Trump nel suo confusionario modo di affrontare le vicende internazionali, ha il merito di esporre alla luce del sole senza infingimenti quella che è stata da sempre la politica estera USA (indifferentemente che l’inquilino della Casa Bianca fosse un dem o un repubblicano): the America first! Prima gli interessi USA, poi quelli degli altri. Piegando a questo fine opportunistico anche gli interessi degli alleati. E lo ha fatto dall’ultimo dopoguerra mettendo il proprio tallone militare in ogni parte del mondo in cui ha disseminato centinaia di basi militari e con cui ha esercitato/esercita una influenza che deborda in modo invasivo sino a condizionare la vita democratica degli stessi. Con una pretesa di allineamento alle proprie politiche imperialistiche da parte dei governi che è sempre avvenuta, con le buone o con le cattive. Il collante “ideale”, si fa per dire è stato l’anticomunismo che è stato il carburante della guerra fredda e della costituzione della NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord), fondata il 4 aprile 1949 con il Trattato di Washington. A cui, il 14 maggio 1955 seguì, come reazione all’entrata nell’alleanza atlantica della Germania Ovest, la costituzione del Patto di Varsavia. Nel 1989 è caduto il Muro di Berlino, è caduta l’URSS e il Patto di Varsavia si è dissolto. Allora andava fatto lo stesso con la NATO. Invece, non solo non la si è sciolta ma la si è fatta allargare come un riccio a dismisura ad Est -su input USA e per i suoi interessi strategici- nonostante ci fosse stato l’impegno esplicito con la Russia a non farlo. Risultato finale è il conflitto in corso in Ucraina che -a furia “di abbaiare alla porta della Russia” come diceva Papa Francesco- prima o poi doveva scoppiare. Con tutte le conseguenze di lutti e danni in primis a danno del popolo ucraino, vittima sacrificale sull’altare degli interessi USA. Ma anche una sciagura per tutta la UE che di fatto è stata costretta a recidere gli ottimi rapporti che sino ad allora aveva con la Russia, anche con questa di Putin (c’era sempre lui anche prima), e che sta pagando in prezzo altissimo sia economico che di postura internazionale. UE che ora è stata lasciata con il cerino acceso di una guerra in mano, sempre più incapace di spegnerlo avendo scelto di dismettere la sua naturale propensione alla diplomazia e calandosi sulla faccia la maschera truce ed innaturale di guerrafondaia. Una UE che ha accettato supinamente di farsi condurre dall’amico americano in questo cul de sac da cui non riesce ad uscire. Uno strano amico che gli impone dazi e pretende acquisto di gas e armi a caro prezzo. E se questi sono gli amici, dai nemici cosa dovermmo aspettarci? Ma non è che sarebbe il caso di cominciare a rivedere a distanza di ottant’anni le categorie di amici e nemici? Non è che a distanza di ottantanni dovremmo riprenderci la sovranità sul nostro territorio, su cui sono insediate, da allora, truppe straniere e siti missilistici che ci fanno diventare target militari da parte dei Paesi contro cui essi sono puntati? (Vedere la reazione dell’Iran -aggredita- contro le basi USA nei vicini Paesi arabi). Ora c’è una opportunità. E ad offrircela su un piatto d’argento è proprio l’amico americano che, offeso perchè -quelli che riteneva sudditi ubbidienti- non lo hanno seguito nell’attacco illegale all’Iran, minaccia di andarsene con i suoi militari dall’Italia e da altri Paesi UE. Non sarebbe il momento di rispondere: “Caro Donald vuoi andartene, please, accomodati, fai le valige e torna a casa armi e bagagli”? Non c’è nemmeno l’imbarazzo di doverlo decidere noi, unilateralmente. Si tratta solo di accompagnarli educatamente alla porta. Ma, ovviamente, non accadrà nulla di tutto ciò. Servirebbero classi dirigenti nuove e svincolate da interessi, cultura e posture assunte in ottantanni di sostanziale occupazione. Con governi e Primi ministri che dovevano/devono essere graditi a Zio Tom, altrimenti nisba (con le buone o le cattive)……si sarebbe potuto chiedere conferma ad povero Aldo Moro, se solo non fosse andato a sbattere proprio contro questo ingombrante convitato di pietra. Eppure sarebbe ora di cominciare a pensarci seriamente e a riconsiderare le categorie degli amici e dei nemici in un mondo sempre più multilaterale in cui l’Italia e la UE avrebbero vita e prospettiva sicuramente migliore, senza la palla al piede dello Zio Tom. E con la sua storica postura di dialogo e buon vicinato. La nostra vera forza. Altro che armarsi fino ai denti. Ma bisogna farlo prima che quella palla al piede ci tiri sempre più giù.
Trump: 25% di dazi in più per UE, che replica “USA inaffidabili!”

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