Certo che nel BelPaese per creare illusioni, delusioni e perdere tempo siamo davvero bravi…Quello che sta accadendo per la nomina del futuro presidente dell’Ente Parco del Vulture ricorda i retaggi delle vecchie comunità montane(soppresse per fortuna) dove politica e protagonismo ci mettevano più di un cappello. Un bando per selezionare curricula e professionalità ci sta, pure, ma tenere dentro anche i sindaci del comprensorio sa tanto di ” già visto, no grazie”. Non era proprio il caso e il neonato Comitato ” Pro Parco del Vulture” si rivolge ai vertici della Regione Basilicata e al ministero dell’Ambiente affinchè risolvano la cosa ”tagliando la testa al toro”. Che la selezione delle professionalità sia una cosa seria, visti i ritardi con i quali si interviene sul Parco e le attese di sviluppo per le comunità e l’economia locale. E in attesa che la matassa si sbrogli è partita anche una petizione su change. org con un titolo lapidario ” Sindaci non abortite il parco del Vulture” http://chng.it/5tNBjnhf
La misura è colma e quelli del ‘Comitato” lo dimostrano con una nota senza peli sulla lingua.

AL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE DI BASILICATA
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DI BASILICATA
AL PRESIDENTE DELLA COMUNITA’ DEL PARCO
AL MINISTERO DELL’AMBIENTE
AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE

Oggetto: presidenza Parco del Vulture

Nelle scorse settimane abbiamo appreso che, per consentire ai Sindaci la scelta della rosa
di cinque nomi alla quale il Consiglio Regionale dovrà attingere, è stato pubblicato (nel mese
di Agosto, ahi noi) un avviso pubblico volto ad acquisire le candidature e rivolto a tutti coloro
in possesso di una “comprovata esperienza e competenza in materia amministrativa e
di tutela, valorizzazione e gestione del patrimonio naturalistico e ambientale”.
Come ben saprete, tra le candidature pervenute, oltre ad alcuni profili che rispondono ai
requisiti contenuti nel bando, si annoverano anche alcuni Sindaci, anzi sicuramente troppi:
Atella, Barile, Ginestra, Rapolla, Ruvo del Monte e San Fele.
Le candidature dei tanti sindaci creano oggettivamente un cortocircuito sia burocratico sia
di opportunità politica e di buon senso.
Innanzitutto perché sembra una competizione tutta interna a molti dei comuni che sin
dall’inizio hanno manifestato resistenze e tendenze a ridurre il respiro del Parco.(Si veda la
perimetrazione del Parco e meglio si comprenderà cosa si sta dicendo).
Proprio non ci pare una buona idea, quella di creare fratture interne ai comuni aderenti,
giusto in fase di creazione di un ente che avrebbe la finalità opposta, ovvero ridurre gli
intoppi che il disaccordo tra comuni spesso provoca.
Ma soprattutto, le candidature dei sindaci in tale quadro, pongono una grande questione di
legittimità, garbo ed elementare buon senso.
L’invito a presentare le candidature per poi – al cospetto di oltre una trentina di curiccula
professionali, decidere di non valutarli affatto, orientandosi per giunta verso la scelta di sé
stessi – è un sonoro schiaffo in faccia all’intelligenza umana e ancor di più a quella di queste
comunità.
È come vedersi invitati a un colloquio di lavoro e vedersi strappare in faccia il curriculum
senza che nessuno abbia mai voluto leggerlo, né sentire una parola.
Perché si è deciso di indire una selezione, se i sindaci pensavano di dover scegliere tra
loro? Davvero si crede che si possa invitare a presentare i curricula, senza poi neanche
leggerli né valutarli?
Se è stato fatto un avviso che di fatto è una selezione per titoli, non si possono poi ignorare
i titoli di ognuno e limitarsi a dire “tutti i sindaci”.
Non si sarebbe dovuto pubblicare alcun avviso, a quel punto.
Pubblicato un avviso per la selezione dei migliori curricula, nessuna soluzione politicistica
(politica, non è il termine corretto) può ipotizzarsi, a meno che non si vogliano
arrogantemente sbeffeggiare le ragioni di un intero territorio e l’intelligenza delle sue
comunità.
Peraltro, codesta Regione pare abbia già detto che i sindaci candidati sarebbero in conflitto
di interessi in sede di esercizio del voto per la selezione dei cinque, trovandosi nell’ambigua
condizione di selezionatori e selezionati.
L’improvvida idea di molti sindaci di candidarsi, insomma, oltre che bombardare la rampa di
lancio del Parco, rischia di esporsi a ricorsi amministrativi, accertamenti e lungaggini
burocratiche, a danno di un’intera area.
Si risparmi tutto questo al Parco del Vulture. D’altronde è un neonato che ha bisogno di
attenzioni, non di botte.
Non si consenta una farsa. Non ci si mostri così miopi. Non si consenta una tale bruttura.
I cittadini del Vulture e dell’intera regione non meritano tutto questo.
Il Vulture è un’eccellenza ambientale ed enogastronomica dell’intera Basilicata, ha un
potenziale turistico che potrebbe essere di aiuto al resto della Regione e del suo sviluppo.
Il monte Vulture e Monticchio ne è indubbiamente l’epicentro, oltre che un esempio plastico
degli errori che vanno superati e risolti, non certo replicati.
L’ennesimo ente asservito a logiche di bottega non serve davvero a nessuno; in fondo, non
serve neanche a chi è convinto del contrario.
Abbiamo invitato tutti alla vigilanza e alla mobilitazione. Se si faranno scelte in disaccordo
con il territorio, il Parco del Vulture si candiderà sin da subito all’insuccesso.
Noi siamo uomini e donne che abitano questi luoghi, che qui lavorano, fanno associazione,
mettono su famiglia, si formano e si divertono.
Lo faremo comunque a vario titolo anche oltre questa vicenda e vorremmo tanto farlo in una
forma di proficua e piacevole collaborazione, non certo di contrapposizione.
Di questa ce ne è fin troppo in giro e i risultati non sono così lodevoli.

La presente lettera segue la riunione di stamattina, 20 settembre, dell’autopromosso
Comitato pro-Parco del Vulture, al quale già stanno aderendo privati cittadini, associazioni
ed operatori economici. Tutti sono invitati ad aderire.