Abbiamo ricevuto da Milano e pubblichiamo volentieri questa mesta e dignitosa testimonianza di Martina, una partita iva che diventata mamma scopre la triste realtà del misero assegno INPS di maternità che gli tocca……

Buongiorno, Vi scrivo per raccontarvi la mia esperienza da mamma a partita iva.

Premetto che non ho mai riposto grandi speranze nell’assegno di maternità INPS, però non pensavo si arrivasse a una così grande mancanza di dignità.

Da 4 anni ho una partita iva agevolata ma già dal 2005, avendo sfortunatamente avuto soltanto contratti atipici (chiamiamoli così) ho da sempre versato contributi nella gestione separata.

Purtroppo l’anno di riferimento per il calcolo della maternità (anche se ancora non è chiaro quale considerano realmente), per problemi legati soprattutto a ritardi da parte dei clienti, il mio fatturato (per le agevolate si calcola incasso e non emissione di fatture) è stato davvero esiguo.

Questa mia défaillance mi è costata la maternità. Tutti i contributi versati in questi 15 anni, la fatica nella ricerca di clienti, i soldi spesi per il mio costante aggiornamento professionale in questo paese valgono esattamente 8,68 lordi al giorno. Se fossi rimasta incinta sei mesi prima, ne avrei ricevuti il triplo.

Dopo questo ennesimo schiaffo alla mia dignità ho deciso di chiudere tutto. Ovviamente anche in questo caso non ho diritto a nessun tipo di disoccupazione.

Ora, quindi, mi ritrovo con un neonato e senza reddito. Fortunatamente mio marito lavora nella pubblica amministrazione e quindi uno stipendio in famiglia entra, ma questa è la triste verità di una partita iva. Nel mio caso, anche neo mamma.

Vi scrivo questo perché leggo sempre molto poco sulla situazione delle partita iva in Italia e lo trovo molto ingiusto
Oltre ad essere continuamente definite come “evasori” dai più, non sento. In realtà la maggior parte di noi è stata obbligata ad aprire partita iva per essere “assunta” da un’azienda.

Vi ringrazio per l’attenzione,

Martina”