Si susseguono le prese di posizione sulla vicenda che ha visto il decesso di Belmaan Oussama, un giovane algerino di 19 anni, avvenuto ieri nel Cpr di Palazzo San Gervasio (Potenza), rispetto alla quale il Procuratore della Repubblica di Potenza, Francesco Curcio, ha dichiarato che “non è stato picchiato ma ciò non esclude alcuna fattispecie di reato”, compresi “l’omicidio doloso, colposo e un atto autolesionistico“. Episodio che ha avuto come conseguenza una rivolta di circa 100 immigrati, sedata dopo diverse ore.
Piero Marrese (Basilicata Democratica): “Dal Presidente Bardi ci aspettiamo maggiore attenzione”.

“Il Presidente della Regione Vito Bardi mostri maggiore attenzione su vicende come quella che è costata la vita ad Osama, il 19enne ospite del CPR di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza deceduto in circostanze ancora da chiarire”.
Lo ha chiesto il consigliere regionale di Basilicata Democratica, Piero Marrese, ricordando che, sulla vicenda, si registra anche un’iniziativa di sindacato ispettivo dei parlamentari del Pd Rachele Scarpa ed Enzo Amendola, che hanno presentato un’interrogazione al Ministro degli Interni Piantedosi.
“In quell’area – ha aggiunto Marrese – sono numerose le criticità riguardanti la gestione del flusso di coloro che lavorano nel settore agricolo, le cui vicende umane e sociali non possono essere derubricate a semplici fatti connessi all’indotto economico.
Proprio per questo, e in particolare per evitare che vicende anche diverse ma comuni possano aggravare la condizione dei braccianti agricoli fino a sfociare in possibile emergenza, la Regione Basilicata faccia la sua parte attraverso un’azione di stimolo nei confronti del Governo nazionale.
La Basilicata è terra di accoglienza e di integrazione: non è accettabile che la vita quotidiana degli esseri umani si debba svolgere senza la presenza delle condizioni minime di sicurezza e di dignità”, ha concluso Marrese.

Coordinamento M5s Basilicata: dolore e rabbia per la morte di Osama. Nessuno si giri dall’altro lato.
“Era il 26 maggio scorso quando, insieme a tante associazioni e forze politiche del territorio, chiedevamo la chiusura del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Palazzo San Gervasio. La morte, nelle ultime ore, del diciannovenne detenuto ci getta in uno stato di forte rabbia e di profondo sconforto. Le cause sono tutte da accertare, ma nessuno può girarsi dall’altra parte: tante, troppe le denunce che provengono da quel luogo, che pare essersi tramutato in un vero inferno.
Al mese di giugno risale l’ultima protesta da parte di alcuni detenuti che lamentavano la qualità scadente del cibo, spesso accompagnato dalla presenza di insetti.
Il Cpr di Palazzo San Gervasio è inoltre oggetto di un’inchiesta che avrebbe rivelato l’adozione di atteggiamenti abusivi nei confronti dei detenuti. I fatti contestati dalla Procura di Potenza sono gravissimi e, dal momento che tutti ne sono o dovrebbero essere a conoscenza, nessuno può ritenersi esente da responsabilità, dirette o indirette.
Tanti i sopralluoghi e gli allarmi lanciati, fino all’approvazione, nel febbraio 2024, della mozione M5S sul centro per i rimpatri di Palazzo San Gervasio.
Con il documento, come ricordava il consigliere Perrino, si impegnava “il Presidente e la Giunta regionale a farsi promotori in tutte le opportune sedi istituzionali di un’azione volta a superare le criticità denunciate dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà e dal rapporto a cura dell’Associazione per gli Studi giuridici sull’immigrazione (ASGI); a farsi promotore di iniziative volte al superamento di questi centri di detenzione vera e propria e a costituirsi parte civile in un eventuale processo che scaturirà a seguito dell’inchiesta della Procura di Potenza dello scorso 9 gennaio 2024”. Malgrado questo impegno della Regione, poco sembra essere cambiato all’interno del Cpr: anzi, ad oggi, l’unica certezza è che Osama non c’è più. Oltre a deplorare il modo in cui queste persone vengono detenute in Italia – e a poco serve delocalizzare lo scempio in Albania, allontanandolo dai nostri occhi forse per sgravio di coscienza – abbiamo da sempre ritenuto la struttura di Palazzo del tutto inidonea a ospitare queste persone, anche per la sua collocazione. Ai tanti disagi riportati, infatti, si aggiunge la totale assenza di mezzi di trasporto; per cui, una volta espulsi dalla struttura, spesso questi ragazzi sono costretti a vagabondare in cerca di un mezzo o di qualcuno che li aiuti a raggiungere una stazione. Non più tardi di qualche settimane fa, alcuni abitanti di Palazzo segnalavano la presenza di un ragazzo espulso dal centro e costretto, senza acqua e cibo, a dormire sotto una pensilina, nel pieno della calura estiva. A coloro che l’hanno poi soccorso va la nostra gratitudine. Il sentimento che oggi prevale, tuttavia, è quello della rabbia: basta voltarsi dall’altro lato, il centro di Palazzo San Gervasio deve chiudere il prima possibile. È una questione di dignità. È una questione di umanità, a volte perduta.” Alessia Araneo, Arnaldo Lomuti, Viviana Verri (Coordinamento M5S Basilicata)

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