Giusto oggi 13 giugno 30 anni fa, nel 1996, si spegnava a Matera Franco Moliterni, che gli amici ricordano con il nomignolo di ”gorilla” per quella sua tenacia nel raggiunge re i luoghi più impervi del Parco delle chiese rupestri, al quale dedicò due pubblicazioni sul ”Villaggio Saraceno’ e sulla ”Civiltà rupestre a Matera”. Lo hanno ricordato con un post da passaparola gli amici di sempre ”zio” Rocco Castellano, camminatore per eccellenza, Pasquale Di Pede e Carmine Amoroso e quel Gianfranco Lionetti è stato tra i primi conoscitori del Parco in lungo e in largo. Ognuno ha un ricordo un pensiero che spaziano tra i tanti momenti vissuti insieme fino all’ultimo giorno, quello del funerale, con l’ultimo salutato brioso con la nota della banda che intonò ”L’Internazionale” e le bandiere ambientaliste e animaliste di Legambiente e Lav. Ricordiamo perfettamente. E ricordiamo quell’incontro dell’estate del 1992 a ”La Catusa” di San Giorgio Lucano a ridosso di Terranova del Pollino, con Franco e sua moglie Maria che con bastone e zaino avevano fatto un bel po’ di chilometri. Con noi c’era la nostra primogenita Silvia, di appena sei mesi. E loro due ci invitarono ad educarla alla natura. ” Noi siamo niente- disse Franco. La natura è tutto, rispettiamola”. Una frase che racchiudeva tutto il suo pensiero e la voglia di vivere con e per la natura fino alla fine. Il Parco, i parchi della Basilicata gli devono tanto. Non dimentichiamolo. E non sarebbe male che il nostro Parco gli dedicasse un sentiero. Magari quello che porta al Villaggio Saraceno…
IL RICORDO DI ANTONIO NACCI. QUELLA MOSTRA FOTOGRAFICA DEDICATA A FRANCO

”Ho conosciuto Franco – ricorda Antonio-proprio nella primavera di quell’anno quando come presidente della sezione di Matera del dopolavoro della Telecom abbiamo organizzato delle escursioni sulla Murgia Materana grazie alla sua straordinaria conoscenza dei luoghi.Purtroppo non potemmo gioire insieme a lui quando a conclusione di quelle passeggiate concludemmo l’iniziativa con una mostra fotografica allestita negli ipogei di Piazza S. Francesco che ovviamente dedicammo alla sua memoria”
