mercoledì, 28 Febbraio , 2024
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Sassi e Unesco. Se ne parla. Ma ora servono i fatti

Non sappiamo dove potrà portare l’avvio del confronto su temi, questioni mai avviate o rimaste a metà nelle vicende della gestione dei rioni Sassi a ridosso delle celebrazioni del trentennale della loro iscrizione, insieme all’habitat rupestre, tra i beni tutelati dell’Unesco. Ma quanto emerso dall’iniziativa a più voci, promossa dalla Cna a Palazzo Malvinni-Malvezzi sul tema ”I Sassi del futuro, a 30 anni dal riconoscimento Unesco” , ha messo in luce ritardi, spunti, buone volontà e l’assenza – dopo Matera 2019 – di una gestione di priorità e scadenze. E del resto senza competenze, esperienze, umiltà, carenza di personale, dopo lo smantellamento o riorganizzazione dell’Ufficio Sassi – come fu chiamato nelle passate consiliature- non si va da nessuna parte. Senza dimenticare che altre istituzioni del Ministero per i Beni culturali devono fare i conti con carenza di organico e di risorse. Inevitabili che i nodi vengano al pettine e che questioni legate al piano di gestione dell’Unesco, il futuro di opere come il complesso del Casale o l’ex asilo di piazza Garibaldi, restano nel limbo dei completamenti delle opere, delle gestioni o di aspettative terze da ”beni comuni” sulle quali occorre fare molta attenzione. Ma abbiamo apprezzato l’obiettività, a volte imbarazzante, di come stiano le cose nella gestione dei rioni Sassi, tra esigenze dei residenti, immobili, svolgimento di eventi, attività produttive, traffico, elementi di arredo impattanti come i pannelli informativi luminosi, che ne forzano identità e anima. E a rileggere passi del dossier di candidatura dell’architetto Pietro Laureano e quello che ne è seguito negli anni fino alla devastazione di Murgia Timone, con i cantieri di Matera 2019, e il silenzio su due ordini del giorno dell’Amministrazione dopo i lavori della commissione presieduta dal consigliere Pasquale Doria, c’è da commentare amaramente sui tanti motivi che hanno portato a silenzi, mediocrità, incapacità nella mancata gestione oculata di quel bene, spesso oggetto di protagonismi autoreferenziali.

Il Comune di Matera, da quanto ha riferito l’assessora ai Sassi, Lucia Gaudiano, sta lavorando all’aggiornamento del Catasto dei beni culturali e a una ipotesi di gestione del Museo demoetnoantropologico ( Mudeam) in fase di completamento, con una intesa con il Ministero per i Beni culturali. . Gaudiano, che ha fatto il punto sullo stesso dell’arte su quanto fatto finora nei Sassi, pur in presenza di organici carenti (con un dirigente che deve occuparsi di più deleghe) e di questioni datate da affrontare a risolvere, ha fatto riferimenti alla possibilità di individuare risorse dal Pnrr per la ricognizione e di poter attivare l’osservatorio previsto dal Piano di gestione Unesco. Tra le questioni da affrontare è l’attuazione di un progetto di edilizia sociale legato alla legge regionale 179/92, che richiede un confronto con altri enti come l’Ater e con la Regione. Oggetto di attenzione è il tema delle subconcessioni degli immobili, attuati con la legge speciale di intervento 771/86, con contratti scaduti o in scadenza con i privati. Argomenti da trattare con le pinze per evitare contenziosi di vario tipo. Il Comune, in proposito, avrebbe indicato linee guida (da pubblicizzare) per i criteri di rinnovo delle subconcessioni, per usi residenziali o produttivi, che dovranno regolare i rapporti tra cittadini, aziende e Amministrazione. Tanta carne al fuoco, ma con limiti operativi oggettivi,legate alle risorse umane. E allora, celebrazioni trentennale Unesco a parte, si dovrà lavorare sulle priorità altrimenti i problemi sono destinati a incancrenirsi. Senza competenze e un disegno preciso di quella parte di città si fa poca strada e anche qui la Ztl deve fare i conti tra fautori di una liberalizzazione degli accessi e di una pedonalizzazione che deve tener conto di una mobilità sostenibile nei fatti. E qui le provocazioni dell’architetto Lorenzo Rota, residente nei Sassi, che ha diretto l’Ufficio Sassi nei tempi d’oro di organici e risorse degni di tal nome ha chiesto di ”fermare il turismo mordi e fuggi” citando i recenti dati sui flussi 2023, che parlano di un notevole aumento dei visitatori stranieri e di un calo vistoso degli italiani. Campanello di allarme? Siamo alla saturazione, come è capitato nelle maggiori capitali della cultura? Sul che fare, ma tutelando la residenzialità e incrementando la dotazione dei servizi, l’architetto ha offerto vari spunti ”dimenticati” come gli investimenti culturali fermi ai progetti del Fio Cultura.Ha parlato di altro destando ammirazione ma anche disorientamento, tra quanti non sanno,non si sono mai informati e considerano i Sassi come un ”business” dell’industria delle vacanze. Rota un marziano della storia della città? Piuttosto, se si vuol voltare pagina, si tirino fuori i fatti, per dare risposte concrete e in tempi ragionevoli ai problemi gestionali dei Sassi,tra cultura, memoria e tanto senso di responsabilità.

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