San Mauro Forte: la scomparsa del maestro Antonio Difato, una vita per la musica.

E’ venuto meno ieri, ai suoi cari e alla comunità sammaurese, il  Maestro Antonio Difato. Un pilastro della formazione culturale di innumerevoli generazioni di giovani che mai si sarebbero avvicinati alla musica senza la sua capacità, passione e perseveranza pedagogica nell’insegnare loro a leggere le note sul pentagramma e ad articolarle con uno strumento. Da tempo non stava bene e per quanto quello di ieri fosse un epilogo atteso ed ineluttabile la sua scomparsa lascia un vuoto e non solo nei suoi cari, tutti pervasi dalla medesima passione per l’arte della musica (la moglie Beniamina e i figli Mariella, Giampiero, Daniele e Amilcare).

Antonio Difato ha speso una vita per la banda musicale del suo paese, la sua banda, da lui diretta dai primi anni ’60. Ruolo in cui il figlio Giampiero ha raccolto da tempo il testimone. E proprio sulla storia della banda musicale di San Mauro Forte scrisse anni fa un libro proprio la figlia Mariella (“E fu musica“) in cui vengono ampiamente e dettagliatamente ricostruiti esordio e premesse di una grande carriera come maestro di musica e di vita, nonchè di compositore (24 le opere depositate alla SIAE).

Ed è proprio la dedica posta all’inizio di questa pubblicazione a sintetizzare, come nessuno avrebbe potuto fare meglio, l’uomo che è venuto meno: “A mio padre, che ha mantenuto per la banda lo stupore incontaminato del “fanciullino”, che sognava di fare il bandista. Così è stato. E poi è diventato “maestro”, di quelli che insegnano la vita attraverso una sola grande passione. Al maestro di centinaia di allievi, al mio maestro: grazie.

Un enorme e incalcolabile grazie che immaginiamo gli arrivi da ogni dove i suoi allievi si sono sparpagliati nel tempo per le vicissitudini della vita. Con tanti che hanno continuato a coltivare quella passione da lui accesa, magari facendone il proprio mestiere (vengono in mente il fratello minore Salvatore, Giuseppe Mega, Pietro Rainò…) oppure solo per ravvivare qualche serata o momento della propria vita.

E, nell’unirci al cordoglio generale e all’abbraccio alla famiglia, rimaniamo con il cruccio di chi non è rientrato in quella schiera che hanno beneficiato del suo appassionato insegnamento musicale e di avere, da ragazzino, ostinatamente perseverato a suonare “ad orecchio“.

A seguire pubblichiamo un ricordo dello scomparso tratteggiato da Mimì Deufemia:

La scomparsa del Maestro Antonio Difato

“Siamo agli inizi degli anni ’50.
In un angolo del centro storico di San Mauro Forte abita Maurizio Calbi.
Dirige la banda musicale del paese.
Un bambino, ogni giorno, si ferma a guardare i ragazzi che si recano a lezione dal maestro.
Cresce in lui il desiderio di entrare a far parte della banda.
Quando quel momento arriva della musica il bambino conosce già tutto.
Note, figure, tempi, solfeggio. Persino lo strumento da suonare.

Il debutto il 15 Gennaio, alla festa del patrono. La gioia è incontenibile.
E’ come la prima partita per un calciatore. La prima messa per il giovane sacerdote.
Il primo volo di un pilota.
Antonio Difato, il nome del ragazzo, supera brillantemente la prova.
Diventa modello per gli altri allievi.
Arriva il servizio militare.
Entra a far parte della banda dell’Accademia.
Dagli archivi dell’Esercito copia partiture di marce, opere liriche, libri di solfeggi.
Potranno servire al paese.
Ha già in mente cosa fare al ritorno.

Il Maestro Calbi, ormai vecchio, ha deciso di affidargli la guida della banda.
Antonio è l’unico che può assicurare un futuro al sodalizio.
E’ uno dei primi a diplomarsi al Conservatorio Musicale di Matera.
Mette in piedi una vera e propria palestra di formazione.

Qui, oltre alla musica, si imparano le regole della vita.
Antonio è maestro, amico e padre.
Alcuni tra i suoi allievi diventano musicisti di prestigio nazionale.
Il Maestro viene contattato da comitati feste e associazioni.
Inizia un tour che porta i musicisti ovunque.
Il pomeriggio lo trascorre a impartire le lezioni agli allievi.
Un lavoro duro, faticoso, durato quasi mezzo secolo.
Sacrifici che vengono premiati.

La Banda di San Mauro Forte raggiunge traguardi impensabili.
Compete con le bande più celebrate della vicina Puglia.
San Mauro Forte, sperduto paese della Basilicata, grazie alla Banda Musicale accresce la sua immagine ovunque.
Il Maestro riesce a trasferire la sua passione anche al resto della famiglia.
I suoi figli diventano musicisti affermati.
Per oltre vent’anni l’ascesa è inarrestabile.
Encomi, fiori, onorificenze. Poi, tutto cambia.
Cambiano i gusti, le sensibilità, gli orientamenti musicali.
Le bande da giro da protagoniste diventano comprimarie.
Soppiantate dai gruppi di musica leggera. La tradizione bandistica cede il passo.

La banda di San Mauro Forte riduce la sua attività. Però, non muore.
Giampiero, musicista eccelso, la tiene in vita.
Non vuole che i sacrifici del papà vadano dispersi.
Che l’oblio cancelli la straordinaria vicenda umana di cui sono state protagoniste generazioni di musicanti.
E, soprattutto, non vuole che si cancelli la grandezza di un uomo che ha dedicato la sua esistenza ai giovani e alla musica.”

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