Sono tante le persone care che abbiamo perso e che continuiamo a perdere a causa dell’epidemia da covid, nonostante la diminuzione dei ricoveri ospedalieri ma con un aumento – parliamo di Matera- dei contagi e, si spera dei vaccini per contrastarli. Quel “si poteva evitare ?” ci rincorrere – come ricorda Antonio Serravezza- si punta il dito su quello che andava fatto per contenere il numero di contagi e quindi dei decessi. La vicenda dell’assenza di covid hotel, di alternative per scontare la quarantena per quanti non hanno altro che la propria abitazione rispetto a mansarde, tavernette o seconde case, è emblematico di quanta scelleratezza abbia portato a contati e decessi. Eppure i due sindaci, Raffaello De Ruggieri e Domenico Bennardi, avevano individuato anche le strutture ma le ‘’strategie’’ regionali in materia di covid hanno stoppato tutto. Sul perché e sul per come ? Non se ne sa nulla a Matera come in altri centri della Regione. E poi i tagli alla medicina del territorio, ai servizi di prevenzione, sacrificati per un disegno di accentramento di funzioni ospedaliere che hanno via via ridimensionato l’ospedale Madonna delle Grazie e con una Asm ora affidata (dopo un anno) a un commissario in attesa di espletare il bando per il nuovo direttore generale. Tutto questo in una regione dove la popolazione anziana è in aumento, a causa di emigrazione e spopolamento. Una prece. Qualcuno pensa a un parco della vita per le vittime da covid, come hanno fatto a Bergamo. Altri ad applicare la massima ‘’non fiori ma opere di bene’’. Appunto. Servono fatti perché i lutti, non ancora terminati dell’epidemia da covid 19 non si ripetano.

Quando tutto sarà finito…usciremo, riempiremo le strade, ma soprattutto ci ritroveremo. Per essere eroi non c’è bisogno di superpoteri. Cosa faremo quando tutto questo sarà finito? Cosa farò io? Che cosa farò io, però, è poco importante. Il mio disagio non è niente in confronto al dolore vero che stanno vivendo altri. Penso a quelli che hanno perso i loro cari, a coloro che non hanno più un parente, un amico, un genitore, un nonno. La risoluzione è nei nostri comportamenti giornalieri e vorrei sensibilizzare tutti coloro che continuano a pensare che il virus non esiste che a loro non succederà mai nulla. Voglio rivolgermi a coloro che quando sarà finito penseranno a cosa avrebbero voluto fare con la persona che ora non c’è più, per coloro che all’ora di pranzo dovranno abituarsi a mettere un posto in meno a tavola, a coloro che dovranno prendere una pizza in meno perché quel loro caro amico con cui uscivano sempre con ce l’ha fatta. E’ tutto triste se pensate a chi prima di andare a dormire non dovrà mandare la buona notte all’amore di una vita. Il mio pensiero va a tutti voi, perché quando tutto questo sarà finito non avrete un appuntamento, una riunione di famiglia o una festa tra amici ma un immenso vuoto da colmare, uno spazio da riempire. Voglio dire ai miei amici concittadini che non siete soli, così come pensate di esserlo adesso. Noi, infatti, come sempre siamo stati e lo saremo una grande e unita comunità, vi dico che non so cosa faranno, cosa faremo, quando tutto questo finirà. Voglio solo che tutti noi torniamo di nuovo ad essere felici. In questo momento è più importante dire cosa facciamo. Noi adesso continuiamo a seguire i protocolli e rispettiamo le raccomandazioni. Significa che noi restiamo a casa, non usciamo, seguiamo le regole perché non vogliamo essere tra quei cuori spezzati.