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Standing ovation a Matera per Ranucci e il giornalismo d’inchiesta di Report, da sempre sotto attacco.

Anche a Matera -come accade in ogni parte dello stivale- è stata calorosa l’accoglienza riservata a Sigfrido Ranucci da parte del pubblico pagante che è convenuto ieri sera nell’Auditorium “R. Gervasio” per la rappresentazione del “Diario di un trapezista“, inserita nel cartellone della Stagione Autunnale di Basilicata Opere in Atto 2026 organizzata da La Camerata delle Arti ETS. E non era per nulla scontato, tenuto conto che lo stesso spettacolo era stato portato in scena solo il 30 maggio scorso, gratuitamente, a Pomarico. Praticamente ad un tiro di schioppo dalla Città dei Sassi. Uno spettacolo che ripercorre la carriera del giornalista d’inchiesta, iniziata con Roberto Morrione (inventore di RaiNews24) e decollata con l’inchiesta che svelò al mondo l’utilizzo illegale del fosforo bianco da parte degli USA a Falluja in Iraq. Già allora vi furono richieste di licenziamento per Morrione e lui stesso da parte della politica. Ma i fatti furono più forti di chi voleva che essi fossero messi a tacere. Poi la chiamata a Report da parte di Milena Gabanelli. Quindi il crack Parmalat  e i primi tentativi di delegittimarlo con la costruzione di carte false da parte dell’ex sindaco leghista di Verona Flavio Tosi e poi da parte dei renziani dopo lo scoop dell’incontro in autogrill di Renzi con l’agente segreto Marco Mancini. In sostanza si assiste alla storia di una reiterazione costante dei tentativi di delegittimazione e per il licenziamento di Ranucci che è arrivata al culmine in questi mesi, facendo leva sulla “colpa grave” della sua “amicizia” con colui che ha ammesso di essere stato il mandante della bomba fatta esplodera sotto l’auto della figlia.  Appiglio a cui la RAI melonizzata si è attaccata per rimuoverlo dalla conduzione di Report che Ranucci guida, con rigore e successo di ascolti, dal 2017 quando subentrò a Milena Gabanelli. Insomma, questa volta si vorrebbe dare quel colpo di grazia che non si è riuscito a conseguire in precedenza. Non sappiamo se ce la faranno. C’è di mezzo ancora un giudice e la coscienza democratica del Paese. Una cosa è certa: sta crescendo sempre più tra i cittadini la consapevolezza della gravità di questo attacco a Sigfrido Ranucci e a Report. E del pericolo che questo attacco al giornalismo d’inchiesta comporta, con la impossibilità per i cittadini di poter conoscere tutto ciò che il potere costituito vorrebbe che loro non sapessero mai. Giornalismo d’inchiesta che viene percepito come un bene comune a cui si tiene molto, così come sottolineato -anche in questa serata- con fragorosi applausi ai passaggi più emblematici del lungo racconto effettuato da Ranucci dal palco e con la lunga standing ovation finale a lui riservata. L’attacco al giornalista scomodo è intenso ed è condotto con una potenza di fuoco straordinaria e subdola. Al punto da riuscire a confondere anche tanti in buona fede, portandoli a concentrarsi sul dito che indica l’infelice amiciza con Lavitola come colpa grave, invece che sulla luna, la vera posta in gioco del linciaggio mediatico del conduttore: la resa dei conti con il giornalismo d’inchiesta! Prima lo si capirà, da parte di tutti coloro che hanno a cuore la democrazia e la libertà di stampa. Meglio sarà per tutti. QUI l’intervista rilasciata da Ranucci prima dello spettacolo.

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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