Lo avevano detto l’ 8 marzo scorso e sono stati di parola nel consegnare il 12 di settembre cripta e affreschi restaurati della chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone. E così è stato. La cerimonia di consegna con tour esplicativo con tutti i protagonisti dell’intervento di restauro dalla Rigoni di Asiago, che ha finanziato le opere, a Fondaco che l’ha affiancato, e poi i restauratori l’Arcidiocesi di Matera-Irsina, la cooperativa Oltre l’arte che gestisce il complesso insieme a Santa Maria dell’Idris e altre chiese del circuito urbano, la Soprintendenza e cittadini e turisti, non dimentichiamoli, che hanno atteso con pazienza e interesse che un illuminato esempio di ‘buone pratiche’ si compisse. Nelle note che seguono tutto quanto è accaduto con l’auspicio che la rete avviata porti a un altro nodo… Del resto Matera 2019, che ha riservato pochi esempi di questo tipo, ha tante pagina di storia, arte e religiosità da riscoprire e valorizzare all’insegna della professionalità e puntualità. Ed è la parte buona del BelPaese di cui andar fieri.

RIGONI DI ASIAGO E IL GRANDE SOGNO PER MATERA


<Torna al suo antico splendore, il 12 settembre, la Chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone, grazie al restauro fortemente voluto dall’azienda veneta

Asiago 12 settembre 2019 – A febbraio 2019, una promessa: quella di riconsegnare alla città di Matera, entro il mese di settembre, la Chiesa di San Giovanni in Monterrone in tutta la sua bellezza. E le promesse per un imprenditore come Andrea Rigoni non sono solo un impegno, ma sono la filosofia con cui conduce la sua vita e il suo lavoro. Così, il 12 settembre, nella città dei Sassi, Patrimonio dell’Unesco e Capitale della Cultura 2019, cittadini, stampa, critici d’arte, addetti ai lavori e tutti coloro che hanno partecipato al restauro potranno finalmente godere del grande spettacolo che un’opera d’arte sa offrire quando si mostra in tutto il suo splendore.
Per Rigoni di Asiago l’attenzione e la responsabilità verso la valorizzazione del patrimonio artistico del nostro Paese non sono una novità.
Ricordiamo infatti il primo importante intervento del 2015, quello del restauro dell’Atrio dei Gesuiti del Palazzo di Brera seguito da quello della statua di San Teodoro di Palazzo Ducale, a Venezia e, poi, dal recupero della fontana “Venezia sposa il mare”, nel cortile di Palazzo Venezia a Roma.
“Ritengo che fare impresa oggi – dichiara Andrea Rigoni, Presidente e AD Rigoni di Asiago – significhi avere una visione più ampia rispetto a quella che limita l’attività dell’imprenditore al puro e semplice sviluppo della sua azienda. Ci sono ambiti, quali, ad esempio, l’arte e la cultura che un’industria illuminata deve fare propri”.
Un senso di responsabilità dunque, di cui il nostro Paese ha veramente bisogno, perché sono tante le bellezze trascurate, simbolo dell’eccellenza artistica italiana, che il mondo ammira e ci invidia.
Rigoni di Asiago ha sempre dimostrato un forte legame con il suo territorio, scegliendo di mantenere la sua attività là dove è nata, tra le montagne dell’Altopiano di Asiago. Fedele a principi legati alla qualità e all’attenzione verso l’ambiente, con orgoglio porta avanti un connubio importante che lega le logiche imprenditoriali a quelle della cultura e dell’arte.
“Ringrazio la città per la calda accoglienza che ha riservato a me e ai miei collaboratori – continua Rigoni. Ci tengo a citare l’Arcidiocesi di Matera-Irsina e la Cooperativa Sociale Oltre l’Arte, che mi hanno supportato con energia e mi hanno regalato profonde emozioni. Un grazie anche a tutti i professionisti, in primis a Fondaco, che hanno condiviso con me questo progetto e mi hanno coinvolto, tenendomi aggiornato via webcam. Tanti momenti magici che abbiamo vissuto come un sogno, giorno dopo giorno, con passione”.
Queste parole ci confermano che Rigoni di Asiago non ha solo “la natura nel cuore”, ma è anche un’azienda che esprime un grande amore per la bellezza e per l’arte.

COMUNICATO STAMPA
Chiesa di San Giovanni in Monterrone – Matera
Un cuore antico che pulsa perfettamente!

Venezia, 12 settembre 2019 – “Arte e Impresa” il progetto che lega Fondaco Italia a Rigoni di Asiago, raggiunge oggi il traguardo della quarta tappa con l’inaugurazione del restauro della Chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone nel cuore dei Sassi di Matera. Per Fondaco Italia è l’86° restauro completato!

Qualità, rispetto dell’ambiente e amore per l’arte: è la “ricetta” di Rigoni di Asiago che ha deciso di riportare all’antico splendore questa bellissima Chiesa nell’anno in cui la città è stata scelta per svolgere il ruolo di riferimento per tutta l’Italia in un contesto internazionale: Capitale Europea della Cultura.

“La scelta di restaurare quest’opera d’arte è frutto della collaborazione con l’Arcidiocesi di Matera-Irsina e la Società Cooperativa Sociale Oltre l’Arte – dice Enrico Bressan presidente di Fondaco Italia – che ci hanno segnalato questa opportunità e la sensibilità della Rigoni di Asiago che dal 2015 ha deciso di associare le proprie modalità di comunicazione con un impegno diretto e concreto con l’arte”.

“Abbiamo avuto il piacere di avviare un’importante e positiva collaborazione con Matera circa tre anni fa ed oggi completiamo il terzo intervento di restauro. (dopo la pala di Sant’Anna con Bambino nella Cattedrale e la statua di Santa Lucia nella Chiesa rupestre di Santa Lucia alle Malve) – continua Bressan – Oltre alla soddisfazione di vedere un’opera riprendere il suo originario splendore, è anche aver conosciuto meglio questa splendida città, unica al Mondo, ed aver vissuto la sua evoluzione dovuta al ruolo di Capitale Europea della Cultura. Abbiamo conosciuto persone splendide che ci hanno trasmesso l’orgoglio convinto di essere materane. Questo sarà sicuramente il motore che continuerà a tenere accesi i riflettori sulla città dei Sassi in futuro”.

“E’ stato un restauro molto interessante avvenuto grazie al coordinamento ed il confronto professionale tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata ed i restauratori della Pantone Restauri. – continua Bressan – Un intervento che è stato possibile seguire sia dai visitatori della Chiesa grazie ad un cantiere aperto che da coloro che si sono collegati via web (oltre 90.000) con la piattaforma Skyline Webcams”.

“Desidero sottolineare che il progetto è stato realizzato grazie alla sensibilità di una famiglia di imprenditori e di un’azienda, la Rigoni di Asiago, che da oggi entrano a far parte della storia di questa Chiesa rupestre. I prodotti biologici dell’azienda asiaghese da oggi entreranno nelle case accompagnati e rafforzati dal valore della cultura e dell’arte. Un modo intelligente ed innovativo – conclude Bressan – di comunicare per contribuire a rafforzare il valore dell’identità del marchio. E’ questa secondo la nostra esperienza la giusta modalità per coniugare il rapporto arte ed impresa affinché, reciprocamente, ne traggano beneficio; una scommessa vincente sul bello e sul buono!”.

Un ringraziamento particolare all’Arcidiocesi di Matera-Irsina, alla Società Cooperativa Sociale Oltre l’Arte, alla Soprintendenza della Basilicata che ci hanno accolti sin dall’inizio con entusiasmo e professionalità avviando un concreto e fattivo rapporto di collaborazione.


CHIESA DI SAN GIOVANNI IN MONTERRONE – Le fasi del restauro

Gli affreschi della Chiesa di San Giovanni in Monterrone si presentavano in mediocre stato di conservazione; diversi cicli pittorici sovrapposti non permettevano una facile lettura al visitatore poiché le superfici erano particolarmente occultate da patine biologiche e solfatazioni. Inoltre i dipinti sono stati oggetto nel corso dei secoli di numerose manomissioni e, l’incuria, ha causato lacune, fessurazioni, incisioni e abrasioni piuttosto pronunciate. Molti materiali adoperati nei restauri precedenti, sia di composizione organica che sintetica, si sono alterati negli anni anche a causa dell’habitat particolare che caratterizza gli ambienti ipogei.

L’intervento di restauro è cominciato con una prima fase di studio delle tecniche esecutive, dello stato conservativo e delle sostanze soprammesse non coeve, che sono state poi nel dettaglio, riportate su dei grafici per la stesura di una mappatura, completa di legende, didascalie e documentazione fotografica. Altro intervento correlato e anch’esso localizzato graficamente è stata l’esecuzione di indagini diagnostiche che ci hanno permesso di caratterizzare, grazie a microscopi a scansione elettronica ed attrezzatura all’avanguardia, la materia e gli inquinanti, al fine di approfondire le tecniche esecutive coeve e non e l’individuazione dei materiali adoperati nel tempo.

Messi in opera i piani di lavoro e circoscritta l’area di cantiere ideale per i restauratori e idonea alla realizzazione del cantiere didattico, si è proceduti alla neutralizzazione della patina biologica, di piante con fusto e di radici che prolificano sulle coperture, mediante impiego di biocida naturale. Successivamente si è intervenuti per arrestare i difetti di adesione degli intonaci dipinti e durante la pulitura si è eseguito il pre-consolidamento superficiale per ripristinare l’adesione e la coesione del substrato pittorico.

Il consolidamento di profondità è servito per porre rimedio ai difetti di adesione dei vari strati dei palinsesti e ai difetti di adesione degli intonaci al supporto murario in tufo. Essi sono stati rinsaldati mediante iniezioni di malte idrauliche prive di sali, a basso peso specifico e con alto potere adesivo per colmare le sacche dei distacchi e trattenere gli intonaci. I piccoli fori eseguiti per le iniezioni sono stati stuccati previo inserimento di perni in polipropilene che con la malta immessa facciano da ponte sull’intonaco longitudinalmente.

Al fine di riportare alla luce le cromie originali, offuscate dalla presenza di depositi superficiali di varia natura, sono stati eseguiti saggi di pulitura per determinare la tecnica più adeguata e selettiva che compatibilmente rimuovesse anche le solfatazioni. Si sono adoperati dapprima dei solventi per la rimozione dello strato di Paraloid, una resina acrilica termoplastica risalente agli ultimi interventi, che si adoperava in passato sugli affreschi per consolidare e ravvivare i toni dei colori. Tale barriera però non ha permesso l’adeguata traspirabilità degli intonaci dipinti e pertanto le superfici si presentavano matericamente e cromaticamente disomogenee poiché gli inquinanti trasportati dall’umidità indugiavano al di sotto. Mentre si procedeva alla bonifica e alla rimozione meccanica di precedenti stuccature e ritocchi obsoleti, si eseguiva la pulitura e la desolfatazione delle superfici, mediante impacchi con resine anioniche e cationiche, rispettivamente per la bonifica dei sali non solubili in acqua e per l’asportazione di neo-carbonatazione formatesi negli ultimi vent’anni.

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Le superfici bonificate sono state quindi consolidate localmente con nanosilici rispettando la compatibilità con la materia trattata; tale scelta è stata avvallata dalla qualità dei risultati ottenuti dopo vari saggi, eseguiti preliminarmente, che hanno dato un ottimo risultato.

Si è proceduti poi al reintegro materico delle lacune a livello, con malta bianca idraulica addizionata ad una piccola quantità di grassello stagionato naturalmente, per consentire una più prolungata lavorazione al fine di imitare la superficie adiacente l’originale. Le lacune di media e grande entità sono state eseguite sottolivello con una malta più grossolana al fine di imitare le superfici in tufo sottostanti e limitrofi, tali stuccature sono state eseguite con sola malta idraulica.

Il reintegro è stato eseguito sulle stuccature chiare a livello della superficie con colori ad acquerello per rendere reversibile l’intervento, adoperando la tecnica del tratteggio verticale. Le abrasioni e piccole lacune sono state risarcite cromaticamente con i medesimi colori a tono. Per garantire la traspirabilità come in origine le superfici al termine del restauro non sono state protette da nessun prodotto.

Luca Vincenzo Pantone
Restauratore

CENNI STORICO-ARTISTICI

L’aspetto caratteristico di Matera per il quale la città è oggi nota in tutto il mondo consiste nella particolare conformazione delle abitazioni, degli opifici e delle chiese degli antichi rioni, in particolare dei Sassi, ricavati in parte nella roccia e in parte costruiti in blocchi di calcarenite, pietra comunemente nota come tufo.

La chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone, totalmente ricavata nel masso roccioso ad eccezione della facciata e l’adiacente Santa Maria de Idris sono ricavate nel Monterrone, un pittoresco promontorio che si erge tra il Sasso Caveoso e l’antica contrada del Casalnuovo.

Dedicata a San Giovanni Battista, la chiesa si presenta ad unica navata e alterata, rispetto all’aspetto originario, dalla realizzazione di ambienti laterali ricavati soprattutto a scopo funerario come evidenziato, tra l’altro, nel corso degli scavi archeologici condotti alla fine degli anni ’90 del secolo scorso.

Probabilmente risalente all’XI secolo, doveva presentarsi interamente decorata da affreschi realizzati a partire dal momento dell’escavazione e nei secoli successivi ma senza grandi rilievi di tipo architettonico.

Dei diversi impianti decorativi succedutisi, testimonianza di un certo dinamismo culturale, sopravvivono soltanto poche tracce. Entrando nell’aula dall’antica porta di accesso, sulla sinistra, si ammira l’affresco cinquecentesco, palinsesto, dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista. Il Battista, come di consueto, indica l’Agnus Dei rappresentato poco più in basso; l’Evangelista regge con la mano sinistra il suo tipico attributo iconografico: un calice con un serpente.

Di fronte, lungo il fianco destro, sono evidenti alcuni santi non identificabili per la mancanza di elementi iconografici e un altro palinsesto. All’antica immagine di Sant’Andrea, di cui è visibile il solo volto, severo e affilato, con capelli lisci e divisi, è sovrapposta una Madonna con il Bambino (probabilmente una Glikophilousa) riconoscibile dalle mani e dal Bambino col nimbo crucigero.

Accanto, in sequenza, sono affrescate le immagini di un giovane santo e di San Girolamo, rappresentato in abiti vescovili.

La piccola cappella, scavata sempre a scopo funerario sul fianco destro dell’aula, presenta una pregevole decorazione a fresco: da un lato, in direzione della porta, sono evidenti San Pietro, il ‘principe degli apostoli’ e San Giacomo maggiore (primo ventennio del XIV secolo); di fronte l’Annunciazione.

Proseguendo, sempre sul fianco destro, si notano gli affreschi cinquecenteschi del Battesimo di Cristo nel fiume Giordano e parte di un pannello con la scena della Conversione di Sant’Eustachio, patrono della città di Matera.

Nel XVI secolo San Giovanni e Santa Maria de Idris erano entrambe dotate di un beneficio ecclesiastico di libera collazione dell’Arcivescovo di Matera e Acerenza; successivamente, con l’erezione e la costruzione del Seminario Arcivescovile, furono annesse tra alle proprietà del nuovo ente.

Profanata nel corso del XVIII secolo, il 20 marzo 1803 la chiesa fu concessa in enfiteusi perpetua, dall’Economo e Procuratore del Seminario, alla confraternita di Santa Maria dell’Idris che provvide a realizzare una nuova facciata, come dimostra la data incisa sull’architrave, un nuovo altare, di cui purtroppo restano pochi elementi lapidei, e il corridoio di collegamento con l’adiacente chiesa di Santa Maria. In quest’ultima circostanza furono sacrificati, nel taglio, alcuni affreschi di cui sopravvivono solo le parti superiori; si distinguono ancora una Madonna con Bambino e un pannello con i Santi Pietro e Paolo.

Pur essendo stata quasi del tutto abbandonata a seguito dello sfollamento dei rioni Sassi, la chiesa è stata sempre oggetto di attenzione da parte di storici e studiosi. Nel 1973 lo storico dell’arte Alberto Rizzi, sollecitando l’intervento delle autorità pubbliche ed ecclesiastiche, così si esprimeva: «Estintasi nel secondo dopoguerra la civiltà rupestre materana, si impone ora il problema della conservazione, problema che sta assumendo in questi ultimi anni toni drammatici per gli ammonitori crolli avvenuti nel centro storico e la cui notizia ha valicato la sfera cronachistica locale. Unitamente alla difficilissima situazione generale vi sono poi i casi delle singole cripte. Pensiamo ad esempio […] a S. Giovanni in Monterrone, dove in estate gli affreschi subiscono da parte di ragazzini quotidiani lavaggi per gli occhi e gli obiettivi dei turisti […]».

Non mancò il tempestivo intervento dell’Ente Provinciale per il Turismo che nel 1974 finanziò un primo intervento di messa in sicurezza del complesso. In questa circostanza si procedette, per San Giovanni, ad una pulizia generale del sito, alla demolizione di un ossario, al rifacimento delle murature abbattute dai vandali, alla sistemazione della porta d’ingresso e alla realizzazione di un impianto di illuminazione.

Ulteriori lavori di restauro furono finanziati ed eseguiti in previsione del Grande Giubileo del 2000. A seguito dell’abbattimento di un edificio abusivo degli anni ’50, costruito a ridosso della chiesa, il fianco roccioso è stato esposto per diversi anni alle intemperie con conseguente attecchimento di vegetazione in profondità. Oggi, grazie agli ultimi lavori di restauro, gli affreschi di San Giovanni tornano a splendere e a ‘illuminare’ i visitatori.

Marco Pelosi
Socio
Soc. Coop. Sociale Oltre l’Arte