“La Piazza di Schierarsi Matera ritiene che la discussione sul nuovo regolamento per le subconcessioni degli immobili demaniali nei Sassi rappresenti uno dei passaggi più delicati e decisivi per il futuro della città. Non si tratta di una semplice questione amministrativa. Non si tratta soltanto di canoni, concessioni o rinnovi. Si tratta di decidere cosa dovranno essere i Sassi nei prossimi decenni.” Inizia così una nota dell’articolazione materana dell’associazione che -a livello nazionale- è stata fondata su input dell’ex leader del M5S, Alessandro Di Battista, che ne è anche vice presidente. La nota interviene su un tema delicato per la centralità che riveste nella identità e nella economia della Città il rione salito per la prima volta alla cronaca italica come “vergogna nazionale” e poi nel tempo, prima ascritto nel Patrimonio mondiale dell’UNESCO, quindi “vanto nazionale” e meta turistica mondiale. Un dibattito aperto nel momento in cui si è al giro di boa del rinnovo della sub-concessioni degli immobili demaniali nei Sassi, date ai sensi della Legge n. 771/1986. “Ed è proprio per questa ragione -prosegue la nota- che desta forte preoccupazione il metodo scelto dall’Amministrazione comunale, che finora non ha inteso condividere realmente con la cittadinanza una discussione tanto importante e strategica. Per noi è una scelta grave. Perché su un tema che riguarda identità urbana, patrimonio storico, equilibrio sociale ed economico della città, sarebbe stato naturale avviare un percorso pubblico di confronto, ascolto e partecipazione. Il fatto che questo non stia avvenendo alimenta inevitabilmente il timore che si voglia arrivare a decisioni già orientate, lasciando mani libere alla maggioranza politica in una fase in cui, evidentemente, il peso della futura campagna elettorale rischia di incidere più della visione di lungo periodo. Per questo la Piazza di Schierarsi Matera ritiene che il confronto debba uscire immediatamente dalle stanze chiuse e tornare dentro un dibattito pubblico, aperto e trasparente. Soprattutto perché i Sassi non appartengono né alla politica né ai singoli concessionari. Stiamo parlando di un Patrimonio dell’Umanità, per cui i Sassi appartengono alla città, alla sua storia e alle generazioni future.

La nostra posizione non nasce da ostilità verso alcuna categoria. Non contro chi vive nei Sassi. Non contro chi vi ha investito economicamente.
Non contro le attività turistiche o commerciali. Sarebbe un errore gravissimo trasformare questa discussione in una guerra fra residenti, imprenditori, operatori turistici, associazioni o cittadini. La bussola deve essere una sola: l’interesse pubblico generale, così come indicato dalla Legge 771 del 1986 e dalle normative di tutela e gestione del patrimonio UNESCO. La Legge 771 nacque con un obiettivo preciso: la rivitalizzazione dei Sassi. Non la loro trasformazione in una monocultura turistica. Non la loro riduzione a vetrina commerciale e neanche la semplice conservazione estetica delle pietre. La legge parlava chiaramente di recupero urbanistico, sociale, economico e ambientale, con l’obiettivo di ricostruire un tessuto urbano vivo, autentico e abitato. Per questo erano stati previsti cinque piani biennali di recupero.
Eppure soltanto due furono realmente elaborati, rinunciando progressivamente all’applicazione piena di una legge dello Stato unica nel suo genere, pensata esclusivamente per Matera. La domanda allora è inevitabile: quel processo di recupero e rivitalizzazione può dirsi davvero completato? La risposta è sotto gli occhi di tutti. Se i residenti continuano a diminuire, se aumentano esclusivamente funzioni ricettive e commerciali, se il tessuto sociale si impoverisce, se i servizi di prossimità scompaiono, allora è evidente che lo spirito originario della 771 non è stato pienamente rispettato. Ed è proprio questo il punto da cui ripartire. Per la Piazza di Schierarsi Matera, i punti cardinali di ogni futura decisione devono essere quattro: il rispetto rigoroso dello spirito originario della Legge 771/86; l’applicazione coerente delle normative UNESCO sulla tutela e gestione dei patrimoni culturali viventi; il principio di uguaglianza e di equilibrio, evitando privilegi o penalizzazioni verso qualsiasi categoria;
la centralità dell’interesse collettivo e della funzione sociale dei Sassi rispetto a qualsiasi interesse particolare o contingente.
Perché i Sassi non sono un comparto immobiliare qualsiasi. Sono un patrimonio storico, culturale e antropologico unico al mondo. Ed è per questo che occorre anche un maggiore rispetto materiale e urbanistico dei luoghi. Negli ultimi anni abbiamo assistito troppo spesso a superfetazioni improprie, chiusure di corti storiche, privatizzazioni di spazi comuni, occupazioni abusive o interventi che, pur autorizzati formalmente, sono stati poi realizzati in maniera profondamente diversa. Anche questo rappresenta un tradimento dello spirito originario della tutela. Perché conservare i Sassi non significa soltanto evitare l’abbandono. Significa preservarne autenticità, equilibrio urbanistico e identità storica. Allo stesso modo, però, sarebbe profondamente sbagliato affrontare il tema economico con superficialità o spirito punitivo. Chi ha investito nei Sassi per attività economiche lo ha fatto prevedendo un ritorno economico legittimo. Ma il residente vive una realtà completamente diversa. Chi sceglie di abitare stabilmente nei Sassi ha sostenuto e sostiene costi enormi: ristrutturazioni continue, manutenzioni costanti, problemi strutturali, umidità, difficoltà logistiche e sacrifici quotidiani che spesso non producono alcun vantaggio economico. Senza manutenzione attiva, nei Sassi il degrado può riaffacciarsi rapidamente. Ed è anche per questo che la presenza residenziale è rimasta inferiore rispetto agli obiettivi originari della 771. Per questa ragione, affrontare oggi il tema delle concessioni esclusivamente con logiche di aumento economico rischierebbe di produrre effetti devastanti. Tartassare il residente significherebbe incentivare nuove uscite dai Sassi, nuove vendite e una nuova desertificazione sociale. Una seconda desertificazione, diversa da quella degli anni Cinquanta ma altrettanto pericolosa. La presenza stabile dei residenti non rappresenta un problema da risolvere.
Rappresenta una delle ultime garanzie di autenticità dei Sassi. Naturalmente è legittimo discutere di canoni, concessioni e utilizzo del patrimonio pubblico. Ma ciò deve avvenire dentro una logica di equilibrio: maggiore equità deve corrispondere anche a maggiori servizi, maggiore attenzione urbana e pari dignità rispetto al resto della città. Infine, desta ulteriore preoccupazione il fatto che questa Amministrazione abbia già dimostrato, in meno di un anno, un utilizzo discutibile del regolamento vigente. In più occasioni, infatti, si è fatto ricorso alle deroghe di competenza della Giunta per procedere a subconcessioni senza un reale coinvolgimento del Consiglio comunale, cioè dell’organo che rappresenta direttamente i cittadini. Forzature evidenti che non fanno ben sperare rispetto alla futura gestione di un tema tanto delicato. Per questo motivo chiediamo con forza l’avvio urgente e indifferibile di un confronto pubblico vero con: residenti; operatori economici; associazioni culturali; ordini professionali; realtà sociali; cittadini; forze politiche; organismi impegnati nella tutela del patrimonio storico e urbanistico.
Le conseguenze delle decisioni che verranno prese ricadranno sull’intera città. Se corrette, potranno garantire equilibrio e futuro. Se sbagliate, rischieranno di compromettere definitivamente l’identità autentica dei Sassi. La Piazza di Schierarsi Matera dichiara sin d’ora la propria disponibilità a partecipare a questo percorso di consultazione pubblica e a favorire ogni forma di coinvolgimento democratico della cittadinanza. Perché i Sassi non possono essere governati guardando soltanto all’immediato. Serve una visione lunga, serve equilibrio, serve coraggio. Ma soprattutto serve ricordare una cosa essenziale: i Sassi non sono nati per essere consumati. Sono nati per essere vissuti, custoditi e tramandati.”
Adriana Violetto (Matera in Azione)”Sub-concessioni nei Sassi tra contabilità e visione”

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