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Usa: “Cuba ha 300 droni pronti a colpirci”…i soliti pretesti per aggredire uno stato sovrano.

L’imperialismo USA che oggi si esprime con una sfrontatezza senza precedenti, usando tutte gli strumenti per strangolare uno Stato che vuole assoggettare: prima lo affama e lo mette in crisi economica e sociale con sanzioni e blocchi, poi se è necessario interviene militarmente per impossessarsene.  Inventando balle, come le famose “armi di distruzione di massa” per l’Iraq, il narcotraffico per il Venezuela ed ora la barzelletta dei 300 droni che avrebbe nascosto Cuba e che costituirebbero una “minaccia” per il grande impero USA. La verità è che in una condizione di declino sempre più evidente esso, cerca di accapparasi quanto più può, a cominciare dal cortile di casa. Si è preso il petrolio venezuelano e  si vaneggia su annessione, nell’ordine, di Canada, della Groenlandia, del Messico. Ma nel mentre sta andando alquanto male -al momento- per le mire di acquisizione del petrolio dell’Iran, lo zio Sam prova a chiudere l’antica pratica di Cuba. Una spina nel fianco che vorrebbe finalmente togliersi. La situazione sull’isola sembra essere sempre più drammatica. E nel mentre vi sarebbero anche dei colloqui avviati (sulla cui affidabilità è alquanto lecito dubitare, vedi Iran) già si affilano le armi per chiudere la partita con la regola del più forte. Un pò di bombardamenti, distruzione, pretesa della resa incondizionata. Ed è a questa opzione che sembra essere finalizzata la notizia fatta filtrare dall’intelligence USA e riferita dalle agenzie di stampa (AXIOS): “L’Avana avrebbe accumulato dal 2023 oltre 300 droni da combattimento forniti da Russia e Iran, nascondendoli in diverse aree strategiche dell’isola.” Cosa che viene considerata “una minaccia crescente“. Sempre secondo queste fonti: “il regime cubano starebbe valutando possibili impieghi dei velivoli senza pilota contro obiettivi sensibili come la base navale Usa di Guantánamo, navi della Marina militare statunitense e perfino Key West, in Florida.” Addirittura si parla “della presenza di consiglieri militari iraniani nella capitale cubana e di nuovi contatti tra il governo di Miguel Díaz-Canel e Mosca per ottenere ulteriori equipaggiamenti militari.” A nulla serve, ovviamente, la secca smentita delviceministro degli Esteri, Carlos Fernández de Cossío che ha detto: “Lo sforzo anticubano allo scopo di giustificare senza alcuna scusa un’aggressione militare si intensifica di ora in ora, con accuse sempre più inverosimili.” Mentre per Bruno Rodríguez, capo della diplomazia, Washington vuole isolare la nazione: “Senza alcuna scusa legittima, il governo degli Stati Uniti costruisce, giorno dopo giorno, un fascicolo fraudolento per giustificare la spietata guerra economica contro il popolo cubano e l’eventuale aggressione militare. Gli Stati Uniti sono il paese aggressore. Cuba, il paese attaccato, protetto dal principio di legittima difesa”. Tutto questo nell’incertezza delle solite dichiarazioni apparentemente contraddittorie di Trump che a ridosso del viaggio in Cina ha affermato che Cuba ha bisogno degli USA perché “è un Paese fallito”, salvo poi minacciare che l’isola sarebbe la “prossima” preda dopo il Venezuela. Nel mentre è dal 29 gennaio che con un ordine esecutivo il Presidente USA ha stabilito che “le pratiche e le azioni del Governo di Cuba costituiscono una minaccia insolita e straordinaria… per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti” e  bloccata la vendita di petrolio all’isola, con tutte le conseguenze nefaste per la popolazione.

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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