di Levi da Grassano ad Aliano, in cui Levi resterà fino al maggio del 1936. Il confino di Levi, ebbe termine, infatti, il 20 maggio del 1936, quando il ministero degli interni dispose la liberazione dei confinati politici in occasione della proclamazione dell’Impero. Tornato a Torino, riprese contestualmente l’attività politica e artistica. L’anno seguente fu segnato dalla morte di Carlo e Nello Rosselli, assassinati in Francia da alcuni fascisti francesi, su ordine del regime fascista italiano. La promulgazione delle leggi razziali in Italia nel 1938 costrinse Levi a rifugiarsi in Francia a La Baule, presso St. Nazaire in Bretagna. Nella primavera 1941 fece ritornò in Italia, stabilendosi a Firenze, e l’anno seguente aderì al Partito d’Azione, divenendone uno dei principali animatori. Nell’aprile del 1943 Levi venne arrestato e internato prima al carcere torinese de Le Nuove e poi alle Murate di Firenze, dove rimarrà fino al 26 luglio di quell’anno. Dopo la liberazione di Firenze nel 1944, partecipò come rappresentante del Partito d’Azione al Comitato di Liberazione Toscano, assumendo la conduzione del quotidiano del CLN La Nazione del Popolo. Nel Giugno del 1945 si trasferì a Roma, dove assunse la direzione de L’Italia Libera, organo nazionale azionista, partecipando a diverse iniziative e inchieste politico-sociali sull’arretratezza del Mezzogiorno.
Oggi come allora siamo in campo contro il fascismo, il razzismo, il sessismo, la guerra e ogni forma di colonialismo, contro un modello economico e sociale basato sullo sfruttamento delle persone, sulla divisione fra vite degne e vite da scarto e su una relazione predatoria con i beni comuni e la natura. Settantasei anni fa la lotta partigiana liberò l’Italia dal nazi-fascismo e tre anni dopo si riscrisse il patto sociale attraverso una delle Costituzioni più avanzate del mondo.
“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.” (Piero Calamandrei)
Oggi come allora siamo in campo per un’alternativa di società e per non dimenticare.

Associazione Città Plurale