Un pizzico di emozione nelle Questure del Paese per le donne e gli uomini della Polizia di Stato e di tutte le specialità che operano sul campo, per la sicurezza di tutti e con l’affidabilità di sempre. Come quell’aquila dorata che svetta sui cieli della legalità, tenendo tra gli artigli il bastone della fermezza e della barra dritta e come riferimento i ‘plinti” della responsabilità di esserci con una presenza di prossimità, tra la gente e per la gente. La presentazione dei nuovi distintivi di qualifica anche a Matera, nella sala Palatucci, e alla presenza delle autorità locali è servita a confermare – aldilà dell’innovazione, indossata sulle divise- il rapporto tra Polizia e cittadini. E’ toccato al questore Luigi Liguori spiegare il significato di una iniziativa che corona il lungo percorso cominciato nella Prima Repubblica, con la smilitarizzazione del Corpo. Un video e la visione dei distintivi (tanti e per tutti i livelli) allineati con didascalia su un tavolo hanno consentito di illustrarne funzioni e contenuti, mantenendo intatta la simbologia tradizionale. A cominciare da quell’Aquila dorata, che ha festeggiato i 100 anni di presenza vigile sul Corpo,e che il Questore ha donato al Prefetto Damiano Martino, al sindaco di Matera Raffaello De Ruggieri e al presidente dell’Amministrazione provinciale Pietro Marrese.

dal sito www.poliziadistato.it

Riforma. È la parola chiave che accompagna la Polizia di Stato dal 1981 quando una legge, lungamente aspettata e auspicata, ha smilitarizzato il Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e con esso le funzioni di salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Domani quel cambiamento idealmente si conclude, anche nella forma, con l’adozione di nuovi distintivi di qualifica che verranno presentati a Roma al Palazzo della Consulta alla presenza del presidente della Camera dei deputati Roberto Fico, del presidente della Corte Costituzionale Giorgio Lattanzi, del ministro dell’Interno Matteo Salvini e del capo della Polizia Franco Gabrielli.
Già da subito si abbandonarono i vecchi gradi con nomi nuovi quali assistenti, sovrintendenti e ispettori che cancellavano gli appuntati, i brigadieri e i marescialli.
Ma è con il recente riordino delle carriere delle forze di Polizia ad ordinamento civile, che ha creato nuove funzioni e nuove qualifiche dei poliziotti, che si è concluso quel passaggio complesso di un’istituzione che abbandona l’ultima eredità, quella formale delle tradizioni militari.
Con i nuovi distintivi la Polizia mette in luce le proprie intime radici di organizzazione che svolge funzioni che, in uno stato contemporaneo, sono ad appannaggio di forze ad ordinamento civile.
I distintivi di qualifica da domani “distingueranno” la Polizia di Stato dalle altre forze ad ordinamento militare e soprattutto ne distingueranno la peculiarità di essere l’unica forza di Polizia ad esprimere le autorità di pubblica sicurezza.
Il riordino del luglio 2017 ha rivisto l’assetto delle carriere e ha individuato nuove qualifiche e funzioni all’interno dei vari ruoli: si è creata così l’esigenza, anche sostanziale, di rivedere l’intero impianto dei segni e dei distintivi della Polizia di Stato.
Un ruolo centrale e rinnovato è stato dato all’aquila, adottata nell’ottobre del 1919 durante il governo Nitti e da cento anni emblema distintivo della Polizia, che trova un proprio spazio anche sui nuovi distintivi.
L’aquila infatti con diversi elementi comparirà sotto i plinti, i rombi, i pentagoni e le formelle, segni che caratterizzano le spalline e le uniformi di ogni ruolo della Polizia di Stato.