Si sperava in una sentenza già nella giornata di oggi da parte del TAR di Basilicata, investito da una  istanza di impugnazione da parte di un gruppo di genitori materani -rappresentati dall’avvocato Giacomo Marchitelli- contro l’ordinanza emanata da Vito Bardi che ha disposto la chiusura delle lezioni in presenza su tutto il territorio regionale, sino al prossimo 3 novembre, delle primarie e secondarie di 1°grado (ma non i nidi e le scuole materne).

Invece il giudice con apposito decreto (Decreto TAR.202000271 – 20-11-2020 Scuole) ha disposto l’acquisizione di ”incombenti istruttori” entro le ore 12 di lunedì prossimo, 23 novembre e, presumibilmente a ridosso di questa data dovrebbe assumere una decisione nel merito.

Nel provvedimento-infatti-  si legge: “Ritenuto che ai fini della decisione occorre acquisire:
– tutti gli atti e documenti in base ai quali è stata emanata l’ordinanza impugnata, ivi compresa l’eventuale nota inviata dal Presidente della Regione all’Ufficio Scolastico Regionale ed i pareri preordinati all’emanazione della medesima ordinanza (oggetto di impugnativa); N. 00479/2020 REG.RIC.
– una dettagliata relazione di chiarimenti, corredata se del caso dell’opportuno sostegno documentale, sulle specifiche situazioni locali del sistema scolastico che imporrebbero nella regione una differenziazione, ulteriormente restrittiva, delle modalità di svolgimento della didattica rispetto al regime applicato a livello nazionale, nonché sulle effettive capacità funzionali e operative delle istituzione scolastiche in Basilicata all’impiego degli strumenti della didattica a distanza nella scuola primaria e secondaria di primo grado, sotto il profilo organizzativo, delle risorse umane e delle dotazioni informatiche;”.

Riteniamo – ha detto all’ANSA l’avvocato Marchitelli – che si tratti di un provvedimento giusto per capire i motivi che hanno portato a una deroga dal Dpcm, che prevede soluzioni diverse anche in una stessa regione a seconda dei contagi, per le scuole, e quali misure organizzative sono state adottate per accedere alla didattica a distanza”.

La Basilicata è, infatti, zona arancione dallo scorso 11 novembre e la normativa nazionale non prevede la chiusura delle lezioni in tali scuole. In verità, attualmente anche in regioni incluse nelle “zone rosse” le stesse rimangono aperte.

E’ evidente che misure maggiormente restrittive rispetto a quelle stabilite sul piano nazionale sono ammesse ma devono discendere da dati oggettivi e, possibilmente essere limitati a singole scuole o a scuole di singoli comuni. Una chiusura generalizzata su tutto il territorio regionale deve essere corroborata da dati che dimostrino un rischio altrimenti non evitabile.

Ed è proprio quello che il giudice vuole verificare.  Ricordiamo che un membro del CTS era contrario e si è poi dimesso. Inoltre, il sindaco di Matera ha diffuso dati raccolti  tra i capi di istituto della città che non giustificavano in alcun modo una tale scelta.

Indipendentemente dall’esito del ricorso, bene hanno fatto questi genitori a porre il tema anche in questa sede, trattandosi di un provvedimento che è apparso alquanto improvvido ed improvvisato.