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Resistenza: un progetto dall’Emilia a Matera

Da Bologna un progetto concreto per legare i luoghi della memoria della Resistenza, per unire Casa Cervi a Gattatico, Sant’Anna di Stazzema in Emilia Romagna, le fosse Ardeatine di Roma,  Cassino ( Lazio),Milano, Firenze, piccoli e grandi centri che dal Centro Nord al Sud a Matera, che con  i fatti e i morti  del  21 Settembre 1943, fu la prima città del Mezzogiorno a insorgere contro le truppe naziste.

A lanciarlo, in piazza Nettuno, che accoglie su un versante tanti segni della lotta di Liberazione e di stragi come quella della stazione ferroviaria e dell’Italicum, è stato il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini che ha annunciato l’approvazione in consiglio regionale di una ‘’legge per la promozione e la valorizzazione della memoria e dei luoghi della memoria’’. “Vogliamo realizzare –ha detto Bonaccini- un progetto nazionale che metta in rete musei, luoghi, istituzioni, biblioteche e archivi che, spesso, in modo spesso precario e fragile, mantengono la cura del ricordo“.  

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 E a supporto dell’iniziativa il presidente della giunta regionale evidenzia la necessità di  “fare memoria, per celebrare quella pagina di storia che permise al nostro Paese di liberarsi dall’occupazione nazista, dalla dittatura fascista, dal dramma della guerra. Una storia fatta da tanti eroi spesso rimasti anonimi: donne e uomini che si sono battuti per la loro e per la nostra libertà. Ci sono partigiani e deportati sopravvissuti, che continuano a portare la propria preziosa testimonianza nelle scuole, affinché i giovani conoscano i fatti dalle parole di chi li ha vissuti. Tutto questo è importante, ma forse non è sufficiente, perché il rischio dell’amnesia o del travisamento della verità è sempre dietro l’angolo“.

Un progetto e una preoccupazione che vanno raccolti per non dimenticare, per dare il giusto valore alla storia, senza contraddizioni e per uscire da  ricorrenze troppo spesso in passato ‘’autocelebrative’’, discontinue e senza la forza di coinvolgere, anche sul piano critico, i giovani.

I luoghi della memoria a Matera, dal cippo della ex Milizia, alle lapidi che in altri luoghi ricordano eccidi o episodi descritti nelle ricerche di studiosi locali (Francesco Ambrico e Vito  Sebastiani) possono entrare a far parte di questo progetto insieme a iniziative  –rimaste inattuate-  come avrebbe voluto la cittadina onoraria e scrittrice ebraica Elisa Springer per realizzare un museo della memoria.

Occorre seguire l’evoluzione della legge dell’Emilia Romagna e mettersi in rete, lavorando per tempo a diventare un “nodo’’ di quella rete. Matera capitale europea 2019 di una cultura che tutela e valorizza il passato e gli ideali di democrazia, come deve essere per lo stesso 21 settembre 1943, le giornate della memoria, della festa della Repubblica e dell’Unità d’Italia, coinvolgendo scuole, istituzioni, associazioni per progetti consolidati. Tutto questo ha un ritorno sul piano partecipativo, civile, didattico e della ricerca e, perché no, anche sul piano turistico.

A Bologna  il raduno di reduci e di appassionati di mezzi militari d’epoca americani, tedeschi e italiani, che hanno ricostruito anche nelle divise e negli arredi il clima di quegli anni, dimostra che la cultura della memoria è un valore aggiunto. E i partecipanti hanno lanciato in segno di saluto caramelle come se fossero stati proiettili…, dispensato  saperi e non solo tecnici –insieme  a tanti reduci e partigiani – su battaglie, episodi, corpi, milizie, che hanno fatto di una mattinata una grande lezione di storia nella assiepata ma composta piazza Maggiore.

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In piazza tante divise degli eserciti del secondo conflitto mondiale, ma anche partigiani che sfilarono per la Liberazione, molti i veicoli in perfetto stato come  trucks ‘’Dodge’’, “Mg’’, impiegati come mezzi di appoggio, ambulanze, trasmissioni, carri armati Shermann, auto di rappresentanza Mercedes e Kubelwagen con tanto di ufficiali in divisa nazista, motociclette e una rara Fiat 1500- con targa civile- con ufficiali del Regio Esercito. Una organizzazione impeccabile e con tanto rispetto per la piazza…senza lasciare alcuna goccia d’olio sulla pavimentazione, grazie alla lungimiranza di porre un foglio cartone sotto le coppe di alcuni mezzi pesantiUn esempio, con tanta umiltà, per quanti volessero organizzare qualcosa di simile anche da noi.

 E poi il clima di partecipazione. Le presenze di associazioni,soprattutto di quelle Partigiane, in Emilia Romagna sono una realtà consolidata insieme a quanto resta dell’organizzazione dei partiti storici. In piazza Pd ma anche Rifondazione comunista. Questi ultimi con una corona rossa di fiori che incorniciavano foto della lotta di liberazione passata e recente come quella del popolo curdo. Un tentativo di anticipare i tempi del programma per intonare “Bella Ciao’’ ma poi è toccato ai ragazzi del coro ‘’”R’esistente’’  coinvolgere l’intera piazza su una canzone fatta propria anche da altri popoli. Dietro alla fontana di Nettuno alcuni hanno intonato ‘’Martiri di Reggio Emilia’’, sfogliando una vecchia copia de “Il Gappista’’, per poi continuare con l’Internazionale al passaggio di una bandiera partigiana della “Brigata Garibaldi’’.

Immagini del 70° della Liberazione con un programma corposo di attività collaterali e in un clima solenne, sentito, interrotto da applausi e dai ricordi –tanti- di quanti si sono immolati per la libertà del Paese. Qualcuno ha pianto, altri – di mezza età- hanno imprecato per i tanti anni di silenzio durante i quali le istituzioni repubblicane e i governi di vari colori e trasversalismi, hanno fatto poco o nulla per trasmettere i valori della Resistenza. E hanno ricordato le stragi impunite e il ‘’tradimento’’ sull’articolo 1 della Costituzione sulla necessità di garantire lavoro a tutti, soffermandosi sull’ultimo ventennio delle ipocrisie e dell’inconcludenze dei vari governi che hanno svenduto o lasciato andare i migliori  pezzi del made in Italy e sprecato preziose risorse, a cominciare dai giovani che continuano a emigrare. Un’altra scommessa chiamata Resistenza.

Ma ‘’Resistere, non invecchia’’ come ha ricordato il presidente dell’Anpi Renato Romagnoli.


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