E non può che essere così, nonostante i limiti alla sovranità del BelPaese di un governo a guida sovranista che ignora periodicamente la ‘’sovranità popolare’’ indicata nella Costituzione repubblicana, conquistata sul campo con la Resistenza di formazioni partigiane e – non va dimenticato – con l’apporto degli alleati. Ma quando si va oltre con comportamenti accondiscendenti, di sudditanza palese nel solco di disegni egemonici, guerrafondai sotto il vento delle bandiere a stelle e a strisce o di David, che incrinano l’unità del Paese aggravando la crisi economica e l’emigrazione giovanile e allora è doveroso difendere la Carta costituzionale. Un ‘’faro’’ per l’avvocato Leonardo Pinto, che invita a una riflessione sugli aspetti divisivi del 25 aprile, con un dato oggettivo :la Storia.E quella non si cancella e sono le radici della nostra Costituzione non attuata del tutto, ma oggetto continuo di forzature, disegni destabilizzanti interni ed esterni al BelPaese. Concordia? Ma servono autonomia e responsabilità…

25 APRILE: UNA FESTA ANCORA DIVISIVA
Il 25 aprile è una ricorrenza a cui tengo profondamente. Tuttavia, non ho mai condiviso l’uso di questa data per riaccendere rancori, odi e contrapposizioni ideologiche che dovrebbero appartenere al passato.
Ricordo con chiarezza quando, negli anni Ottanta, il Partito Socialista fece affiggere un manifesto con una frase emblematica: “Guerra civile mai più. Per l’Italia, per la libertà, per il socialismo.” L’obiettivo era nobile: trasformare la celebrazione delle ferite in una festa di concordia nazionale. Quel monito metteva l’accento sul fatto che la democrazia conquistata è il bene supremo, superiore a qualsiasi scontro di parte.
Questa visione è in perfetta linea con la nostra Costituzione Repubblicana, pensata e scritta per essere applicata senza discriminazioni: parità di diritti e doveri per tutti, vincitori e vinti, siano essi stati comunisti, azionisti, socialisti, cattolici, monarchici o ex fascisti. La Costituzione, che considero il mio unico faro politico dopo essere diventato “apolide per legittima difesa”, non è un manifesto ideologico, ma un testo politicamente laico.
Sotto il profilo tecnico-giuridico, la Costituzione ha carattere prescrittivo e universale. La stessa XII Disposizione transitoria (che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista) non serve a “ideologizzare” la Carta, ma a dotarla degli anticorpi necessari contro ogni forma di totalitarismo, a prescindere dal colore politico. Definirla “antifascista” in modo esclusivo rischia di sminuirne la portata universale: la Costituzione è, sopra ogni cosa, garanzia di libertà per tutti.
Purtroppo, assistiamo ancora oggi a una macabra “contabilità dei morti” tra partigiani e repubblichini. Ma i morti sono tali a prescindere dalle appartenenze in vita. Dovremmo trarre insegnamento da Nelson Mandela: dopo 27 anni di prigionia sotto l’apartheid, la sua prima azione da Presidente fu confrontarsi con i Boeri e coinvolgerli nel governo per il bene della nazione.


Oggi, invece, oscilliamo tra le ostentazioni inopportune di chi ignora il fallimento storico del fascismo e le manifestazioni di chi scende in piazza con la bandana rossa, invocando la Costituzione senza però rispettarne i doveri. Alimentare queste contrapposizioni è un lusso che l’Italia non può più permettersi. L’unico vero modo per dirsi antifascisti è l’attuazione rigorosa della Costituzione.
Per essere concreti: mentre il Ministro Nordio conferma l’abrogazione dell’abuso d’ufficio nonostante le indicazioni europee, mi chiedo dove siano gli “antifascisti puri e duri”. Invece di critiche strumentali o comprensione verso chi scende in piazza a volto coperto (violando la legge), perché non presentano disegni di legge seri per ripristinare i presidi contro la corruzione e garantire il buon andamento della Pubblica Amministrazione? Il traffico di influenze, ormai, è ridotto a una barzelletta.
La storia d’Italia, dopo essere impazzita sotto l’imperversare delle culture rivoluzionarie — entro le quali la vicenda di ognuno è stata segnata dal ferro e dal sangue — e dopo che tale cultura ci ha divisi e frantumati, fino a farci perdere, in una fuga dalla storia, la nostra stessa dimensione di popolo; dopo le grandi “catastrofi” e i fallimenti per cui è giocoforza, nel deserto che si è creato, costruire nuovi punti di riferimento e stelle polari che ci guidino; dopo i trapassi generazionali, le “febbri” ideologiche degli anni di piombo e il suicidio delle rivoluzioni che, distrutto il passato, non hanno saputo edificare il domani, sfociando in un nichilismo trionfante; dopo tutto questo, che piaccia o meno, stiamo vivendo la fase della rimeditazione. Lo facciamo con la consapevolezza di dover guardare avanti, anche in considerazione degli scenari mondiali in cui l’umanità appare sacrificata alla sola logica mercantile. Siamo in questa fase. Pubblicare oggi quel manifesto socialista, “Guerra civile mai più”, significherebbe ribadire che la Concordia Nazionale non è una rinuncia ai valori della Liberazione, ma il loro compimento più alto. Solo così il 25 aprile smetterà di essere una trincea e diventerà, finalmente, la casa di tutti gli italiani.
Avv.Leonardo Pinto – Presidente Onorario ANSB

