Era nata come una intervista “semplice”. Quattro domande canoniche tanto per non lasciarmi sfuggire l’occasione di aver incrociato, in una serata di agosto, la mitica band dei Dik Dik in concerto in onore di San Rocco, a Salandra (Mt).  Ma dialogare con, Pietro Montalbetti detto Pietruccio, frontman dello storico gruppo, è stato qualcosa di speciale. A cominciare dal suo look.

I miei pantaloni di pelle? Non me ne separo mai, neanche a Milano. Li indosso sempre, sia d’inverno che d’estate. Li adoro, ci dice come se avesse letto nei miei pensieri.

concerto 19-8-2015 salandra

A dire il vero mi piace molto il suo cappello.

E’ fatto a mano, risponde. L’ho comprato in uno dei miei viaggi, in Perù.  Ad incuriosirmi è la forma da cowboy, inusuale per i cappelli di paglia intrecciati e per giunta con dei grossi turchesi applicati sopra.  Strana accoppiata tra un materiale povero ed uno prezioso, osservo.  Sono turchesi veri, mi risponde. Ho tantissimi cappelli. Li indosso volentieri. Certo non a Milano in tram.

In tram?

Si, in tram. Io non mi muovo mai con la macchina. Uso sempre i mezzi pubblici. E la gente si meraviglia perché pensa che noi artisti siamo diversi. Ma a me piace stare tra la gente; mescolarmi tra le voci, i commenti, i discorsi, gli sguardi. Mi piace anche quando mi riconoscono per strada, perché mi permette di chiarire che non sono un alieno . E poi prendo il tram volentieri, perché non devo stressarmi per trovare parcheggio, non prendo multe, non inquino. Insomma risolvo tutti i miei problemi logistici obliterando un semplice pezzettino di carta. E le pare poco?

Muovermi mi piace molto. Ogni spostamento è una scoperta, piccola o grande che sia. Anche se si attraversa sempre la stessa strada, lo stesso posto, quotidianamente,  si scoprono di volta in volta cose nuove.  

Dunque viaggia molto?

Si, viaggio molto ma in solitaria.  Mi organizzo solo con due guide del posto in cui vado ed un interprete. In genere parto sempre verso gennaio. Da ottobre a gennaio, a tournèe finite, mi dedico alla preparazione fisica. Palestra, cibo salutare, insomma cerco di passare da una vita sregolata derivante dal lavoro ad un equilibrio fisico ed interiore. Quando viaggio non vado mai negli alberghi, eppure potrei permettermi il cinque stelle sempre, ma io viaggio per conoscere, per capire e quindi se vado in Africa, dormo come dormono loro e mangio come mangiano loro. Ogni viaggio è una ricerca più che una scoperta. Ho la fortuna di avere accanto una donna splendida; bella sia fuori che dentro, con cui sono sposato da trentasette anni. Lei è una psicologa, è molto colta e mi stimola molto a livello culturale. Sono ateo, non le ho giurato fedeltà sopra  un altare ma da quando ci siamo sposati non ho mai fatto lo scemo con nessuna. Perché credo che ogni uomo debba avere una coerenza, un’etica nella vita. Non credo in quello che si dice di essere ma in quello che si dimostra di essere, nel corso degli anni.

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Quindi il suo rapporto con la fede…?

Non credo in Dio ma ho letto la Bibbia, i quattro Vangeli, i Vangeli Apocrifi, il Corano. Insomma mi piace studiare, approfondire, conoscere. Sono iscritto a Fisica Teorica, mi mancano pochi esami ma anche l’iscrizione a questo corso di laurea non è casuale. Nasce sempre dalla necessità di darsi delle risposte.

E parlandodei Dik Dik, come siete riusciti a stare insieme per tanti anni.

Ci lega la musica, ma finito un concerto ognuno vive la propria vita, i propri interessi. Ad esempio io non seguo il calcio. Non conosco proprio niente di questo sport. Lallo (Giancarlo Sbiziolo) e  Pepe (Erminio Salvaderie) , invece,  sono patiti. Ognuno rispetta i propri spazi e quando siamo sul palco è come ritrovarsi sulla panchina del parco di Milano dove ci incontrammo nel 1965.

E oggi, dopo tanti anni, com’è suonare?

Oggi, a differenza di ieri, quando salgo sul palco non mi emoziono mi diverto. Ecco, per me la musica è passione è divertimento. Come direbbero i giovani oggi, è ancora uno sballo. Ebbene si. Io mi sballo con la musica. Solo con la musica che è portatrice sana di buonumore e di vari stati d’animo. Per questo mi prende una stretta al cuore vedere tante vite giovani buttate per qualche grammo di droga, per qualche pasticca di extasy.

In tutti questi anni ne abbiamo vista passare di gente convinta che senza sostanze stupefacenti non  si poteva divertire.  Pensi, noi tre non siamo neanche dei fumatori. Il rock è nella testa.

E c’è proprio da dargli ragione se,  salito sul palco e imbracciata la sua chitarra elettrica, ha cominciato a suonare, senza scimmiottare e con una mimica facciale da “persona seria” ma dall’anima leggera, come solo i grandi artisti sanno fare.