A margine dell’audizione dell’ASI Potenza in III Commissione, il consigliere Vincenzo Acito chiama la Regione a realizzare un nuovo piano industriale che punti allo sviluppo di infrastrutture e serzo Acitovizi per fornire strumenti di crescita all’indotto.

L’intervento del dottor Aniello Ertico, Commissario dell’ASI Potenza, –scrive il consigliere regionale Vincenzo Acito di Forza Italia– ha messo in evidenza serie di criticità stratificate negli anni, “ed anche in questa circostanza, concedetemi un passaggio politico, siamo responsabili in quanto classe politica, ma come in altri settori, stiamo ereditando questa ed altre situazioni complesse, che ci toccherà risolvere con prontezza e determinazione”.  

Ertico aveva già incontrato, nei mesi passati, i rappresentanti del gruppo consiliare di Forza Italia, ed Acito ricorda “ero uscito da quell’incontro con un grande senso di impotenza, non riuscivo a capire che ruolo potessi avere io, in qualità di consigliere regionale, per incidere sulle soluzioni. Oggi, in Commissione, viene ufficializzata una situazione al collasso, viene verbalizzata dando mandato ad una maggioranza e ad una minoranza, di prendere la situazione nelle proprie mani, con delega di chi ha competenze ma non poteri, i poteri sono della politica che deve assumersi la responsabilità di intervenire in tutto questo.”

Il consigliere forzista così prosegue: “E’ emerso anche il concetto di “Sviluppo coloniale” come base dello sviluppo industriale che ha connotato la Basilicata negli ultimi anni. Un esempio per tutti, si intende l’impresa nel mero aspetto immobiliare, fare i capannoni e fittarli o rivenderli, senza pensare alla fase successiva che è comparto produttivo, al marketing, l’attrattività, zero di tutto questo. La stessa questione Fiat ci è calata dall’alto, e tutto l’indotto che si è creato è stato trascinato, ma lì noi come Regione avremmo dovuto garantire una maggiore crescita dell’indotto, non solo perché c’è la casa madre, ma perché ci sono servizi da offrire competitivi, e invece zero! Oltre all’urbanizzazione, null’altro è stato garantito, e questo vale anche per la Val Basento.

Parliamo poi di Zone Economica Speciale (ZES) che riguarda, in Basilicata, anche due aree industriali dichiarate Sito di interesse nazionale (Sin) per l’inquinamento. Si è agito, fino ad ora, come se la defiscalizzazione promessa sia il solo attrattore, senza considerare che le aziende dovranno mettere a budget forse anche i costi ed i tempi di una eventuale bonifica.

Questa amministrazione è in carica solo da qualche mese, e quelle di cui parliamo oggi sono le conseguenze delle strategie industriali del passato, la strategia industriale “zero assoluto” che ha caratterizzato questa Regione fino ad oggi, perché era più semplice fare la connivenza degli amici degli amici, e meno semplice sarebbe stato impostare una politica industriale che fosse competitiva in un contesto extraregionale.

Questi temi vanno portati all’attenzione del Presidente Bardi e dell’assessore competente, le decisioni sono della Giunta, e noi potremo sicuramente avallarle in Consiglio.

Importanti diversi punti del discorso di Ertico, fra cui quelli del patrimonio disponibile e la sua probabile alienazione, considerando che sulla carta vale 4 milioni di Euro ma nei fatti la quotazione potrebbe spingersi a 33 mio, la necessità di modificare la figura giuridica del consorzio, l’opportunità di definire le tariffe assieme all’Ente di Governo per i Rifiuti e le Risorse Idriche della Basilicata (EGRIB).

Ma soprattutto, quello che deve fare la politica oggi, è dare il via alla stagione della politica industriale della Regione, che deve cominciare oggi, partendo da questo problema che va trasformato in una opportunità.

Per far ripartire la produttività bisogna rendere competitiva la nostra Regione, realizzando aree industriale dotate di fibra, perché la “nuova economia” ha altre dimensioni ed altri obiettivi. Dobbiamo pensare di fare politica industriale con i costi dell’energia, ad esempio progettando di fornire energia al comparto industriale con l’utlilizzo di pannelli fotovoltaici, o di pale eoliche che possano servire l’investimento industriale.

Se non creiamo queste condizioni non attrarremo nessuno di interessante, dobbiamo creare le condizioni per diventare appealing agli occhi di chi oggi fa economia e investe capitali. E se non creiamo queste condizioni di convenienza resteremo sempre la regione al margine, credendo che la nostra fortuna siano fiat ed il petrolio, dove il sub-appalto è la parola magica che fa lavorare i nostri imprenditori, che però così sono destinati a non crescere mai, a non diventare mai titolari del processo di sviluppo.

La nostra responsabilità politica è questa, dobbiamo cambiare i paradigmi nella politica industriale se vogliamo veramente voltare pagina”.