Un invito ai cittadini a segnalare le opere incompiute di Matera del suo territorio al fine di fare un censimento, una mappatura per avere una prima contezza del patrimonio inutilizzato e farne una schedatura completa e minuziosa. E’ l’interessante iniziativa lanciata da Volt Matera.

L’operazione potrebbe essere il primo passo per ripensare, ed eventualmente terminare, riconvertire o riproporre questi “tesori” che avrebbero dovuto dare brillantezza a quartieri e rioni e invece sono rimaste fredde e antiestetiche colate di cemento.

Di seguito la nota integrale:

 

Quante e quali sono le opere pubbliche nel territorio di Matera che sono rimaste delle incompiute, o magari sono state terminate e poi abbandonate? E quanto sono costate? Volt Matera ha deciso di fare un censimento di queste “cattedrali nel deserto”: alcune sono sotto gli occhi di tutti, perchè possiamo vederle quotidianamente, altre, invece, letteralmente dimenticate o addirittura sconosciute.

 

La “Caccia ai tesori dimenticati” è un censimento collettivo, che si comporrà anche grazie alle segnalazioni dei cittadini, che potranno identificare l’opera attraverso una foto, indicare l’ubicazione ed eventualmente fornire altre informazioni di loro conoscenza: anno di realizzazione o di avvio del cantiere, costi sostenuti dalla collettività, funzione per la quale era stata pensata, …

 

Le segnalazioni potranno essere inviate attraverso il sito internet www.voltmatera.it.

Volt svolgerà un approfondimento su ogni segnalazione per avere una scheda con tutte le informazioni per ogni tesoro dimenticato e, infine, evidenziare le ragioni che non hanno consentito di consegnare il bene alla collettività: finanziamenti terminati o revocati, contenziosi in corso, inerzia politico-istituzionale o amministrativa.

 

“L’iniziativa consentirà di avere a disposizione una anagrafe e un monitoraggio di queste opere, e verificare la possibilità di restituire alla città dei veri e propri tesori – afferma Eustachio Follia, coordinatore di Volt Matera -, investimenti che finalmente potrebbero essere utilizzati per gli obiettivi per i quali sono stati progettati, o anche essere destinati a nuovi utilizzi. Siamo consapevoli che sbloccare un’incompiuta sia essa stessa un’impresa, ma non si può rinunciare a priori al tentativo di recuperare almeno qualcuna di queste opere – conclude Follia -, sarebbe un grande traguardo riuscire a restituire alla città anche uno solo di questi tesori: significherebbe recuperare milioni, forse decine di milioni di euro”.