Senza la medicina del territorio, quella che garantisce attenzione e prestazioni porta a porta, e a maggior ragione quella legata alla filiera del disagio mentale, la Basilicata butterebbe nel pozzo delle opportunità mancate i 40 anni di esperienza compiuti sopratutto in Provincia di Matera con i servizi della legge 180 del 13 maggio 1978 di riforma dei manicomi. E sì perchè dopo le esperienze di Trieste di Marco Basaglia quel germe attecchì e bene nel Materano con la nascita delle prime case famiglia e le esperienze dipartimentali sul territorio. Altra storia nel Potentino con la realtà manicomiale del Don Uva, durata fino a qualche anno fa, e l’avvio delle prime esperienze di servizi alternativi. Oggi si cerca di evitare come ci dice Giuseppe Salluce, coordinatore regionale Legacoopsociali la ‘sanitarizzazione delle pratiche, con il ritorno al passato e cioè ricorso ai farmaci in primis, medicalizzazione e con striscianti logiche manicomiali, rispetto ai servizi di accoglienza e al coinvolgimento di figure socioeducative che in Basilicata hanno consentito e consentono di affrontare nella maniera il disagio mentale’’. Già la Basilicata dove operano otto comunità nella Asm e tre gruppi appartamento, il triplo o giù di lì nel territorio della Asp. Ora si punta alla riclassificazione delle strutture in attesa che venga approvata la bozza di regolamento regionale. Pare a breve. “La riclassificazione delle strutture – aggiunge Salluce- prevede una differenzazione delle risposte della rete socioriabiltiativa. E questo è importante per mantenere standard qualititativi minimi dei servizi, che garantiscono risposte concrete sui territori. Se così non fosse vedremmo anche in Basilicata quello che sta accadendo in altre regione con la privatizzazione dei servizi, pagamenti ticket per prestazione e con il risultato che a curarsi saranno in pochi e le persone affette da problemi mentali sono le più deboli. Le cooperative sociali del nostro settore sono la risposta porta a porta del welfare territoriale. Va evitato che si punti tutto sul dimensionamento dei servizi, sulle prestazione basate sulla quantità più che sulla qualità. Le cooperative, invece, vanno a casa delle persone e assicurano prestazioni a misura d’uomo con un welfare equilibrato’’. Ma alle coop e lo diciamo, per averne seguito la storia di tante, va garantita stabilità. Sono andate avanti, comunque, nonostante una condizione di precarietà nei rapporti con le aziende sanitarie, garentendo- tra tanti sacrifici sostegno a persone in difficoltà e alle loro famiglie. Lo ricordino i burocrati del welfare al massimo ribasso.
Salute mentale di comunità, seconda iniziativa a Matera
Riaffermare, a quarant’anni dalla legge Basaglia e dal superamento dell’ospedale psichiatrico come luogo di cura della malattia mentale, il valore di una visione opposta a quella manicomiale, anche in ragione su scala nazionale di una crescente deriva di nuova sanitarizzazione e di un indebolimento delle politiche territoriali. È questo l’obiettivo delle iniziative sui temi della “Salute mentale di comunità” organizzate dall’Alleanza delle cooperative italiane della Basilicata (Legacoop, Confcooperative, Agci) in collaborazione con l’associazione italiana residenze e risorse per la salute mentale (Airsam), la seconda delle quali si terrà all’hotel Palace di Matera venerdì 4 maggio, a partire dalle ore 9:30.
Il titolo di questo appuntamento, che segue quello sull’accreditamento delle strutture svoltosi lo scorso 11 gennaio, è “Il supporto all’abitare. Esperienze e prospettive nel contesto della Basilicata”. Si intende rilanciare l’importanza di una pratica innovativa di tipo domiciliare, denominata appunto “supporto all’abitare”, che ha visto finora il materano protagonista di un approccio di personalizzazione molto vicino ai bisogni della persona e della famiglia. Tale pratica da un lato previene l’acuirsi di situazioni di disagio e quindi di ricorso all’ospedalizzazione o al ricovero in strutture residenziali, dall’altro favorisce il pieno reinserimento della persona nel proprio abituale contesto di vita e con un costo economico, per il sistema sanitario, decisamente inferiore a quello di una risposta ospedaliera. La rilevanza che queste esperienze hanno avuto nel contesto nazionale merita un rilancio di politiche territoriali più spinte verso la domiciliarità. Questi servizi, raccomandati da tempo dalle linee di indirizzo nazionali per la salute mentale e, oggi, dai livelli essenziali di assistenza (Lea), oltre a essere oramai validati sul piano scientifico e della efficacia, contribuiscono a creare nuovi posti di lavoro per educatori, tecnici della riabilitazione, assistenti sociali, animatori, a dimostrazione di come il welfare di comunità possa rappresentare, oltre a una risposta ai bisogni delle persone, un volano di sviluppo economico e sociale.
Parteciperanno all’iniziativa responsabili del servizio pubblico, coordinatori nazionali del mondo della cooperazione sociale, rappresentanti regionali del mondo sindacale, operatori sociali, rappresentanti delle aziende sanitarie e rappresentanti istituzionali. All’iniziativa interverranno altresì gli assessori regionali Roberto Cifarelli e Flavia Franconi, oltre al presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, che chiuderà la sessione mattutina dei lavori.


