Leggo sui giornali del grande entusiasmo che la visita alle stazioni FAL ha prodotto nell’assessore regionale Donatella Merra, fresca nominata. L’entusiasmo è stato tale che la stessa ha pensato che sarebbe bene estendere quella esperienza a tutto il Potentino.

Non sappiamo se questo intento dell’assessore si riferisce alle stazioni FAL del Potentino o a quelle nazionali di Trenitalia. Crediamo che per queste abbia poco da dire e poco da fare, non essendo materia regionale.

Dalle parole e dall’entusiasmo dell’assessore, invece, sembra di capire che ella ignori che le FAL non sono una ferrovia, ma, nei fatti, poco più che una linea ferrotranviaria con servizio locale, territorialmente assai circoscritto.

Non sono la ferrovia di Matera. Le ferrovie FAL, infatti, essendo a scartamento ridotto, non hanno inserimento nella rete nazionale. Si limitano a fare su e giù lungo un segmento di soli 60 km, per un’ora e mezza circa. Non trasportano merci.

A tutti gli effetti, sono una ferrovia in scala ridotta, che, nella distanza tra Matera e Bari, attraversando un discreto numero di paesi murgiani, raccoglie soprattutto pendolari. Non per nulla, nel linguaggio comune, si dice che sui suoi binari non viaggiano treni, ma “trenini”

L’assessore dovrebbe sapere che altre sono le aspirazioni della città di Matera, la quale, da 150 anni, si sta battendo per avere una vera ferrovia. Deve anche sapere che nuovi elementi e nuove battaglie condotte da una Associazione di privati cittadini hanno riportato la questione a livello nazionale.

Purtroppo, su questo argomento, la Regione è inerte. L’appello all’assessore Merra, perciò, è che, sul tema, ella si spenda senza risparmio, trascinando in questa battaglia l’intera Giunta, il Presidente, l’intero Consiglio regionale.

Trattasi, peraltro, di battaglia che non riguarda la sola città di Matera, ma la provincia di Potenza, la città di Potenza, la Basilicata tutta, la Campania e la Puglia. La linea Napoli-Potenza-Ferrandina -Matera-Gioia del Colle – Bari, infatti, dall’Associazione auspicata, non solo mette in contatto, finalmente, due città – Potenza e Matera, che da secoli si voltano le spalle – ma, soprattutto, unisce il Tirreno all’Adriatico, “bucando” il Mezzogiorno e creando, per ciò stesso, una grande infrastruttura che, al servizio non solo delle persone ma anche delle merci, va verso il resto del Sud, verso il Nord e, quindi, verso l’Europa.

Efficace è stato, di recente, l’intervento del sottosegretario Salvatore Margiotta, come, in passato lo fu l’interessamento della senatrice Antezza, dell’on. Vico e dell’on Latronico.Che sulla questione Matera Ferrovia Nazionale non abbia invece mai parlato il Sindaco di Matera, con Giunta e Consiglio comunale, non è meraviglia, anzi, nel disinteresse totale, purtroppo, c’è coerenza.

Ce ne dispiace. Nel Palazzo Comunale, infatti, si è convinti, insieme con Colamussi, che a Matera bastano le FAL. Lo dice anche il dossier 2019, che, auspicando una città “leggera”, scrive – letteralmente – che “non si vogliono realizzare grandi infrastrutture viarie o ferroviarie, ma favorire sistemi di smart mobility pubblica e privata a basso impatto ambientale”. E’ in questa logica che si è posta e imposta la eccessiva nuova stazione FAL.

Si è trattato di operazione consumata a livello di amministrazione comunale, sia pure consenziente il governo nazionale rappresentato dal ministro Lezzi, cinquestelle, e benedicente la on. Liuzzi, cinquestelle, oggi sottosegretario. Le FAL, ora, hanno due stazioni.

C’è la vecchia stazione, risalente all’inizio del secolo scorso, stile liberty, e quindi di chiaro valore culturale; e c’è la nuova stazione, ipermoderna, fuori tono rispetto ad un contesto storico-ambientale di primo Novecento. La sua progettazione, fuori di ogni concorso, fu affidata a Stefano Boeri, architetto di fama, ma lontano mille chilometri dalla città di Matera.

Contro quella stazione, appresa la notizia, con me, pubblicamente, presso l’hotel San Domenico, si schierarono almeno sei ex sindaci. Seguì, presso la sede comunale, un incontro con il Sindaco in carica, Raffaello De Ruggieri. A quell’incontro presi parte ancora una volta anch’io, insieme con i rappresentanti degli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti. Il Sindaco Raffaello De Ruggieri a tutti apparve molto attento alle obiezioni che gli si muovevano. Ingegneri e architetti non mancarono, fra l’altro, di fargli osservare che a Matera, se si vuole, ci sono intelligenze capaci di progettare una piazza che faccia storia, per cui, del resto, esistevano più progetti, emersi in vari concorsi banditi ed espletati. Almeno due erano stati dichiarati vincitori.

Inaspettatamente, invece, e convulsamente, cominciarono i lavori di costruzione della odierna stazione. Sindaco, Giunta e Consiglio comunale si assumevano una gravissima responsabilità nei confronti della città, “segnando” il suo presente, il suo passato e suo futuro di città capitale europea della cultura 2029. Della piazza, di fatto, che, con ricercata retorica, si dice di voler riservare a “incontri intergenerazionali”, ora rimane ben poco, altri spazi essendo stati riservati all’autostazione FAL. Non si avrà mai la piazza che si pensava dovesse segnare una svolta storica, destinata a sopravvivere nei decenni, se non nei secoli. Dopo Piazza Duomo, dopo Piazza Sedile (durata 350 anni), avremmo voluto una piazza per nipoti e pronipoti.

Solenne, sulla nuova stazione, è la scritta: “Ferrovie Appulo-Lucane – Stazione centrale di Matera”; altrettanto solenne è la freccia- cartiglio To trains – Ai treni, in lingua inglese e in lingua italiana, al plurale. Scendendo verso il tunnel, purtroppo, l’assessore non troverà che una sola carrozza, forse un discreto convoglio, oscillante navetta fra Matera e Bari, certe volte con cambio ad Altamura.

Che se poi lo stesso assessore vorrà partire da Matera o venire da Bari a Matera, badi a non farlo di domenica o nei giorni di festa. “Mirabile dictu”, le “littorine” Fal – qualcuno le chiama ancora così – non “camminano” nei giorni di festa. Il che significa che, per coerenza, tutte le attività turistico – culturali della città di Matera, in quei giorni, per assenza di clienti, dovrebbero chiudere i battenti. In giro si dice che le corse domenicali e festive saranno presto istituite, proprio al servizio dei turisti.

All’inizio dell’anno, per i primi di aprile, ciò era stato solennemente conclamato dal ministro Lezzi. Siamo a novembre. In verità. tutto lascia credere che sulle carrozze FAL, tagliate fuori dai collegamenti nazionali, di turisti ne arriveranno comunque pochi, come pochi ne arrivano oggi, nei giorni feriali. Continueranno ad arrivare – servizio sociale – solo normali viaggiatori pendolari che, tra Matera e Bari, si muovono per ragioni di lavoro o per raggiungere il Policlinico. E’ impensabile che un turista prenda la linea Bari per poi dirigersi a Matera con ferrovia a scartamento ridotto e con cambio di stazione.

E quanto costerà? Si spera anche nello snodo intermodale di Serra Rifusa. Ma quanto costerà esso pure? Se funzionerà, le FAL saranno state declassate, da ferrovie in scala ridotta, in semplice tram cittadino. Un vero treno – in ogni caso – a Matera, per dirla con Pirandello, non fischierà ancora.

Il 13 p.v, in forma solenne, si inaugurerà la nuova, imponente stazione. Ci sarà il ministro Paola De Micheli; ci saranno, probabilmente, i nostri silenti quanto latitanti parlamentari materani della terza repubblica.

Ci sarà chi gli dirà, ad alta voce, che questa non è la stazione che Matera aspetta da 150 anni?

Che la ferrovia che aspettiamo è la Napoli-Potenza-Ferrandina-Matera- Gioia del Colle –Bari?

Notizie di cronaca dicono che il Sindaco si ripromette di farlo. Siamo ad una conversione?

Pur se tardiva, sappia, sig. Sindaco, che, se vera, essa sarà ben accetta.