La giornata della Shoah o della memoria, che ricorre il 27 gennaio 2020, potrebbe essere la data ideale per attribuire alla senatrice di origini ebraiche Liliana Segre – vittima di insulti e persecuzioni razziali, tanto da assegnarle una scorta-la cittadinanza onoraria di Matera ” città della pace e dei diritti umani”. E sarebbe, visto che la memoria in città latita…, la seconda cittadina di origini ebraicoaustriaca a riceverla. In precedenza, nel 2002, era stata la scrittrice Elisa Springer, internata ad Auschwitz, che avrebbe voluto donare a Matera un vasto patrimonio documentale sulla Shoah. Vennero anche individuata una possibile sede, gli ex locali della scuola media Alessandro Volta, ma la politica del tempo non seppe cogliere quella opportunità. Resta una associazione che porta avanti il suo insegnamento con quel numero , A-24020, che ricorda il braccio della scrittrice marchiato dai nazisti nel campo di concentramento. E proprio da un campo di concentramento venne composta da Hans Krasa un’opera sull’olocausto ” BrundiBar” , che il maestro e direttore del Conservatorio ”E.R Duni” di Matera – Saverio Vizziello- propone di eseguire in occasione dell’annunciato conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre. ” E’ un’opera triste- afferma Vizziello- composta per i bambini di un campo di internamento. Servirà a ricordare per non dimenticare e la musica può tanto, con una nota in grado di toccare i cuori di tutti perchè tolleranza, rispetto, identità e libertà vanno difesi. La musica salverà il mondo”. Ed è in grado di svegliare il mondo. L’improvvisato concerto di ringraziamento di Rostopovic 30 anni sotto il muro di una Berlino finalmente unita ha detto più tanti discorsi. Giriamo la proposta agli amministratori comunali,alle associazioni, agli uomini che guardano a una Italia, a una Europa e a un mondo da ricostruire di far vibrare le corde della solidarietà e della pace.

 

L’OPERA DA WIKIPEDIA

Brundibar, un’opera per bambini basata su l’opera teatrale di Aristofane, fu l’ultima opera che Krása completò prima del suo arresto da parte dei nazisti il 10 agosto 1942. Krása fu deportato presso il Campo di concentramento di Theresienstadt dove rielaborò Brundibar. Mentre era internato nel campo, produsse una serie di opere da camera anche se a causa delle circostanze, alcuni di questi non furono finiti.

L’OPERA DA WWW.MUSICVOICE.IT

Durante la Seconda guerra mondiale, i nazisti costruirono nei pressi della cittadina ceca di Terezín, all’interno di una grande fortezza, il campo di concentramento di Theresienstadt, dove furono rinchiuse decine di migliaia di ebrei, diversi dei quali vi morirono, anche se la maggior parte fu poi smistata negli altri Lager, soprattutto ad Auschwitz. In questo luogo transitarono anche alcuni artisti e musicisti di origine ebraica, tra cui anche il geniale compositore ceco Hans Krása, che vi fu rinchiuso nel 1942. Musicista straordinario e dotato di un talento precocissimo (al punto che sue composizioni scritte a soli undici anni entrarono fin da subito a far parte del repertorio internazionale), Krása, dopo aver studiato con un altro grande compositore dell’epoca, Alexander von Zemlinsky, si formò sulle opere di Mahler e di Schönberg. La sua fama, oltre che sulle mirabili composizioni da camera (come il quartetto per archi op. 2 e la struggente Passacaglia e Fuga per trio d’archi del 1944), si basa soprattutto sull’opera lirica per bambini Brundibár da lui iniziata nel 1938 e rappresentata in prima assoluta nell’orfanotrofio di Praga nel 1942, quando ormai era stato già deportato a Terezín. Il caso volle che pochi mesi dopo nello stesso Lager di Theresienstadt ritrovò quasi al completo il cast originario dell’opera. Nonostante gli stenti e le enormi difficoltà, Krása volle riproporre Brundibár in quel luogo di morte e riuscì a ricostruire l’intera partitura basandosi esclusivamente sulla propria memoria e su alcune parti dello spartito del pianoforte che ancora possedeva, adattandola a quei pochi e malandati strumenti musicali che riuscì a reperire nel campo, ossia un flauto, un clarinetto, una chitarra, una fisarmonica, un pianoforte, alcune percussioni, quattro violini, un violoncello e un contrabbasso.

Grazie ai suoi sforzi e all’entusiasmo dei piccoli interpreti, il 23 settembre 1943 Brundibár fu rappresentata a Terezín e replicata per ben cinquantacinque volte fino all’autunno dell’anno successivo. Nei primi giorni di ottobre del 1944, però, sia Krása, sia tutti gli altri interpreti furono mandati ad Auschwitz, dove trovarono la morte nelle camere a gas il 17 di quello stesso mese, insieme con due altri grandi compositori ebrei, Viktor Ullmann e Pavel Haas. La trama dell’opera, fortemente simbolista, narra di due poveri fratellini, Aninka e Pepicek, che hanno la madre malata e bisognosa di latte per guarire. Per raccogliere il denaro necessario sono costretti quindi a cantare nella piazza del mercato, ma qui un insensibile suonatore d’organetto, Brundibár (che rappresenta Hitler), li caccia con l’aiuto di alcuni venditori ambulanti e di un poliziotto. Però, grazie a un passero, a un gatto, a un cane e ai bambini del paese, Aninka e Pepicek riescono a cacciare Brundibár e a rimediare i soldi per comprare alla mamma il latte. Questa registrazione, che presenta l’opera in lingua italiana e nella versione orchestrale di Theresienstadt, è il frutto, come avvenne per i piccoli protagonisti di Terezín, di tanta passione e di tanto entusiasmo, sapientemente guidati da Lucia De Caro; buona anche l’esecuzione orchestrale.

Abbastanza buona anche la presa del suono con una discreta dinamica e una più che sufficiente riproposizione spaziale del palcoscenico sonoro.

Andrea Bedetti