Aiea e Md insistono sulle problematiche degli esposti all’amianto, lavoratori e loro famiglie, in relazione all’aumento delle malattie professionali e degli utili dell’Inail, per il quale si chiede al Governo di chiarire quale ruolo e competenze debba svolgere ed avere. Due preoccupazioni e istanze altrettanto serie, sintetizzate nel titolo del servizio, che porta a una cruda constatazione : i conti non tornano e si procede a vista. Vecchia storia e con il nodo della prevenzione che resta come un’araba fenice ( tutti ne parlano o quasi, ma ancora non si vede…) sopratutto in regione, come la Basilicata, dove la incidentalità mortale sui posti di lavoro ha toccato punte mai viste prima e il ciclo di estrazione del petrolio in Val D’Agri colpisce persone ambiente. L’amianto continua a essere una bomba a orologeria con la puntuale segnalazioni di nuovi esposti o di vittime, effetuate periodicamente da Aiea e Medicina democratica, mentre si attende la bonifica di siti e opifici che Fulvio Aurora, responsabile vertenze giudiziarie MD e Maura Crudeli, presidente nazionale AIEA, sono una conferma che il Governo deve prendere decisioni concrete e credibili. Con la salute delle persone e la salubrità dei territori non si scherza.Mai.

COMUNICATO STAMPA
Aumentano i morti sul lavoro e le malattie professionali, ma all’INAIL aumentano gli utili. Qualcosa non torna? Quale deve essere il ruolo dell’INAIL? Medicina Democratica e l’Associazione Italiana Esposti Amianto chiedono che si attui un piano strategico di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, garantendo sicurezza e vigilanza nei luoghi di lavoro e giuste sanzioni

“ Il gravissimo incidente sul lavoro di Arena Po, dei giorni scorsi, nel quale hanno perso la vita 4 persone, ha purtroppo, riacceso l’ attenzione sullo stillicidio insostenibile dei morti sul lavoro in Italia: una media di 3,3 al giorno, compresi ferie e festivi, con un aumento del 6% nel 2018 e del 2% nei primi 7 mesi del 2019, secondo gli Open Data dell’INAIL. Un ‘bilancio’ assurdo e inaccettabile, per cui occorre rapidamente capire se davvero si sta facendo tutto il necessario per prevenire tragedie simili e per sostenere le vittime di infortuni e dei loro familiari”, è quanto denunciano Medicina Democratica, MD, e l’ Associazione Italiana Esposti Amianto,AIEA.

Urgenza di riflessione, che scaturisce dalle perplessità suscitate dal conto consuntivo 2018 presentato dall’INAIL nei giorni scorsi, in cui si parla con molta enfasi di un “avanzo di bilancio” di quasi 2 miliardi di euro, 1.804 milioni di euro per la precisione, e che più giustamente l’ANMIL ha definito “utile”.  Come è possibile un aumento costante di utili per l’INAIL a fronte di un aumento costante anch’esso non solo  dei morti sul lavoro, ma anche delle denunce per malattie professionali, con un +2,7% nei primi 7 mesi di quest’anno?”

C’è qualcosa che non torna, una contraddizione in termini e che riguarda più nello specifico il ruolo e le funzioni dell’INAIL: “E’ ovvio che ci sia “un risparmio” da parte INAIL, innanzitutto  perchè c’è stata la riduzione delle rendite per le vittime di infortuni sul lavoro, di malattie professionali e per le vittime di incidenti mortali sul lavoro o in itinere”, dichiarano Fulvio Aurora, responsabile vertenze giudiziarie MD e Maura Crudeli, presidente nazionale AIEA. “ Ma ciò che sfugge o di cui non si parla- aggiungono- è che sul tema dei riconoscimenti delle malattie professionali, infortuni e quant’altro c’è una grande vertenzialità giuridica in un gran numero di casi, perchè i lavoratori fanno fatica a farsi riconoscere la malattia professionale, come ad esempio attestano, con drammatica attualità, le vicende legate all’amianto. Per questo i lavoratori vanno in causa, ma molti alla fine rinunciano per questione di tempi e di costi e anche questo si traduce in una sorta di risparmio per l’INAIL .  E non dimentichiamo, inoltre, che il forte attivo, è dovuto anche al fatto che sul Servizio Sanitario Nazionale si scaricano i costi per le cure e la riabilitazione e, nei casi dovuti come  per l’amianto, vi sono anche i costi per la sorveglianza sanitaria”.

L’INAIL, istituito nel 1936, (derivato dalla trasformazione in ente statale delle assicurazioni delle imprese) con la legge 23/12/1978 n° 833, sarebbe stato trasformato in semplice ente erogatore: si tratta infatti della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, a cui si affidava tutto ciò che atteneva al diritto alla salute. Attraverso normazioni, che si sarebbero dovute concludere nel 1980, come previsto agli art. 75 , e art. 14, lettera f,  il riconoscimento degli infortuni e delle malattie professionali sarebbe infatti passato alla competenza dei servizi di prevenzione delle USL, attuali ASL, 
Invece, stranamente, con la Finanziaria del 1988, 10 anni dopo, tutte le vecchie prerogative dell’INAIL sono state riconfermate e successivamente con la legge 257/1992, di messa al bando dell’amianto, gli sono stati affidati anche i riconoscimenti dei benefici previdenziali dei lavoratori esposti all’amianto.

“ Riteniamo doveroso- concludono Aurora e Crudeli- affrontare il problema e pensare a ricollocare l’INAIL solo come ente risarcitorio, ritornando a quanto previsto dalla legge 833/1978. Fidiamo in quanto annunciato dal nuovo Governo al punto 4 del programma, dove ha previsto di “realizzare un piano strategico di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, assicurando livelli elevati di sicurezza e di tutela della salute nei luoghi di lavoro, nonché un sistema di efficiente vigilanza, corredato da un adeguato apparato sanzionatorio. Se così fosse, e speriamo che lo sia, non potrà fare a meno di intervenire sulla organizzazione e la funzione dell’INAIL.”