Ci è mancato nell’anno di Matera ”capitale europea” della cultura, indicato da più parti, insieme alla sempre più utopica ferrovia dello Stato, come una delle lacune logistiche di quell’anno formidabile. Ed è mancato ai materani, agli appassionati di teatro, di danza, musica, cinema perchè una città senza teatro,e parliamo del ” Cineteatro Egidio Romualdo Duni”, è una città senz’anima come ripete Saverio ”Duni” Vizziello direttore del Conservatorio musicale cittadino.

Ma ora, con la chiusura di un lungo iter amministrativo e procedurale, che ha portato il Comune di Matera ad acquisirlo per 2,5 milioni di euro il 28 novembre 2019, al ”patrimonio ” cittadino, quell’anima può tornare a nuova vita. Ci sono risorse pubbliche per 4,5 milioni di euro del programma I.T.I e c’è un progetto che la vecchia proprietà privata del glorioso teatro, progettato dall’architetto Ettore Stella, ha donato al Comune.

E la consegna delle chiavi passate dall’ex sindaco Raffaello De Ruggieri al nuovo Domenico Bennardi, alla presenza di dirigenti comunali, curatori della pratica amministrativa, e del neo assessore alla Cultura Tiziana D’Oppido, è servita a riprendere la questione e con un impegno preciso del Primo Cittadino ad accelerare i tempi per mettere meno a progetto e cantiere perchè la somma a disposizione va investita entro il 2023.

Ma si farà prima -certamente- per le tante attese che i materani, gli operatori culturali, le associazioni hanno verso il vecchio e caro Duni e a patto che l’intervento si effettui all’insegna del restauro, del rispetto dei luoghi e di una architettura che è ”sotto gli occhi del mondo, insieme alla chiesa di Ludovido Quaroni realizzata negli anni Cinquanta al borgo La Martella”.

Naturalmente, ci mancherebbe, spazio all’innovazione tecnologia audio, luci e di tutto quanto attiene alle funzioni e all’economica del palcoscenico al rispetto delle norme di sicurezza, al confort. Il sindaco ha mostrato attenzione alle precisazioni venute dall’architetto Luigi Acito, autore di una proposta progettuale di restauro, che gli ha donato copia di una pubblicazione sul teatro Duni e ha assicurato – stringendo il mazzo di chiavi del Teatro- che metterà mano quanto prima all’intervento come è emerso dalle dichiarazioni emerse su una diretta social a fissare una data importante per Matera e che precede il compleanno per gli 85 anni dell’ex sindaco Raffaello De Ruggieri. Miglior regalo di questo non poteva esserci.

Amarcord del Duni. Dal progetto, al vincolo all’acquisto


”…E Conti e Latronico che erano i proprietari del Duni avrebbero potuto costruire delle palazzine, invece, incontrando il giovane architetto Stella che veniva da Roma, per dare una mano ad ammodernare la città un ruolo preciso -ha ricordato l’architetto Luigi Acito. Poteva diventare un supermarket. Ci opponemmo con una sottoscrizione e il libro che scrissi nel 1999 per far arrivare il vincolo è arrivato appena lo scorso anno. Il Duni resta teatro. E’ cresciuta la consapevolezza dei materani sull’architettura e questo è uno dei primi esempi di architettura organica in Italia, introdotta da Bruno Zevi nel 1945. Il progetto è del 1946 Il Duni e la Chiesa del Borgo La Martella sono le uniche censite nel Tocodoomo, una specie di Soprintendenza di architettura moderna nazionale. Quindi dobbiamo stare molto attenti. Recupero. Qui le categorie del recupero sono quelle del restauro. E anche dell’adeguamento funzionale per quello che riguarda la scena, il corpo misto ecc. Sento voci di persone che vorrebbero dividere la galleria dalla platea. Attenzione è l’Italia che ci guarda, forse l’Europa. Abbiamo gli occhi addosso per due opere, il Duni e la Martella, che hanno una analogia nella vetrata come si vede qui dal fovyer. Questa vetrata e questi pilastri sono un esempio di architettura organica…” E qui giunge la descrizione funzionale dei doppi pilastri studiati da Stella per il diagramma delle forze , con un doppio triangolo per rivelare la struttura. E poi la vetrata della chiesa che apre sul contesto verso l’abside e da qui all’uscita verso il paesaggio e la ruralità. Accanto al Duni, oltre la vetrata, c’è un giardino che sarà acquisito per l’economia del progetto. “Per cui -ha concluso Acito- Chiesa e Teatro Duni vanno salvaguardati in maniera assoluta e la speranza è che il recupero avvenga rispettando i criteri dell’architettura organica”.


E il sindaco Domenico Bennardi ha raccolto questo suggerimento con un ” Assolutamente –ha detto– l’Amministrazione comunale stara’ molto attenta,perchè è un bene architettonico. Ho fatto anche studi di architettura, ho dato un esame a Firenze, e mi sono emozionato nel vedere e apprendere che Matera fosse un caso positivo, studiando Quaroni, Aymonino. Abbiamo avuto architetti e urbanisti eccellenti. E allora dobbiamo fare in modo che anche l’architettura moderna, organica sia salvaguardata. A me ricorda tanto il Centre Pompidou di Parigi. In ogni caso dobbiamo affascinarci a questo bene architettonico e cercare di rispettarlo senza eccessive manipolazioni, stravolgimenti. Poi ho studiato anche restauro, per cui occorre rispettare quello che è il luogo per renderlo fruibile prima possibile, creando dei bandi di recupero e restituiremo ala città- grazie anche agli amministratori precedenti- questo bellissimo sito” .

Naturalmente c’è un progetto donato dai proprietari e agli atti del Comune, presentato il 6 dicembre 2015 dall’architetto Luigi Acito nel corso di una serata alla quale partecipò anche il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi. Proposta che è rimasta nel limbo anche perchè, come ha ricordato l’ex sindaco di Matera Raffaello De Ruggieri, ” non potevamo attivare il progetto perchè non eravamo ancora proprietari del Duni’‘.

E ha aggiunto:” Il Comune di Matera e il nuovo amabile sindaco Bennardi hanno un salvadanaio con 4,5 milioni di euro, che sono inseriti nei Po Fesr 2016-2020 per il restauro del Duni, che sono inseriti nell’ I.T.I istituto territoriale per gli interventi, che vanno spesi entro dicembre 2023“.

Bene, al lavoro. E un cantiere sotto l’albero. Si puo’..