C’è una comunità che si è unita in comitato (SID – Scuola, Inclusione e Diritti)  mobilitata sino al ricorso al TAR contro l’ordinanza di Bardi, per difendere il principio al mantenimento delle scuole aperte dove è possibile, salvo situazioni circoscritte e locali, perchè le chiusure “a dritto” non funzionano (https://giornalemio.it/cronaca/scuola-e-formazione-inclusione-diritti-cresce-il-comitato-sid/?fbclid=IwAR0dOFV-Ut4nlwlhd71heBc3JRY4ZQC_OIExjbQ71g6K-jtdes9n1IBy4ek).

Dopo il decreto del TAR  (https://giornalemio.it/cronaca/il-tar-passa-la-palla-a-bardi-riesamini-la-sua-ordinanza-44-sulla-scuola/) che, pur non sospendendolo, ha disposto una revisione del provvedimento di chiusura da parte del Presidente della Giunta regionale, ecco a seguire una lettera aperta a tutti i genitori lucani dei componenti del SID.

Il SID è un progetto  ampio che si prefigge di difendere in toto la tutela del diritto allo studio dei ragazzi ed è stato fondato da Anna Ferrara, Rita Scalcione, Michele Ventrelli, Serena Vigoriti, Marcello Santantonio, Mariangela Cuscianna, Carmine Carella, Alessandra Sarlo, Riccardo Inchingolo, Giovanna Pia Mascolo, Michele Roberto Plati, Katia Calciano, Nunzio Di Lena, Andrea Paoletti Nastassia Siggillino, e Rosa Nicoletti.

LETTERA APERTA DEL COMITATO SID – Scuola, Inclusione e Diritti

Cari genitori lucani,
Siamo quelli tra di voi che hanno promosso il ricorso al Tar contro l’ordinanza del Presidente Vito Bardi che la scorsa settimana ha chiuso anche la scuola primaria e secondaria di primo grado su tutto il territorio regionale.

La nostra non è stata una decisione a cuor leggero, ed è maturata solo dopo aver verificato che le scuole erano diventate il nuovo capro espiatorio dell’opinione pubblica e delle autorità locali, da sacrificare sull’altare della sacrosanta lotta ai contagi, sul quale possano essere bruciati ogni diritto e libertà, a prescindere dalla sua reale utilità.

E forse utile più a mascherare limiti ed inefficienze, che a portare un reale contributo alla lotta all’epidemia, nella quale siamo ovviamente coinvolti in prima linea, come tutti i cittadini attenti e responsabili di questo Paese, ansiosi di voltare pagina quanto prima.

Potremmo citare la quantità enorme di studi che dimostrano come le scuole dell’obbligo non siano, in nessuna parte del mondo, moltiplicatori di contagio, come pure erroneamente, istintivamente e diffusamente si è portati a pensare; potremmo portare a ulteriore riprova le risibili cifre dei contagi nelle scuole lucane, che mostrano come i bambini in età scolare siano meno esposti ai contagi rispetto al resto della popolazione – forse proprio grazie alle scuole aperte – e che la giunta regionale è stata costretta finalmente a mostrare, obbligata dal Tribunale grazie al nostro ricorso; potremmo citare il parere di autorevoli esperti, anche lucani, che hanno criticato la decisione come affatto utile a risolvere l’oggettivo problema di sovraffolamento dei nostri ospedali; o potremmo anche citare statistiche che rivelano come al momento dell’ordinanza, i contagi fossero già arrivati al picco, e il successivo decremento che già possiamo in parte cogliere, sarebbe stato del tutto indipendente da quella; ma sappiamo che servirebbe a poco.

Abbiamo quindi deciso di muovere obiezioni concrete e circostanziate, per far emergere la verità, e contiamo di esserci pienamente riusciti.

Il Tribunale ha saggiamente invitato la Regione a riesaminare l’ordinanza di chiusura per sanare i pregiudizi del Diritto all’istruzione, le illegittimità e i contrasti con la normativa nazionale sollevati dal nostro ricorso, rinviando la decisione sulla sospensiva per non gettare ulteriormente la Regione nel caos nel quale è già precipitata, a causa di azioni amministrative scomposte, disordinate e tardive.

Ha quindi perentoriamente chiesto una modifica dell’ordinanza, suggerendo che la chiusura cieca e generalizzata di tutti gli istituti scolastici (contraria alla normativa nazionale e ai principi fondamentali della nostra Costituzione, come lo stesso TAR ha accertato), venga limitata a quei Comuni in cui vi è un concreto e documentabile rischio epidemico; e previa verifica della capacità di scuole e famiglie di poter effettivamente ed efficientemente garantire e usufruire di un servizio alternativo.

L’ordinanza del Presidente Bardi ha infatti creato diffusi disagi e discriminazioni che non si può far finta di non vedere, e che il Tribunale ha già rilevato essere assolutamente meritevoli di attenzione e tutela.

Rileviamo con disappunto che Bardi ha già dichiarato che non ha alcuna intenzione di adeguarsi al decreto di riesame del Tribunale, annullando l’illegittima ordinanza in vigore e riformulandone un’altra rispettosa della legge e dei principi costituzionali.

Crediamo sia una decisione grave e sbagliata, una forzatura irrispettosa dell’equilibrio dei poteri che in questa stagione sarebbe auspicabile e necessaria.

Ma siamo tuttavia convinti che, quantomeno riguardo al futuro, la scuola dovrà ora essere trattata per quel che è: non un tutto sommato rinunciabile parcheggio per figli; non un insieme indeterminato di lavoratori qualunque, da porre in smart working con un tratto di penna; ma un presidio fondamentale di crescita e salute fisica e mentale dei nostri figli. È così già oggi in Italia, anche nelle zone rosse, e in tutta Europa. Non vi è ragione alcuna per la quale la Basilicata debba costituire l’unica eccezione.

E per questo continueremo ad essere al fianco delle scuole, delle famiglie, degli studenti, delle autorità scolastiche ed amministrative, con l’obiettivo di portare ogni giorno sempre più sicurezza e sempre più valore alla nostra comunità, anche in questo difficile momento, senza muovere inutili e dannose guerre di religione, auspicando che il presidente Bardi non disattenda l’invito dei Giudici Amministrativi.”

Comitato SID – Scuola, Inclusione, Diritti

NB (i neretti sono nostri)