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Rodolfo Valentino, cento anni dopo: a Castellaneta il mito rivive con Fabio Mancini

Castellaneta ha reso omaggio a uno dei suoi figli più celebri, Rodolfo Valentino, nel centenario della sua scomparsa. Domenica 23 agosto, il Teatro comunale all’aperto della città natale del grande divo ha ospitato “Ricordando Rudy Valentino 100 – Gran Gala del Mito”, una serata che ha intrecciato cinema, eleganza, cultura e impegno sociale, trasformando il ricordo in uno sguardo rivolto al futuro.
A celebrare l’eredità di Valentino è stata la Fondazione Rodolfo Valentino, che ha scelto per questa importante ricorrenza un protagonista capace di rappresentare, in una chiave contemporanea, alcuni dei valori che hanno reso universale il mito del divo pugliese: eleganza, talento, fascino e capacità di portare il nome della propria terra oltre i confini nazionali.
Il prestigioso Premio “Rodolfo Valentino Italian Excellent 100” è stato assegnato a Fabio Mancini, supermodello italiano, volto iconico della Maison Giorgio Armani, scrittore e filantropo, che nel corso della serata è stato simbolicamente incoronato come il “nuovo Rodolfo Valentino”.
Un riconoscimento che va oltre la carriera internazionale nella moda e che ha voluto premiare soprattutto l’impegno di Mancini nel sociale e la sua attenzione alle nuove generazioni. Un ideale passaggio di testimone tra due uomini appartenenti a epoche diverse, ma accomunati dalla capacità di trasformare la propria immagine in un racconto capace di attraversare i confini.
«Le donne non sono innamorate di me, bensì dell’immagine che hanno di me sullo schermo. Io sono soltanto la tela su cui le donne dipingono i loro sogni», ha ricordato Mancini, richiamando una delle celebri riflessioni attribuite a Valentino e riportando al centro della serata il tema della fama e della responsabilità che inevitabilmente l’accompagna.
Ed è proprio nella responsabilità verso gli altri che Mancini ha individuato il significato più autentico del riconoscimento ricevuto.
«Una eredità culturale e sociale racchiusa in un premio a cui voglio dare un significato concreto», ha dichiarato, riferendosi al suo “Fabio Mancini European School Project”, progetto attraverso il quale il modello porta nelle scuole un messaggio di crescita, consapevolezza e fiducia nel futuro, cercando di offrire ai ragazzi strumenti e occasioni per costruire il proprio percorso.
La serata di Castellaneta è diventata così anche un momento di riflessione sul significato contemporaneo dell’essere un modello. Non soltanto un volto da copertina, ma una persona capace di utilizzare la propria notorietà per trasmettere valori e aprire nuove possibilità.
Mancini ha inoltre richiamato l’importanza della gentilezza, dell’intelligenza emotiva e dell’attenzione verso gli altri: «Sai cos’è davvero attraente? I modi di fare, la gentilezza, l’intelligenza emotiva, mantenere le promesse, la presenza e l’attenzione ai dettagli».
Parole che sembrano quasi restituire al termine “divo” un significato diverso, più umano e contemporaneo. Perché se Rodolfo Valentino costruì un mito capace di conquistare il mondo attraverso il cinema, oggi la vera eredità di quella storia può essere riletta anche attraverso la capacità di utilizzare il successo per generare consapevolezza e cambiamento.
Nel corso del Gran Gala, Mancini ha invitato inoltre a riflettere sulla necessità di costruire ponti anziché muri, citando un principio attribuito alla tradizione buddhista: «L’odio non cessa con l’odio; cessa soltanto con il “non-odio”: questa è una legge eterna». Un messaggio particolarmente significativo in un tempo nel quale il giudizio spesso precede la comprensione.
«La riflessione è difficile, ecco perché la maggior parte delle persone giudica», ha aggiunto, richiamando Carl Jung e sottolineando quanto siano importanti l’ascolto, la conoscenza e la capacità di guardare oltre le apparenze.
Il riconoscimento della Fondazione Rodolfo Valentino ha dunque assunto un valore che va oltre la celebrazione di una carriera. Ha raccontato il legame profondo tra identità, territorio e responsabilità, mettendo idealmente in dialogo due icone pugliesi che, in epoche differenti, hanno portato il nome della propria terra nel mondo.
Valentino, nato a Castellaneta e diventato una delle prime autentiche star internazionali del cinema, continua ancora oggi a vivere nell’immaginario collettivo. Mancini, originario della Puglia e affermatosi sulle più importanti passerelle internazionali, rappresenta invece una contemporaneità nella quale il successo può diventare anche uno strumento per trasmettere valori e creare opportunità.
Il Gran Gala del Mito ha celebrato così non soltanto il passato, ma soprattutto la possibilità di trasformare un’eredità in futuro. E proprio in questo passaggio si trova il significato più intenso del premio assegnato a Fabio Mancini: ricordare Rodolfo Valentino non significa soltanto guardare alla leggenda, ma chiedersi cosa possa ancora insegnare quella leggenda alle nuove generazioni.
«Il vero successo non si misura soltanto con i traguardi raggiunti, ma con la straordinaria capacità di ispirare gli altri attraverso il proprio esempio», ha concluso Mancini.
Una frase che riassume il senso di una serata nella quale il mito di Rudy Valentino è tornato a brillare nella sua Castellaneta, cento anni dopo la sua scomparsa. Non più soltanto come icona del cinema e simbolo di un’epoca, ma come patrimonio culturale capace di continuare a parlare al presente e di indicare, attraverso nuovi protagonisti, una strada fatta di talento, eleganza, gentilezza e impegno.

Anna Giammetta
Anna Giammetta
Giornalista freelance . Tra le collaborazioni, Il Quotidiano della Basilicata, Avvenire, Il Fenotipo (periodico dell'Avis Basilicata), Fermenti (periodico Diocesi di Tricarico), Infooggi.
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