Le competenze dell’Unione Europea. Fonti e strumenti d’informazione ”… insegnate ai giornalisti, su iniziativa dell’Ordine della Basilicata, durante gli eventi di Materadio, la festa di Radiotre…che ha avvicinato anche cittadini comuni alla singolare ”lezione” tenuta all’aperto, in piazza Vittorio Veneto,  dai funzionari dell’Unione Europea Ewelina Jelenkowska e da Emilio Dalmonte.

E conoscerne ordinamenti, procedure, funzioni, competenze significa capire la differenza tra Europa e Unione Europea, perchè certe cose l’U.E può farle o non può farle, superando luoghi comuni, diffidenze e verità dette o intuibili, che spesso allontanano cittadini da istituzioni vicine ma anche lontane.

Colpa di un tema che sembra avere scarso appeal sugli organi di informazione, a meno che non si tratta di fatti eclatanti- in parte strumentalizzati- che finiscono con l’alimentare paure, polemiche e diffidenza: dall”influenza aviaria alla mozzarella da produrre con latte in polvere, alle politiche dell’immigrazione . Ma è anche vero, come è stato ampiamente spiegato sul piano tecnico dai relatori, senza risorse e scelte precise, l’azione dell’Unione che si esercita con strumenti, organismi e procedure incentrate sulla trasparenza- rischia di bloccarsi sulla capacità o volontà attuative dei singoli governi.

E  la ”palla” delle responsabilità torna alla politica, auspicando che sappia operare con lungimiranza, programmazione… per evitare ammonizioni, richiami, che non sono mai affidati al destino ”cinico e baro”.

Se ci fosse maggiore informazione, cominciando dalla scuola, i ”cittadini dell’Unione europea” prenderebbero almeno la sufficienza. La materia, purtroppo, non esiste se si pensa che la vecchia ”educazione civica” per la conoscenza della Repubblica Italiana è stata  soppressa o diluita in materie e progetti allargati… dalla dubbia consistenza formativa.

franco e vito twittfranco twitter

”Asinite” istituzionale diffusa?  Quanti ci rappresentano, spesso, non vanno aldilà degli interventi su questa o quella materia al consiglio d’Europa, al Parlamento o nei vertici tematici.

Quando si parla d’Europa? Quando non si riesce a spendere le risorse dell’Unione o con gli spot per la campagna elettorale. La prima giornata formativa ha offerto spunti per tante domande da parte dei colleghi: Politica agricola comunitaria, lobby tra Banca centrale europea e Paesi forti, asse Francia-Spagna, euro, questione Grecia, prospettive e potere contrattuale sul Trattato transatlantico su commercio e investimenti ( TTIP) con gli Stati Uniti in particolare, energia, commissione, politiche di immigrazione  e di asilo (che esiste ma con tante contraddizioni attuative) e altro ancora, tirato fuori da cittadini sulla necessità di avere una Costituzione europea e di qualunquisti…che se la sono presa con gli strapagati parlamentari del BelPaese o con l’aumento dei prezzi che penalizza i pensionati.

La cronaca della giornata è finita su @europainitalia #Materadio2015 @Radio3tweet pic.twitter.com/dh817b2fsG.

Anche questo è un modo per ridurre le distanze con l’Unione. Un cinguettio per coprire il gracchiare di cornacchie e di altri volatili che planano, a volte a torto a volte a ragione, nei bassi cieli  di un concetto d’ Europa che ha bisogno di nuova linfa e di scelte coraggiose per volare alto…Cominciano con l’Inno alla gioia e facendo garrire le bandiera con i 28 Stati del vecchio continente.